C’è, da una parte, dettato una linea, un comportamento formale che le autorità magistrali formalmente ribadiscono, richiedono e, da questa parte, è la posizione del Partito Radicale … invece … ci ritroviamo attorno, in tutte le cloache della politica quotidiana
Marco Pannellae i Radicali non sono presenti a queste elezioni europee ma non sono certo assenti, anzi non molliamo nel denunciare lo Stato italiano in tutte le sedi magistrali possibili e rilanciamo una campagna iscrizioni al Partito come l’unica campagna di speranza, contro ogni vana speranza: Spescontra spem. Di seguito pubblichiamo il testo dell’intervento di Marco Pannella1che ritrovate nella versione audio su Radio Radicale a questo Link
Marco Pannella
… Eccoci in collegamento, certo, ma vorrei dire anche, cercando di scollegarmi da tutto sto casino che anche al nostro interno rischia, qualche volta, di farci perdere la chiarezza che Rita costantemente ci ripropone in modo molto forte. Cosa intendo dire? In questo momento, quello che sta accadendo è qualcosa che proprio non si vuole registrare. Che cosa?
Abbiamo, in questo momento, la politica italiana del governo, dei sottogoverni, e via dicendo, che si manifestano contro la legalità, contro la legalità proclamata, confermata, e tutta la politica cerca, con Renzi con quell’altri di Grillo o Grallo e via dicendo, di sfuggire alla realtà anche giuridica ormai chiara. Che cosa intendo dire? Le massime autorità magistrali nazionali, europee, internazionali si sono pronunziate, si pronunziano e ribadiscono che oggi il problema centrale è quello dell’attuazione del diritto e dei diritti, mentre c’è tutta una “roba” di regime di fatto che si contrappone a questa chiarezza, a questo obiettivo. Con tutte le cose di Renzi1, Renzi2, Renzi5, quell’altri e tutti quanti.
La situazione invece è chiara: Presidente della Repubblica, CEDU, via via le altre autorità magistrali che si stanno pronunciando, sottolineano che il problema è ch’è uno solo lo spartiacque. C’è, da una parte, dettato una linea, un comportamento formale che le autorità magistrali formalmente ribadiscono, richiedono e, da questa parte, è la posizione del Partito Radicale. Cioè, oggi, al centro della politica deve esserci: sì o no, l’articolo 3 (Tortura, ndr) e l’articolo 6 (eccessiva durata dei processi), oggi quello che è lo scontro ritengo anche formalmente ed è irrimediabilmente anche istituzionale, perché di questo si tratta, non solo politico, per discutere: è vero o no che le autorità magistrali hanno dettato in modo non equivoco una politica legata alla necessità e alle necessità del rispetto del diritto, o no? C’è il programma, di già: ed è quello per cui deve essere posto al centro i diritti della CEDU (articoli 3 e 6), articolo quindi, innanzitutto, sullo stato di diritto e gli altri sui diritti umani. Punti costituivi della forma e della sostanza del diritto vigente in questo momento e al quale esplicitamente le autorità magistrali italiane ed anche, per noi, europee ci richiamano e ci ordinano. Altrimenti, questi, poi stanno a discutere di leggi elettorali, di tutte le altre pisciatone, pisciatine. Consentitemi di dirlo: anch’io avrei voglia di dire, come qualche compagno: beh, però adesso mi piacerebbe andare a votare, per esempio, anche per Marco Boato o cose del genere. Ma non si capisce che, in questo momento, è in causa, come nel ’44, ’45, ’46, quindi, l’alternativa dello stato di diritto dei diritti umani del diritto vigente contro quello del persistere delle realtà statuali opposte a tutti questi principi. Quelli che noi evochiamo con le “ragion di Stato nazionali” ed altro. Ma è su questo, quasi, che non esiste consapevolezza. Il confronto c’è ed è uno solo: fra la difesa del diritto e dei diritti, lo ripeto, proclamato, ribadito, lo ripeto ancora perché naturalmente ci sono i politici, diciamo i politici democratici, i politici “anti” di tutti i tipi, che invece di questo non ci vogliono sentire. C’è questo confronto, non è solo il 28 maggio o le altre cose. Il confronto è questo. In Italia, in ogni luogo del nostro Paese anche, il confronto è fra i diritti umani e il diritto da Stato di diritto contro quello da Stato di fatto che, adesso, anche in Italia è uno stataccio criminale tecnicamente sfasciato e sfasciante.
