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Pasqua 2019. delegazione partito radicale NTT in visita al carcere di vibo

Domenica, 21 aprile, nel giorno della Santa Pasqua, dalle ore 9:00, una delegazione del Partito Radicale Nonviolento Transnazionale Transpartito composta da Giovanna Canigiula, Daniele Armellino, Rocco Ruffa e guidata da Giuseppe Candido ha fatto visita ai detenuti (e ai detenenti) del carcere di Vibo Valentia.

I servizi di Erika Crispo del TGR Calabria del 21 aprile 2019 andati in onda alle 14:00 e alle 19:30
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Pasqua in visita al carcere di Vibo Valentia. Per i Radicali serve il garante dei detenuti

Come preannunciato, domenica di Pasqua 16 aprile 2017, mentre a Roma si è svolta  la V marcia per l’amnistia da Rebibbia a San Pietro, una delegazione del Partito Radicale Nonvioelnto Transnazionale Transpartito composta da Giuseppe Candido, Rocco Ruffa, Cesare Russo ed Ernesto Mauro, grazie all’autorizzazione del DAP ottenute da Rita Bernardini, si è recata in visita ai detenuti (e ai detenenti) nella Casa Circondariale di Vibo Valentia, dove l’ultima visita era stata fatta ad agosto con l’On.le Rita Bernardini.

I servizi del 16 04 2017 (14:00 e 19:30) TGR Calabria di Erika Crispo

Ad accogliere la delegazione e accompagnarla in visita all’istituto c’era il comandante Montauro.

Situazione rilevata tramite questionario: agenti in servizio 138 (su una pianta organica 140) di cui 22 assegnati al nucleo traduzioni; 3 educatori (più uno 3 gg alla settimana) a fronte di una pianta organica prevista di 9 unità; 340 i detenuti presenti (la capienza regolamentare è di 407 posti) di cui 182 alta sicurezza e 158 detenuti comuni (ex media sicurezza); e dei 340 soltanto 159 hanno una sentenza definitiva: ben 181 persone (il 53%) sono lì, in attesa di giudizio (92 imputati, 43 appellanti e 37 ricorrenti in cassazione). Sono 62 i detenuti stranieri, 10 i tossicodipendenti di cui uno in terapia con metadone; 7 detenuti sono affetti da epatite C e 24 i casi psichiatrici segnalati nel questionario.  … lavoro?, salute?, affettività? Continua la lettura di Pasqua in visita al carcere di Vibo Valentia. Per i Radicali serve il garante dei detenuti

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Conferenze stampa delle delagazioni @radicalparty a termine delle visite nelle carceri calabresi

Di seguito le conferenze stampa effettuate dalle delegazioni del Partito Radicale Nonviolento Transnazionale Transpartito, al termine delle visite nelle carceri calabresi durante le festività natalizie 2016/2017.

05 gennaio 2017, Casa circondariale di Palmi (RC)

04 gennaio 2017, Casa di Reclusione di Rossano

04 gennaio 2017, Casa circondariale di Arghillà (RC) Continua la lettura di Conferenze stampa delle delagazioni @radicalparty a termine delle visite nelle carceri calabresi

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Vibo Valentia, agente di polizia penitenziaria si toglie la vita

Carcere di Vibo Valentia, fonte: www.lametino.it

Nell’anno in cui ricorre il 250° anniversario della pubblicazione del volume Dei delitti e delle penequando mancano sette giorni allo scadere della sentenza Torregiani che ha visto l’Italia condannata per le inumane e degradanti galere, le morti nelle carceri italiane non si arrestano e, assieme ai detenuti, spesso i suicidi riguardano gli agenti di polizia penitenziaria.

Questa volta è successo a Vibo Valentia. Francesco Corigliano, agente capo della polizia penitenziaria in servizio presso la casa circondariale di Vibo Valentia, si è tolto la vita sparandosi nel parcheggio del carcere ieri pomeriggio, verso le diciassette. A darne la notizia da Radio Carcere, trasmissione di Radio Radicale, è il giornalista Riccardo Arena, conduttore attento che nota come, dall’inizio dell’anno, sono 5 gli agenti di polizia penitenziaria morti suicidi. Uno al mese. Come redazione di Abolire la miseria costernati ci associamo al cordoglio della famiglia.

E pensare che Luigi Settembrini quando descrisse il libro di Beccaria disse che esso rappresentava “un fatto storico, perché segna il tempo in cui fu abolita la tortura e le atrocità nei giudizi criminali, e si cominciò a pensare se è proprio necessaria la pena di morte ai colpevoli”. Se visitasse le galere di oggi, leggesse la condanna della CEDU per violazione dell’articolo 3 (tortura) riportata dall’Italia, pure Luigi Settembrini sarebbe oggi triste e desolato per le sorti incivili di questo Paese.

