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Ruffa (Radicali, +Europa): “Il Consiglio Regionale rispetti sua stessa legge e parola data e ponga subito all’ordine del giorno”.

Rocco Ruffa, (+Europa): “Il Consiglio Regionale rispetti sua stessa legge e parola data e ponga subito all’ordine del giorno”.

Rocco Ruffa, militante del Partito Radicale e già candidato alle scorse elezioni politiche con “+ Europa con Emma Bonino” rivolge sulla questione del Garante regionale dei diritti delle persone private della libertà un appello al Consiglio regionale della Calabria e, in particolare, alla Presidenza del Consiglio Regionale della Calabria:

Nel corso del sit-in dello scorso Luglio presso la sede del Consiglio di Reggio Calabria, in occasione dell’incontro tra la delegazione dell’associazione radicale nonviolenta Abolire la miseria – 19 maggio costituita dal segretario Giuseppe Candido e dal politologo Antonio Stango e il Presidente della I Commissione On. Franco Sergio, quest’ultimo aveva garantito -anche a nome del Presidente Nicola Irto che era assente per ragioni istituzionali- che “la Calabria avrebbe avuto entro questo autunno due figure di grande importanza: il garante dei diritti delle persone private della libertà e il garante della salute”.

L’autunno è quasi interamente trascorso e restano pochi giorni affinché la Presidenza del Consiglio mantenga i suoi impegni istituzionali e la parola data. Per questo” – aggiunge Ruffa nel suo appello – “prego il Presidente del Consiglio Regionale e i consiglieri tutti, di voler inserire subito all’ordine del giorno della prossima seduta l’elezione del c.d. Garante dei detenuti e andare avanti finché la Calabria non si sia dotata di questa importante figura”.

Nel suo appello Ruffa, che in passato ha fatto un prolungato digiuno perché la Calabria si dotasse della legge, ricorda come:

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Garante Regionale dei diritti dei detenuti. Lettera aperta di Giuseppe Candido al Presidente e ai Capigruppo del Consiglio Regionale della Calabria

In regione della necessità di istituire subito il Garante regionale dei diritti delle persone private della libertà personale, Giuseppe Candido, militante del Partito Radicale già membro del Comitato Nazionale di Radicali Italiani e candidato nel 2013 alla Camera dei Deputati per la lista Amnistia Giustizia Libertà,  ha scritto oggi una lettera indirizzata al Presidente e ai Capigruppo dei Partiti presenti nel Consiglio Regionale della Calabria e che pubblichiamo di seguito:

Istituire subito il Garante dei diritti delle persone private della libertà personale. La lettera di Giuseppe Candido

 

Gentile Presidente del Consiglio Regionale

Gentili Onorevoli Consiglieri Regionali,

Giuseppe Candido, militante del Partito Radicale, già membro del Comitato Nazionale di Radicali Italiani e candidato alla carica di Consigliere Reg. in Calabria nel 2010 con la lista Bonino Pannella e alla carica di Deputato, nel 2013, con la lista Amnistia Giustizia Libertà. Oggi è segretario dell’associazione radicale nonviolenta “abolire la miseria”.

mi chiamo Giuseppe Candido, sono un militante del Partito Radicale Nonviolento di Marco Pannella, già in passato membro del Comitato Nazionale di Radicali Italiani. Mi rivolgo a voi, quale massimo organo del Consiglio Regionale e quali Capigruppo dei Partiti di appartenenza, affinché – nel rispetto della Costituzione e delle prerogative del Consiglio Regionale – possiate discutere e approvare, prima della calura estiva che sicuramente aggraverà le condizioni di detenzione, la proposta di legge di iniziativa del Consigliere Regionale Franco Sergio recante norme per la “Istituzione del Garante regionale delle persone sottoposte a misure restrittive o limitative della libertà personale e dell’Osservatorio Regionale per le Politiche Penitenziarie”.