M. Pannella
E vorrei, quindi, su questo ribadirlo: questo è lo scontro. Non se ne parla per nulla! Io vorrei dire: va beh, si può pure chiacchiera’ e non vorrei troppo sembrare saccente quando ricordo che, comunque, la posizione del nostro partito è stata quella di dire che, comunque, questo è importante. Non si possono ignorare non solo le ipoteche gravissime, ma le evidenze contrarie oggi rispetto allo Stato quale si comporta rispetto alle partitocrazie, il 30% di Renzi, il 30% de Grillo, il 30% di Berlusca col seriale … come si chiama quello che lo insidia, quello del Nuovo Centro Destra, questa roba. Quindi questo va ribadito, questa va confermata: questa è la posizione Radicale. E vorrei dire che questa posizione Radicale comporta la consapevolezza che la storia radicale è, da tempo, chiaramente messa a morte dalla ufficialità della politica che stiamo vivendo e, di conseguenza, la campagna iscrizioni al Partito Radicale è l’unica campagna che è campagna che preannuncia e da’ forma all’avvenire e a un avvenire alternativo a quello nel quale stiamo precipitando in questa fase, come dire, di putrefazione del basso impero e dell’impero partitocratico. Di questo occorre essere ben chiari e, a questo punto, mi auguro che il mondo dei credenti in altro che nel potere e nei poteri, credenti nei valori, quelli credenti, per esempio, nella fiducia, come l’abbiamo evocata, (Spes contra spem, gli ricordala voce fuori campo di Matteo Angioli) contra quello che viene smerciato come l’obbiettivo pratico dei politicanti oggi di regime. Termino qui, ma vorrei dire: la nonviolenza, l’approfondimento degli aspetti anche giuridici della attuale situazione alla quale dobbiamo dare corpo, sia chiaramente quella che, appunto, è stata evocata un momento fa: Spes contra spem. Queste “spem” che ci ritroviamo attorno, in tutte le cloache della politica quotidiana, io spero che sia soprattutto dal mondo dei credenti, dei credenti in altro che nel potere e credenti, anche, nella ascesi, nei comportamenti che non riducano la Spes a vili spem ed altro che possa essere individuata come quella del nostro Partito e spero che Cardinali arrivino da tutte le parti a dare corpo esemplare umile e glorioso a questa campagna per le iscrizioni al Partito Radicale perché nel ’14-’15 il mondo possa continuare.
1Testo estratto dall’intervento di Marco Pannella durante il secondo collegamento telefonico (12minuti circa) realizzato nello spazio del notiziario del pomeriggio su Radio Radicale il 22 maggio 2014 “Spes contra spem: lo scontro tra Stato di Diritto, Diritti Umani e la Ragion di Stato in Italia. Collegamento telefonico in diretta con Marco Pannella” – Pannella rilancia la campagna di iscrizioni al Partito Radicale. Trascrizione a cura di Giuseppe Candido, in Satyagraha
Ascolta l’audio su RadioRadicale.it … Spes contra spem
Marco Pannella, 25/12/2013, III marcia per l’amnistia
Una delegazione del Partito Radicale guidata da Marco Pannella, con Rita Bernardini e Maurizio Turco, è stata ricevuta da Giorgio Napolitano, ma per colpa di un’informazione disattenta l’Italia del regime non se ne può accorgere.
