Quando l’unanimità conviene

Giovane Calabria: Rinviata dalla nuova giunta Scopelliti l’entrata in vigore della nuova normativa antisismica regionale calabrese

di Giuseppe Candido

Terremoti in Calabria

In Calabria – è bene ricordarlo – oltre al terremoto del 1908 vi furono periodi sismici prolungati per mesi, addirittura per anni, e con terremoti di intensità considerevole e distruttrice. Nel periodo sismico connesso con il terremoto del febbraio del 1783 le scosse perdurarono per quasi quattro anni, fino alla fine del 1786. Le convulsioni della terra, del mare e dell’aria si estesero per tutta la Calabria Ulteriore, sulla parte Sud Est della Calabria Citeriore e, attraverso il mare, giunsero a Messina ed ai suoi dintorni. Soltanto nell’anno 1783, le scosse furono 949, delle quali 501 di primo grado d’intensità e negli anni successivi 151, delle quali 98 di primo grado (E’ da notare che la scala suddivideva allora i terremoti in soli 4 gradi d’intensità in cui il primo rappresentava il grado più severo, quello rovinoso). Che la nostra sia una terra ballerina, una regione ad elevata pericolosità sismica, è la storia che ce lo racconta e lo sentiamo ripetere così spesso nei comizi e dalle colonne dei quotidiani che poi, proprio nel momento di operare le scelte politiche concrete, accade che lo si dimentica e si cancelli quello che in precedenza era stata una legge votata all’unanimità dal precedente consiglio regionale. La Corte Costituzionale, già con la sentenza del 20 aprile del 2006, aveva sancito l’illegittimità della legge antisismica regionale dei controlli “a campione” e la relativa urgente necessità, anche per la Calabria, in merito alla vigilanza sulle costruzioni in zone sismiche, di un ritorno al regime delle autorizzazioni. Da quel momento era diventato improcrastinabile per tutti l’adeguamento della normativa regionale a quanto sentenziato dalla Suprema Corte: adottare per tutti i progetti la procedura dell’autorizzazione preventiva alle nuove costruzioni così da evitare scempi di legalità che portano, ormai lo sappiamo dal sisma in Abruzzo, al crollo anche di quegli edifici che invece avrebbero dovuto resistere. Oltre ad una elevata pericolosità sismica la nostra regione ha una elevata percentuale di patrimonio edilizio sismicamente vulnerabile, non idoneo cioè a resistere alle scosse. E’ sufficiente, per rendersene conto, dare un’occhiata al “Censimento di vulnerabilità degli edifici pubblici, strategici e speciali nelle regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia e Sicilia” realizzato nel ’99 e poi dimenticato.

Ecco anche il perché della richiesta della Corte di tornare al regime di autorizzazioni preventive e non già al semplice controllo a campione dei progetti per nuove costruzioni. Ed ecco spiegato pure il perché, nell’ottobre scorso, la nuova normativa antisismica che aveva voluto la giunta Loiero per incarnare le decisioni della Corte era stata votata all’unanimità da tutti i 42 Consiglieri, anche coi voti dell’allora opposizione di centro destra. Sarebbe dovuta entrare in vigore il prossimo mese di maggio. Oggi, però, fa notizia il fatto che, la nuova giunta di centro destra guidata da Peppe Scopelliti abbia deciso di cancellare, con il classico “colpo di spugna”, ciò che prima si era invece votato all’unanimità per “il bene comune”. Per il bene placido di qualcuno si sospende l’entrata in vigore della legge. La motivazione? Pare sia il fatto che, a causa della mancanza di personale e di risorse, non si possa dare attuazione alla legge che richiederebbe di controllare, come vorrebbe la Corte, tutti i progetti prima di consentirne la costruzione. Che noia, che barba. Ma che il personale mancasse, stante la Calabria sia la regione con il più alto rapporto dipendenti pubblici / cittadini, non lo si poteva, forse, sapere già da prima? Certo, in campagna elettorale si sarebbe dovuto spiegare il perché si preferisce il rischio, anche quello sismico, piuttosto che intralciare potentati come l’associazione costruttori che di certo lo considera un “rallentamento burocratico” e non vede di buon occhio il provvedimento che però è dettato da esigenze reali: la sismicità della nostra terra. Allora è legittimo chiedersi se pure la legge sull’accoglienza dei migranti che, con la collaborazione del centro destra fu un provvedimento votato all’unanimità durante la precedente legislatura regionale e che pure l’UNHCR, l’alto commissariato per i rifugiati, aveva apprezzato, non venga adesso brutalmente cancellato, magari, per mancanza di personale o di persone accoglienti.

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