Come saprete, una proposta di legge recante l’“Istituzione del Garante regionale delle persone sottoposte a misure restrittive o limitative della libertà personale” era stata già presentata dal Presidente del Consiglio Regionale Nicola Irto il 13 maggio del 2015 ma, successivamente, la stessa si era fermata in I Commissione dal 30 giugno del 2015 per mancanza di una adeguata relazione tecnico finanziaria.  Continua la lettura di Garante Regionale dei diritti dei detenuti. Lettera aperta di Giuseppe Candido al Presidente e ai Capigruppo del Consiglio Regionale della Calabria

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Rifroma della Giustizia. Francesca Scopelliti, la compagna di Enzo Tortora, scrive ai consiglieri regionali capigruppo e al Presidente del Cons. Regionale Calabria Nicola Irto

Candido (Partito Radicale): assieme al Garante per i detenuti, con nostro digiuno a staffetta sosteniamo anche la richiesta dell’ex compagna di Enzo Tortora, nostra compagna Radicale.

<<La lettera di Francesca Scopelliti, inviata ai capigruppo calabresi da Lucio Bertè, militante del Partito Radicale ed ex consigliere regionale della Lombardia, chiede ai consiglieri regionali di “indicare al Governo nazionale una riflessione sul mondo del carcere e una rivisitazione ‘volteriana’ degli istituti di pena”.

Una riflessione “su un tema” che Francesca Scopelliti ricorda di aver “condiviso con Enzo Tortora sia quando, innocente, fu ospite in carcere per ben sette mesi, sia quando, da Presidente del Partito Radicale, se ne occupò chiedendo insieme a Marco Pannella e ai compagni radicali  quelle riforme necessarie per fare degli istituti di pena un luogo di recupero del reo e non – come invece è oggi – un luogo di violazione dei diritti, anche dei diritti del colpevole”. Continua la lettura di Rifroma della Giustizia. Francesca Scopelliti, la compagna di Enzo Tortora, scrive ai consiglieri regionali capigruppo e al Presidente del Cons. Regionale Calabria Nicola Irto

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Come diradare quelle “nuvole pesanti”

di Giuseppe Candido

Nell’editoriale di domenica 30 marzo, il direttore de il Quotidiano della Calabria, Matteo Cosenza, ci rappresentava in maniera assai efficace il quadro fosco delle “istituzioni nebulose” calabresi che si delinea dopo la pesante condanna a 6 anni, con interdizione perpetua dai pubblici uffici, inflitta al governatore Giuseppe Scopelliti. Una condanna che, sebbene di I grado, in base alla legge Severino ne prevede la decadenza. È chiara rappresentazione dei fatti affermare, come fa il direttore Cosenza, che “la politica sta di nuovo venendo meno al suo ruolo” e che il consiglio regionale e la Regione sono lo “specchio fedelissimo dell’arretratezza e dello sfasciume (partitocratico, ndr) in cui versa la Calabria”. Ed è sempre fedelissima fotografia dei fatti dire che adesso si aprirà una “questione di sopravvivenza dei consiglieri regionali”, anche in vista della riduzione dei seggi che si dovrà fare. Ha ragioni da vendere il direttore quando afferma che “questo consiglio regionale andava sciolto già da tempo sia per effetto delle inchieste giudiziarie, che hanno colpito i suoi esponenti con accuse gravissime, sia per la sua insignificante attività”. Ma siamo sicuri che basti andare al voto subito, cambiare la gamba su cui poggia un’organismo malato, la partitocrazia appunto, passare dal cetro destra al centro sinistra. Abbiamo visto, anche con l’esperienza del passato che al peggio non c’è mai fine se non si programma una rinascita. Noi del Partito radicale, con la lista Bonino Pannella, avevamo provato a sostenere la candidatura alla presidenza della Regione di Pippo Callipo. Avevamo tentato di evitare che allo sfascio del centro sinistra trionfasse il peggio partitocratico del centro destra. Contro la macchina da guerra di Scopelliti, e in generale della partitocrazia calabrese, fatta di clientele e connessioni a volte indicibili, non vi fu storia.Noi radicali, rimanemmo allo zero virgola.