“Il Parlamento è sovversivo, ha un atteggiamento di sovversione dinnanzi ad affermazioni indiscutibili da parte dei massimi organi magistrali italiani e internazionali”.
A dare la notizia è lo stesso Marco Pannella durante una conferenza stampa tenuta nella sede del partito radicale subito dopo l’incontro.
“Il Presidente ci ha incontrato”, dice Pannella, “riproporre gli interisti della presa di posizione che grazie a Giuseppe Rossodivita, e io con lui, abbiamo proposto come diffida formale dell’ordinamento italiano e, adesso, successivamente, anche come denuncia formale che potremmo già definire quello che noi riteniamo, in termini strettamente tecnici, il regime italiano in questo momento stia opponendo formalmente, in modo naturale visto che il crimine è naturale in uno stato e da sessant’anni e antidemocratico, contesta e cerca di sabotare l’esercizio ex cattedra dei massimi poteri e delle massime responsabilità magistrali del nostro Paese, fra i quali quelli, appunto, del Presidente della Repubblica. E, invece, fra gli uni, gli altri e gli altri, ormai è chiaro che c’è questo comportamento tecnicamente, lo ripeto, sovversivo e di sovversione dinnanzi ad affermazioni indiscutibili di legalità da parte dei massimi organi magistrali italiani e internazionali per, appunto, riuscire a tornare in un paese nel quale si affermino diritto e nonviolenza, democrazie e non antidemocrazia violenta di stampo come potevano essere gli stampi nazisti, fascisti e perché no stalinisti anche”.
Quando puoi Alessio Falconio gli chiede esplicitamente “che tipo di interlocuzione” ci sia stata con il presidente della Repubblica, Marco Pannella risponde:
“Devo dire che ci conosciamo abbastanza a partire da antiche riflessioni, di antiche scelte, di antiche diversità, oggi credo che davvero, per esempio, su questa nostra proposta di dare corpo, a livello tecnico, ha un comportamento patologico del regime italiano che tende a distruggere rapidissimamente tutto quello che, a livello massimo delle massime magistrature non solo italiane ma anche europei e forse anche internazionali, noi siamo oggi, qui, incaricati di difendere, mentre invece altrimenti lo stanno travolgendo col ritmo del calcio balilla che caro al nostro presidente del consiglio”
Trascrizione a cura di Giuseppe Candido
A questo link la conferenza stampa di Marco Pannella al termine dell’incontro col Presidente
Il Ricordo: “Sono nato alla stazione e andavo a giocare al sottopassaggio della ferrovia. E al sottopassaggio con chi giocavo? Coi ragazzini Rom”.
2 maggio 2014, ore 10.35: “La Storia d’Italia ha come momento centrale il cattolicesimo liberale. Brindisi a Zì Giacinto”.
Sigaro in mano, con un cappuccio e una pastarella che interrompono lo sciopero della fame ancora in corso, Marco Pannella festeggia a Teramo, in piazza dei Martiri, il compleanno. “Buon compleanno a Noi”. Con lui – ad accompagnarlo tra i natali assieme alla troupe di Radio Radicale – l’infaticabile segretaria di Radicali Italiani Rita Bernardini e Maurizio Bolognetti della direzione di Radicali italiani che l’ha raggiunto dalla Lucania.
Giacinto detto Marco Pannella ci aveva invitato tutti noi a fare il punto sul Satyagraha in corso e a trascorrere con lui questo suo compleanno, l’84°, nella città che gli ha dato i natali a Teramo.
Purtroppo il lavoro non c’ha consentito di festeggiare con lui come invece avvenne, nel 2009, quando il Partito Radicale organizzò un convegno sulla Patria europea contro l’Europa delle patrie a Bruxelles.