A commentare il suicidio dell’agente e la sua possibile correlazione con le condizioni inumane e degradanti delle nostre patrie galere, assieme a Rita Bernardini c’è anche Gennarino De Fazio, calabrese e segretario della UILPE, il sindacato della polizia penitenziaria che ricorda come, in dieci anni, siano 124 gli agenti di polizia penitenziaria morti suicidi con un tasso percentuale doppio rispetto agli altri lavoratori delle forze dell’ordine. Sarà che nessun altro è costretto, durante il proprio lavoro, a torturare loro simili? La trasmissione può essere riascoltata all’indirizzo www.radioradicale.it

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«Un suicidio che si poteva evitare. Molti di loro innocenti.» La lettera Raffaele Fiumara scrive dal carcere dopo la morte di Salvatore Manno

CarcereVibo
Una foto delle mura della casa circondariale di Vibo Valentia

di Francesco Lo Duca

Pubblicata su il Quotidiano della Calabria – Domenica 2 marzo 2014

«TRE giorni addietro ho conversato con il detenuto Manno Salvatore, una persona educata, benvoluta ed amata da tutti, che ha sempre proclamato, peraltro, la propria innocenza. Era un po’ che lo osservavo e durante la nostra ultima conversazione mi sono accorto del suo sguardo assente. Mi ha confidato i suoi problemi con la famiglia lontana in Sicilia, delle loro difficoltà economiche’ dei suoi problemi di salute, e del suo bambino di cinque anni salvato in extremis avendo ingerito involontariamente della candeggina. Si sentiva molto depresso e diceva frasi senza senso». Sono espressioni di una lunga lettera scritta dal detenuto Raffaele Fiumara, che parla delle condizioni delle carceri italiane e del suicidio di Salvatore Manno impiccatosi lo scorso 7 febbraio nella Sezione alta sicurezza della Casa Circondariale di Vibo Valentia. Con la morte di Salvatore Manno di anni 37 e dell’ultimo suicidio, nel penitenziario di Opera, di un detenuto di 50 anni in attesa di giudizio, originario dell’est Europa, salgono a sei i detenuti che si sono tolti la vita dall’inizio del 2014. A questa triste conta occorre aggiungere la tragedia di Mario Ferrara di 46 anni, assistente capo della polizia penitenziaria, che si è ucciso nei giorni scorsi con la pistola d’ordinanza nel parcheggio del carcere di Novara, dove faceva servizio. La missiva di Raffaele Fiumara – già interessato al vecchio processo “Pizza connection” e attualmente detenuto in via cautelare in seguito ad una indagine della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro – è stata indirizzata al direttore della Casa Circondariale di Vibo Valentia, Antonio Galati e per conoscenza al Magistrato di sorveglianza presso il Tribunale di Catanzaro, Laura Antonini, al Ministro di Grazia e Giustizia, al direttore del Dap Roma, al Garante regionale per i diritti del detenuto e ai Radicali italiani, Marco Pannella e Rita Bernardini. Dopo aver raccontato del suo percorso carcerario, Raffaele Fiumara cerca una spiegazione alla tragedia di Salvatore Manno, sostenendo che «questo suicidio si poteva evitare, permettendo soltanto a questo padre di famiglia di poter stare in una cella di suo gradimento ed in compagnia di altri detenuti che lo avrebbero sicuramente aiutato moralmente e mai lasciato da solo, viste le sue condizioni psicologiche. Come il giovane detenuto Manno – prosegue la missiva -, c’è ne sono tanti altri, molti di questi anche innocenti, che verranno assolti, così come dicono le statistiche del Ministero». I detenuti in Italia sono all’incirca 69mila per 45mila posti regolamentari, il 40% di loro è ancora in attesa di giudizio e almeno la metà, statisticamente, risulterà innocente. Inoltre, viene lamentata la mancanza della funzione riabilitativa della pena attraverso percorsi rieducativi dei detenuti e l’utilizzo di spazi disponibili per corsi di formazione, per attività lavorative, sportive e ricreative.

«Si deve cambiare

per evitare in futuro

episodi analoghi»

«Come può avvenire tutto ciò – si chiede Fiumara – se rimaniamo chiusi venti ore giornalmente in celle peraltro di piccole dimensioni. Se non esistono particolari esigenze da parte dell’Autorità Giudiziaria, perché viene impedito a detenuti che hanno rapporti di parentela di stare insieme nello stesso piano o nella stessa cella?». Raffaele Fiumara vuole scongiurare forme di rabbia e odio verso le Istituzioni «incapaci di garantire ai detenuti quei principi fondamentali sanciti dalla Costituzione e dalla Carta dei Diritti dell’Uomo. Ci sono diritti e doveri – conclude il detenuto in cautelare della casa circondariale di Vibo Valentia – e questi vanno rispettati da entrambi le parti attraverso collaborazione reciproca in modo da rendere più tranquillo il lavoro del personale interno ed il più umano possibile il pianeta delle carceri italiane, soprattutto in questo stato di sovraffollamento». L’auspicio, manifestato nella missiva, è di «contribuire ad un cambiamento di questo stato di cose al fine di evitare nel futuro altri casi come quello dell’amico indimenticabile Manno Salvatore».

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