Oggi potrebbero essere i cittadini stessi, con movimenti organizzati, a riappropriarsi delle istituzioni e a diradare le nebbie che le avvolgono in questa nostra terra. Per una nuova Regione, serve maggiore trasparenza; serve poter conoscere, di ciascun eletto o nominato, il loro stato patrimoniale, i loro redditi e i loro interessi finanziari. Oltre al numero di consiglieri, occorre subito dare un drastico taglio alle spese per i rimborsi elettorali e per l’attività politica dei gruppi consiliari; e per quelli che resteranno a sostegno dell’attività politica, ben documentati dovranno poter essere conosciuti direttamente dai cittadini attraverso la rete. Oggi internet consente, se usata bene, di fare una rivoluzione a costo zero ma che avrebbe un impatto forte dimostrandosi, alla lunga, capace di riavvicinare i cittadini alla politica, che oggi considerano qualcosa di ignobile. Accanto a questa rivoluzione morale e culturale, come notava giustamente il direttore nel suo editoriale, per i fondi europei, dovremmo assicurarci che, nei prossimi anni, a gestire le politiche della Regione vadano persone capaci di spendere bene gli 11 miliardi di euro che, dal 2014 al 2020, arriveranno da Bruxelles individuando gli “obiettivi prioritari” di cui questa terra non può più fare a meno per un sano, ed ecologicamente sostenibile, sviluppo. Bonifiche ambientali, risanamento dissesto idrogeologico, adeguamento vulnerabilità sismica del patrimonio edilizio pubblico e privato, risoluzione del problema dei rifiuti mediante l’ammodernamento degli impianti di trattamento idonei a produrre cdr (combustibile derivato da rifiuti) che, invece, paradossalmente, dobbiamo comprare da altre regioni per poter far funzionare il termovalorizzatore di Gioia Tauro, proprio mentre non sappiamo dove mandare i rifiuti nostri. È vero, la politica calabrese, quella legata ai partiti che hanno occupato i posti chiave di potere per alimentare e gestire clientele, ha dimostrato tutta la sua incapacità nel governare e gestire i fenomeni del territorio e nel dare risposte.

Come uscirne? Affinché le cose possano davvero cambiare, per abolire la miseria della politica fatta tramite clientele o, peggio, commistioni grigie irraccontabili, un ruolo assai determinante ce l’ha l’informazione. La stampa e, soprattutto, le televisioni, tramite le quali i cittadini calabresi, formano le loro opinioni. Per abolire le zone grige c’è bisogno di un’informazione che smetta di formare il consenso e cominci ad informare i cittadini, con obbiettività, su tutte le “offerte politiche” in campo.

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IL CONSIGLIO DEI MINISTRI IMPUGNA LA LEGGE DI MODIFICA DELLO STATUTO DELLA REGIONE CALABRIA

(AGI) – Roma, 22 apr. – Il Consiglio dei Ministri ha esaminato tre leggi regionali su proposta del Ministro per gli Affari Regionali, il Turismo e lo Sport. Nell’ambito di tali leggi, il Consiglio ha deliberato l’impugnativa dinanzi alla Corte Costituzionale della legge Regione Calabria “Testo di Legge di Revisione Statutaria approvato con 2a Deliberazione Consiliare ai sensi dell’art. 123 della Costituzione. Riduzione del numero dei componenti del Consiglio Regionale e dei componenti della Giunta Regionale. Modifiche alla Legge Regionale 19 Ottobre 2004, n. 25 “Statuto della Regione Calabria” in quanto contiene disposizioni che contrastano con i principi fondamentali in materia di coordinamento della finanza pubblica di cui all’articolo 117, comma 3, della Costituzione. Qui finisce l’agenzia e comincia il commento: perché il CdM impugna la legge approvata dalla Regione Calabria considerandola in contrasto coi principi di finanza pubblica contenuti nella costituzione?

Testo art. 117, 3° comma, per come applicabile a decorrere dal 2014

Sono materie di legislazione concorrente quelle relative a: rapporti internazionali e con l’Unione europea delle Regioni; commercio con l’estero; tutela e sicurezza del lavoro; istruzione, salva l’autonomia delle istituzioni scolastiche e con esclusione della istruzione e della formazione professionale; professioni; ricerca scientifica e tecnologica e sostegno all’innovazione per i settori produttivi; tutela della salute; alimentazione; ordinamento sportivo; protezione civile; governo del territorio; porti e aeroporti civili; grandi reti di trasporto e di navigazione; ordinamento della comunicazione; produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell’energia; previdenza complementare e integrativa; coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario22; valorizzazione dei beni culturali e ambientali e promozione e organizzazione di attività culturali; casse di risparmio, casse rurali, aziende di credito a carattere regionale; enti di credito fondiario e agrario a carattere regionale. Nelle materie di legislazione concorrente spetta alle Regioni la potestà legislativa, salvo che per la determinazione dei principî fondamentali, riservata alla legislazione dello Stato.