Per fortuna Radio Radicale c’ha permesso di “seguirlo” e di ascoltare quell’ora e mezza che Marco ha trascorso in piazzata, tra la gente come pochi politici possono fare, coi suoi concittadini teramani o, come dice lui, “terramani”. Ascoltarlo è sempre una lezione di Storia, con la esse maiuscola.
Quando un giornalista di una televisione privata locale gli chiede: “Oggi a Teramo per continuare la battaglia?”,
Marco Pannella sorride, rigira la frittata e, da giornalista, chiede ironico: “Non è che sei di TG3?”.
Il giornalista non fa a tempo a rispondere No, che Pannella rincalza:
“Perché sarebbe una lieta sorpresa. Ieri hanno fatto, e sono contento, una bella intervista a una nostra non proprio concittadina, ma comunque candidata grillina. E mi ha fatto piacere. Poi sono stato a vedere se, per caso, davano la notizia che io …(sarei venuto qui a Teramo, ndr)”.
E, in effetti, è una vergogna che un politico del calibro di Marco Pannella, cui pure i Pontefici hanno dimostrato e dimostrano solidarietà, che arrivi a festeggiare i suoi 84 anni nel suo paese natale e l’informazione pubblica radiotelevisiva – quella cui tutti paghiamo il canone – non comunichi minimamente, neanche con un passaggio, la presenza di Marco né mandi un giornalista a fare uno stralcio di servizio, magari poi da censurare. Niente di niente.
A questo punto il giornalista – quasi a giustificare i colleghi della rete pubblica cui tutti i cittadini pagano il canone – lo interrompe: “Gli sarà sfuggita” (la tua presenza, ndr), gli dice.
“Non gli è sfuggita”, risponde Pannella: “È la vecchia tradizione Ribbentrop-Molotov”1
Qual’è il significato della presenza di Pannella a Teramo?
“Il significato è che non mollo nel dare corpo ad una battaglia contro corrente, perché la corrente che stiamo ostacolando già da quarant’anni, quella partitocratica, è la rivincita di coloro che battemmo nel ’45, ’46 e ’47. Tant’è vero che avevamo messo, fra i vincitori, Eisenhower ma pure baffone, Stalin. Paghiamo quelle conseguenze, per cui oggi c’abbiamo – bene o male – il Presidente della Repubblica con quella storia, quella convinzione e quella cultura. E quelli che so’ mobilitati, … Sto grande Presidente del Consiglio, quello (il Presidente della Repubblica, ndr) fa un messaggio storico in undici anni, un documento di grande valore giuridico e, direi, giurisprudenziale, giurisdizionale. C’è questo (messaggio9, e che glie fanno? Renzi contro, la ministra degli esteri che lui esige di avere, perché la prima cosa che Renzi ha voluto (per accettare l’incarico, ndr) è stata <ma la Bonino no. Perché era più popolare di tutti quelli. I suoi elettori, gli elettori renziani, non lo sanno che per lui, la prima grande conquista (è stata quella di, ndr) eliminare la Bonino. Poi, pure la Cancellieri perché era d’accordo con in Presidente della Repubblica. Oggi, il “reato” ufficiale – continua Pannella – al di là delle chiacchiere, è una sola cosa: essere d’accordo con i valori con i quali il Presidente della Repubblica si è qualificato”. …
E quando il giornalista gli fa notare che adesso c’è “un connubio molto particolare, fondamentale, importante”, perché ha ricevuto la promessa d’aiuto di Papa Francesco, Pannella sorride e si lascia andare nei ricordi:
“Io credo che – l’ho sempre pensato – la Storia d’Italia ha come momento centrale, perché europea, il cattolicesimo liberale. Era un elemento centrale ed europeo. Tonino, il nostro grande teramano che se n’è andato da qualche mese, Tonino e non dico manco quale, Tonino s’era messo in testa che qua (in piazza dei Martiri, ndr) dovevamo mettere la statua di zio Giacinto Pannella, cattolico liberale, ma sul serio. … Mo, non saccio se la faranno mai. … Il problema vero è che la forza anche di Papa Bergoglio è che è l’espressione della vincita progressiva, o della rivincita, della spiritualità delle religiosità, la forza dei Valori, la forza dello Spirito. Benedetto Croce, sempre diceva “Veni creator Spiritus”. Quindi sto qua, e me pare che il vecchio Zì Giacinto che m’era premorto faceva pensate che cosa. Nel momento in cui c’era il divieto contro l’usurpatore italiano da parte del Papa. Quando bisognava che il cattolico partecipa non partecipasse alla vita istituzionale, Zì Giacinto che faceva? Era presidente della stampa abruzzese, della stampa italiana abruzzese. Beh, un incarico nu poco “esposto”. E che ti faceva sto “Presidente”? Faceva venire a L’Aquila, a fare propaganda interventista. Poteva stare buono, invece no. Faceva campagna interventista, invitava ul ministro degli esteri Belga per fare campagna interventista, a favore della Francia, dell’Inghilterra e, diciamo, della Europa liberale, contro quella che una parte del Vaticano invece voleva austriaca, tedesca eccetera. E questa è storia abruzzese … e spero che sia patrimonio che coltiviamo tutti. Un pensiero affettuosissimo al Tonino di cui parlavo e con il quale, lui lo disse prima di andarsene, ci siamo ri–conosciuti. E devo dire, quindi, che sto qui, oggi, in assoluta tranquillità rispetto alla storia nostra, che è la storia – a livello europeo – del grande accordo con Shuman, De Gasperi, di tutte le posizioni europeiste e federaliste, contro quelli che non volevano la Nato, non volevano l’Europa. E sappiamo chi, pure qua da noi. … allora c’era questo.
Io posso dire che qua sono uno che continua la storia di quello che, poi, fu detto che l’avevo ribattezzato io, che è quel grande abruzzese di Zì Remo, che se ne iito pure lui e con cui eravamo in profonda sintonia. Quei Valori, oggi qui, li stiamo difendendo, in questo momento, i valori dello Spirito delle religiosità del diritto dei diritti, dei comandamenti. Il Presidente della Repubblica ha scritto, nell’esercizio delle sue funzioni, che l’Italia, u Parlamentu, il Parlamento ha due obblighi. Ha detto due volte (il Presidente, ndr) c’è l’obbligo.
Perché? Perché lo Stato italiano, … oggi, è in flagranza trentennale dei peggiori reati sui diritti umani e il diritto dello Stato. Ufficiale. Adesso, la prima cosa che dobbiamo ottenere, è che almeno interrompano la flagranza criminale che ci riporta a livello tecnico a posizioni peggiori a quelli in cui si trovava l’Europa di Ribbentrop, l’Europa di Molotov, l’Europa di Hitler, l’Europa di Mussolini”.
A queste parole, aggiungiamo solo
BUON COMPLEANNO MARCO E BUONA LOTTA NONVIOLENTA
NOTE
1 Il riferimento di Pannella, è al così detto patto Molotov-Ribbentrop, secondo Wikipedia “talvolta chiamato patto Hitler-Stalin. Un Trattato di non aggressione fra Germania nazista e l’Unione sovietica firmato a Mosca, il 23 agosto 1939, dal ministro degli Esteri sovietico Vjačeslav Molotov e dal ministro degli Esteri tedesco Joachim von Ribbentrop”. Sempre secondo quanto riportato da Wikipedia, questo patto fu “una conseguenza della decisione di Stalin, dubbioso della reale volontà delle potenze europee occidentali di opporsi all’espansionismo aggressivo della Germania nazista, di ricercare un accordo con Hitler per contenerne la spinta verso est, per acquisire vasti territori appartenuti all’Impero zarista, e per dirottare le mire tedesche verso ovest, guadagnando tempo per rafforzare i suoi preparativi militari”. Un patto, quindi, tra due dittature di colore diverso che consentiva a entrambe di sopravvivere e di espandersi.