“Vecchio” (ma in vigore sino al 2014) testo dell’art.117, 3°comma, della nostra Carata Costituzionale

Sono materie di legislazione concorrente quelle relative a: rapporti internazionali e con l’Unione europea delle Regioni; commercio con l’estero; tutela e sicurezza del lavoro; istruzione, salva l’autonomia delle istituzioni scolastiche e con esclusione della istruzione e della formazione professionale; professioni; ricerca scientifica e tecnologica e sostegno all’innovazione per i settori produttivi; tutela della salute; alimentazione; ordinamento sportivo; protezione civile; governo del territorio; porti e aeroporti civili; grandi reti di trasporto e di navigazione; ordinamento della comunicazione; produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell’energia; previdenza complementare e integrativa; armonizzazione dei bilanci pubblici e coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario; valorizzazione dei beni culturali e ambientali e promozione e organizzazione di attività culturali; casse di risparmio, casse rurali, aziende di credito a carattere regionale; enti di credito fondiario e agrario a carattere regionale. Nelle materie di legislazione concorrente spetta alle Regioni la potestà legislativa, salvo che per la determinazione dei principî fondamentali, riservata alla legislazione dello Stato.

Nella nota 22 riportata in apice alla parola “tributario” si legge testualmente: Periodo così modificato dalla lettera b) del comma 1 dell’art. 3 della legge costituzionale 20 aprile 2012, n. 1. Le disposizioni di cui alla citata legge costituzionale si applicano, ai sensi di quanto prescritto dal comma 1 dell’art. 6 della stessa, a decorrere dall’esercizio finanziario relativo all’anno 2014. V. anche l’art. 5 della suddetta legge costituzionale.

Insomma, non è che ci voleva neanche troppo a capire che le modifiche alla Carata Costituzionale erano da intendersi valevoli a decorrere dal solo esercizio finanziario 2014. Le domande che, per così dire, ci sorgono spontanee sono: perché tanta fretta nel voler dismettere anticipatamente la funzione di “armonizzazione dei bilanci pubblici” da parte del nostro Consiglio Regionale? C’era forse qualche altro rimborso allegro e poco armonizzato nei bilanci creativi dei gruppi del Consiglio Regionale calabrese? E, soprattutto, perché la stampa calabrese e la TV regionale ma di stato, su questo non fanno inchieste e format televisivi per far conoscere la nostra Regione e consentire ai suoi cittadini di deliberare consapevolmente?

 

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Sempre compatibili a cumulare cariche, mai a rendere pubblici quei dati patrimoniali

di Giuseppe Candido

Illustrazione di Dorianao
Illustrazione di Dorianao pubblicata da Il Fatto Quotidiano mercoledì 12 gennaio 2011

Patrimoni ancora “segreti” e politici calabresi sempre “compatibili” con più cariche elettive.

***

Nicola Adamo (ex PD) e Peppe Bova (ex PD) potranno tranquillamente candidarsi pure come sindaci, a Cosenza e Reggio Calabria rispettivamente, senza doversi dimettere, ovviamente, dalla carica di Consiglieri regionali. Non soltanto loro, ovviamente.

La Casta calabrese torna a far notizia sulle pagine dei quotidiani nazionali. In prima pagina de il Fatto quotidiano il richiamo non permette equivoci: “La Calabria cancella la legge contro chi cumula gli incarichi”. Ancora più chiaro è il titolo dell’articolo di Enrico Fierro: “In Calabria si può fare di tutto”. Dopo essere stati sbeffeggiati dalla penna di Sergio Rizzo che aveva “scoperto” che per 28 anni i patrimoni e gli interessi finanziari dei politici calabresi sono rimasti segreti e inconoscibili dai cittadini contrariamente a quanto previsto già dal 1982 dalla normativa nazionale, oggi a far di nuovo notizia è la vergognosa norma approvata dal Consiglio regionale, a ridosso tra Natale e Capodanno e che, in deroga a quanto previsto dalla legge 154 del 1981 e dal d.lgs. N°267 del 2000, ha previsto che le cariche di Presidente e Assessore della Giunta provinciale nonché quelle di Sindaco e Assessore comunale dei comuni compresi nel territorio della Regione, sono compatibili con la carica di Consigliere regionale.