Una propaganda così il regime fascista con le sole radioline non la sognava neanche. Per chiunque guardi un la televisione in questi giorni è evidente il bombardamento mediatico che subisce con Renzi che sta in casa del popolo italiota ogni momento.
Democrazia, conoscenza e informazione sono direttamente collegati e strettamente interconnessi. Pure nella giurisprudenza. Per la Corte Costituzionale, infatti,
«L’esistenza di un servizio radiotelevisivo pubblico, cioè promosso e organizzato dallo Stato (…) nell’ambito di un sistema misto pubblico-privato, si giustifica … solo in quanto chi esercita tale serviziosia tenuto ad operarenon come uno qualsiasi dei soggetti del limitato pluralismo di emittenti, nel rispetto, da tutti dovuto, dei principi generali del sistema (…), bensì svolgendo una funzione specifica per il miglior soddisfacimento del diritto dei cittadini all’informazione e per la diffusione della cultura, col fine di “ampliare la partecipazione dei cittadini e concorrere allo sviluppo sociale e culturale del Paese”, come si esprime il citato art. 1 della legge n. 103 del 1975. Di qui la necessità che la concessione preveda specifici obblighi di servizio pubblico (…) e imponga alla concessionaria l’obbligo di assicurare una informazione completa, di adeguato livello professionale e rigorosamente imparziale nel riflettere il dibattito fra i diversi orientamenti politici che si confrontano nel Paese, nonché di curare la specifica funzione di promozione culturale ad essa affidata e l’apertura dei programmi alle più significative realtà culturali.»1
Vi sembra che in questi anni al tema carceri e giustizia, nel nostro Paese, sia stato dato un’adeguata informazione sulle diverse proposte politiche in campo?
E la carta stampata – com’é noto da tempo anche in giurisprudenza – è assai diversa dalla televisione che riesce ad entrare nelle case di tutti i cittadini. Per la stessa Corte Costituzionale, infatti,
«La televisione “per la sua notoria capacità di immediata e capillare penetrazione nell’ambito sociale attraverso la diffusione nell’interno delle abitazioni e per la forza suggestiva della immagine unita alla parola, dispiega una peculiare capacità di persuasione e di incidenza sulla formazione dell’opinione pubblica nonché sugli indirizzi socio-culturali, di natura ben diversa da quella attribuibile alla stampa.»2
Non garantire a tutte le forze politiche un’adeguata presenza televisiva, significa quindi limitarne fortemente l’incisività della proposta politica. “Conoscere per deliberare”, motto che Luigi Einaudi volle a faro guida della sua azione sembra invece assai poco conosciuto al sistema dell’informazione radiotelevisiva italiota.
Nel periodo 1-20 aprile 2014, tra i primi 20 esponenti politici e istituzionali in voce nelle 120 edizioni di Telegiornali Rai, al primo posto c’è ovviamente il turbo premier Matteo Renzi con 155 milioni di ascolti consentiti, 52 interviste per un tempo complessivo di 37 minuti e 21 secondi, pari al 7% degli ascolti. Al secondo posto, stranamente da quanto si potrebbe immaginare, c’è Beppe Grillo che con i suoi 122 milioni di ascolti avuti nei primi 20 giorni d’aprile, 34 interviste e un tempo di 15 minuti e 49 secondi, si conquista il 5,1% degli ascolti consentiti ai politici italiani.