La vignetta di Doriano che illustra l’articolo è emblematica: il politico calabrese, a differenza dei suoi omologhi di altre regioni, è rappresentato “gigante” e con un deretano spaventosamente grande, capace di occupare contemporaneamente almeno tre poltrone. Esilarante se non fosse che stiamo parlando della deroga ad una norma concepita per evitare che si possa ingrossare ed ingigantire il sistema già pachiderma delle clientele nostrane.

A presentare, durante la discussione della finanziaria regionale, la norma “vergogna” sono stati i Consiglieri regionali Nicola Adamo e Peppe Bova, entrambi “ex” del Pd, ma è subito piaciuta, come fa notare il giornalista, anche al PdL che si è guardato bene dal respingerla pur avendo a disposizione un’ampia maggioranza. Tutti compatibili, anche il consigliere regionale Gianluca Gallo (Udc), già sindaco dell’importante comune di Cassano Jonico, potrà ora dormire sonni tranquilli conservando la doppia poltrona. “Vogliamo essere giudicati da ciò che facciamo, da come governiamo” ha dichiarato il Presidente del Consiglio Regionale Francesco Talarico rispondendo alle critiche.

Come se questo tipo di scelte non fosse giudicato dagli elettori. Come se tutto fosse normale, come si trattasse di un tema eticamente sensibile, il Governatore Scopelliti ha lasciato ai suoi “libertà di coscienza”. Come se questo tipo di deroghe che la “Casta” fa a se stessa non contribuisca ad incrementare il sentimento di antipolitica che c’è nella gente comune che tutte le mattine si alza alle sei per andare a lavorare.

Ma forse è vero: in Calabria si può fare di tutto. E mentre aspettiamo ancora, e da 28 anni, di poter conoscere i dati patrimoniali e gli interessi finanziari di politici e amministratori calabresi che, a partire da quelli di comuni con più di 50.000 abitanti, dovrebbero già essere pubblici e disponibili a tutti i cittadini, scopriamo che gli stessi politici potranno essere in più posti contemporaneamente, cumulando cariche e prebende, indennità e rimborsi oltreché, ovviamente, il potere di “controllo ferreo del voto”. Ubiquità? Forse.

Qualche gruppo politico ora annuncia di voler raccogliere le firme per un referendum, ma sapendo come vanno a finire questi ultimi forse c’è poco da sperare …

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Trasparenza sui patrimoni degli eletti: “in Calabria prevale buon senso Radicale

<< Ma il presidente del consiglio Talarico si impegni anche affinché dalla Calabria parta, con l’anagrafe pubblica degli eletti, la rivoluzione digitale della politica >>

Comunicato di Mario Staderini* e Giuseppe Candido**

<<La consideriamo una vittoria del buon senso e della ragionevolezza. Siamo lieti che il Presidente del Consiglio regionale della Calabria, Francesco Talarico, abbia “preso a cuore la questione trasparenza” che, come Radicali, portiamo avanti in tutta Italia ed avevamo sottoposto all’attenzione dei media in Calabria, durante il mese di agosto, con una specifica istanza di accesso agli atti alla quale ci avevano dato – dalla Segreteria regionale – la “sconcertante” risposta poi ripresa da Sergio Rizzo sul Corriere della Sera nell’articolo del 12 agosto col titolo “In Calabria resta il segreto sul patrimonio dei Consiglieri”. Ottimo che in Calabria si riparta proprio da questo punto che può aiutare concretamente a dire “no” alla ‘ndrangheta . Bene che, nella prossima seduta del Consiglio regionale, si intenda provvedere, su proposta del Presidente Talarico, con uno specifico progetto di legge firmato da tutti i capigruppo, a “rimuovere gli ostacoli” che, da 28 anni, hanno “impedito”, ma forse sarebbe meglio dire “evitato”, la pubblicazione delle situazioni patrimoniali dei consiglieri. Una leggina utile a garantire la piena trasparenza sul reddito, sulle spese elettorali e sugli incarichi di quanti ricoprono cariche elettive. Bene pure che nel progetto di legge approvato sia stata inserita – come del resto richiedeva la legge nazionale già da ben 28 anni – l’estensione della disciplina anche ai “nominati” nei vari enti e società regionali oltreché dei sottosegretari e degli assessori non consiglieri. Ma da Radicali chiediamo a Talarico che, sui modelli di “Open Polis” ed “Open Parlamento”, siano pubblici anche i dati relativi ai lavori del parlamentino calabrese (presenze dei consiglieri, attività, interrogazioni e voti sugli specifici provvedimenti legislativi dei diversi consiglieri) in modo da riavvicinare la buona politica ai cittadini e isolare quelle “zone grigie” che in Consiglio regionale ci vanno solo per fare gli affari loro. Insomma, concludono Candido e Staderini, i Radicali chiedono al Presidente del Consiglio regionale Talarico che, proprio dalla Calabria, si faccia partire, su questo specifico argomento, quella “rivoluzione” digitale della politica che i Radicali propongono in tutta Italia come “APE”, l’anagrafe pubblica degli eletti e che, proprio grazie alle nuove tecnologie offerte da internet, consente di far accedere facilmente ai dati non solo patrimoniali degli eletti direttamente da un sito web e permetta di controllare facilmente se il proprio eletto ha o non ha lavorato bene>>.

*Segretario Nazionale Radicali Italiani

**Direttore di “Abolire la miseria della Calabria”

e membro del Comitato Nazionale di Radicali Italiani

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Accesso agli atti: il Consiglio Regionale ci restituisca il diritto di conoscere lo stato patrimoniale dei nostri eletti

di Giuseppe Candido*

Oggi si parla tanto di trasparenza, di costi della politica e di tagli agli stipendi degli eletti. Ma quanto guadagna esattamente un Consigliere regionale? Non è semplice saperlo in questa terra di Calabria. Altro che trasparenza, la parola giusta sarebbe torbidezza. Quasi trent’anni di torbidezza. La Legge 441/82, recante “disposizioni per la pubblicità della situazione patrimoniale di titolari di cariche elettive e di cariche direttive di alcuni enti” obbligherebbe, il condizionale purtroppo è d’obbligo, non solo i Parlamentari ma anche Consiglieri regionali, Consiglieri provinciali e Consiglieri comunali di comuni capoluogo di provincia o con popolazione superiore a 50.000 abitanti, a presentare entro tre mesi dalla proclamazione, a depositare ai rispettivi enti di appartenenza, l’ultima dichiarazione dei redditi, la dichiarazione delle spese sostenute e obbligazioni assunte per la campagna elettorale, con allegata dichiarazione degli eventuali contributi ricevuti e, non meno importante, la dichiarazione dei diritti reali su beni immobili e mobili iscritti in pubblici registri; le azioni di società; le quote di partecipazione a società ed eventuali incarichi ricoperti. Il tutto entro tre mesi dalla proclamazione. L’intento della normativa è chiaro: rendere pubblici, a tutti i livelli, gli interessi patrimoniali degli eletti. Su base volontaria anche i coniugi non separati e figli conviventi dei consiglieri. L’obbligo previsto dalla normativa è esteso anche ai nominati: dai dirigenti di aziende pubbliche, ai direttori di ASL, membri delle Comunità montane, dirigenti di società a prevalente partecipazione pubblica. Ogni anno, entro un mese dalla scadenza dei termini per la presentazione della dichiarazione dei redditi si dovrebbero comunicare eventuali variazioni della situazione patrimoniale e copia della nuova dichiarazione dei redditi. Le dichiarazioni dovrebbero essere pubblicate sul Bollettino ufficiale di regioni, province e comuni (che dovrebbero predisporre un regolamento che disciplini le modalità di attuazione della legge). Tutti i cittadini elettori hanno il diritto di conoscere le dichiarazioni dei consiglieri. In caso di mancata dichiarazione sono previste “severe” sanzioni: il sindaco/Presidente (Regione o Provincia) diffida il consigliere ad adempiere entro 15 giorni e, in caso di inosservanza persistente, pubblica sul bollettino e sull’albo pretorio l’elenco dei diffidati inadempienti. L’adozione di sanzioni disciplinari solo se previste dai regolamenti degli enti locali che molto spesso neanche esistono. Nel mese di giugno il sottoscritto, nell’ambito dell’iniziativa nazionale condotta dai Radicali italiani della lista Bonino Pannella, ha presentato sia all’ufficio di Presidenza del Consiglio Regionale della Calabria, sia al Presidente del Consiglio Provinciale di Catanzaro, regolare istanza di accesso agli atti chiedendo, ai sensi della citata normativa, i dati patrimoniali dei nostri eletti che dovrebbero essere pubblici. La Provincia di Catanzaro non ci ha ancora fornito neanche una risposta mentre il Consiglio Regionale della Calabria, attraverso il Segretariato Generale del Settore Legale e Contratti, con una “valutazione” formale redatta dal dirigente del Settore, Avv. Carlo Pietro Calabrò, ci ha fatto sapere – si legge testualmente nella risposta – che “L’accesso in questione, in virtù dell’attuale quadro normativo regionale, pare possa non essere assentito. Infatti,” – prosegue la nota – “il titolo di accesso dedotto dal richiedente ai sensi degli artt. 22 ss della Legge 241/90 e s.m.i. non sembra applicabile , stante l’esistenza di una disciplina speciale costituita dall’art. 9 della Legge n. 442/1981. Del resto, – prosegue la nota – il diritto di accesso documentale di cui alla Legge n. 241, richiederebbe la sussistenza in capo all’istante di un interesse qualificato strumentale alla tutele di una situazione giuridica soggettiva che, nel caso in questione, non risulta dimostrato”. C’è da chiedersi se non sia sufficiente l’interesse intellettuale nel voler conoscere quanto guadagna un Consigliere regionale visto che si tratta di dati che dovrebbero esser già stati pubblicati nel Bollettino Ufficiale della Regione Calabria. Poi la nota prosegue affermando che “l’accesso previsto dalla citata Legge n.442/81 (non) appare allo stato concretamente esercitabile, stante la mancata emanazione di una normativa regionale circa la pubblicazione della documentazione relativa alla situazione patrimoniale (tra gli altri) dei Consiglieri Regionali, ciò che ha impedito la pubblicazione nel BURC dei dati in questione, modalità attraverso la quale andrebbe espletata la pubblicità di cui alla citata Legge n.442”. Insomma, per la Regione Calabria la legge nazionale non viene rispettata, i dati non sono resi pubblici perché, dal 1981 ad oggi, in quasi trent’anni, la Regione Calabria non si è data una sua specifica normativa regionale che preveda la pubblicazione dei dati in questione. E la nebbia che avvolge la situazione patrimoniale dei nostri eletti s’infittisce quando si parla di nominati, i titolari di cariche elettive/direttive diverse dai Consiglieri Regionali perché, – si legge testualmente nella nota ufficiale del Consiglio Regionale, “emergerebbe che la relativa legittimazione passiva, in assenza di una specifica disposizione attuativa regionale, non ricade nel plesso amministrativo del Consiglio Regionale”. Per fortuna è lo stesso dottore Pietro Calabrò, direttore dell’ufficio Legale del Consiglio, che coglie l’occasione per sottolineare la circostanza che “l’emanazione di opportuna disciplina regionale circa gli istituti disciplinati dalla Legge n.442/81, appare improrogabile, attenendo il diritto di accesso amministrativo ai livelli essenziali di prestazioni sui diritti civili, la cui violazione sarebbe tale da leggittimare in ipotesi addirittura un intervento sostitutivo da parte dello Stato”. Insomma se non si ridà presto ai cittadini il loro sacrosanto diritto di conoscere lo stato patrimoniale dei propri eletti si potrebbe – appellandoci al Capo dello Stato – chiederne il commissariamento.

*Radicali Italiani, candidato alla carica di Consigliere Regionale alle elezioni del marzo 2010 nella Lista Marco Pannella

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