Al terzo posto dei politici graditi ai TG RAI troviamo Angelino Alfano (106 milioni di ascolti, 35 interviste, 16.41 secondi, pari al 4,8%). Al 4° posto c’é il Ministro Padoan con 65 milioni di ascolti consentiti pari al 3% del totale e a cui segue Giovanni Toti (FI) con 62 milioni di ascolti(2,8%), 18 interviste, 5 minuti e 32 secondi. Al 6° posto della classifica dei politici nei telegiornali c’è poi il buon Matteo Salvini che con 51 milioni di ascolti consentiti raggiunge il 2,3% degli ascolti nei tg. Per trovare Silvio Berlusconi nei TG d’aprile bisogna arrivare al 7° posto: a lui – pregiudicato – sono stati concessi 49 milioni di ascolti (pari al 2,2%), 17 interviste per un totale di 7 minuti e 7 secondi di parola. Subito dietro però c’è Renato Brunetta con 46 milioni di ascolti (2,1%), 16 interviste in 5 minuti e 31 secondi. Seguono Paolo Romani (43 milioni di ascolti, 1,9%) e Lorenzo Guerini (42 milioni di ascolti, 1,9%), mentre Nichi Vendola all’undicesimo posto della classifica con 39 milioni di ascolti viene comunque prima del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano al quale, nei TG, è stato dato un tempo di 3 minuti e 12 secondi con 34 milioni di ascolti pari all’1,5% del totale.
La Classifica della dis-parcondicio continua sino al 20° di Giorgia Meloni. Di Marco Pannella o Emma Bonino nei tg, fino al 20 aprile, non c’è traccia. Ora Marco Pannella, magari, avrà un po’ recuperato dopo l’intervento alla aorta addominale che ha messo a rischio la sua salute e la telefonata di Papa Francesco. Ma stiamo sempre parlando dello zero virgola.
Dati pubblicati dal Centro d’Ascolto relativi ai primi 20 giorni di aprile
E anche se si fa riferimento ai dati relativi ai partiti e alle forze politiche, ci si accorge che l’informazione pubblica radiotelevisiva italiota adotta disparità di trattamento sistematiche, formando l’opinione pubblica piuttosto che informandola. Di 2.201 milioni di ascolti nei TG, al PD sono stati consentiti ben 398 milioni di ascolti pari al 18,1% del totale. 349 milioni aPDL-Forza Italia (15,8%), 346 milioni al Governo (Ministri e sottosegretari – 15,7%) e 345 milioni al Movimento 5 Stelle (15,7%), altri 155 milioni di ascolti li ha avuti Matteo Renzi come Presidente del Consiglio (in promessa continua). Il Nuovo Centro Destra di Angelino Alfano ha avuto 85 milioni di ascolti, 74 milioni la Lega Nord, 70 milioni SEL, 46 milioni il Presidente del Senato, 45 milioni d’ascolti per Fratelli d’Italia, 42 milioni per Scelta Civica, 34 milioni al Presidente delle Repubblica, 31 milioni d’ascolti (1,4%) all’Unione di Centro, 17 milioni al Centro Democratico, 15 milioni a Unione Europea, mentre solo 5 milioni di ascolti ciascuno per la Destra di Storace e Futuro e Libertà (0,2%) che precedono i Radicali con 4 milioni di ascolti consentiti pari allo zero virgola due, appunto.
Non ci sono stati ascolti per l’Italia dei Valori né per il Partito Socialista Italiano di Riccardo Nencini.
Sulla base di questi dati è facile fare previsioni su chi arriverà primo e chi invece è a rischio di non farcela a superare il quorum del 4%: partiti come Unione di Centro, Centro Democratico, Sinistra Ecologia e Libertà eccetera, sembrerebbe impossibile che possano farcela se la gente non ne conosce neanche la proposta politica. Idem, ovviamente, per i Radicali che ha fatto bene Pannella a voler fuori da queste elezioni che è sempre più difficile definire democratiche e plurali.
La “classifica”, è bene precisarlo ancora una vota, è fatta non sul mero minutaggio, ma sui dati riferiti agli “ascolti consentiti ai cittadini”, intesi come prodotto del tempo di presenza nei TG per gli ascolti. Assai diverso è infatti andare due minuti nei telegiornali durante l’edizione a pranzo o cena, piuttosto che in quella della notte quando ad ascoltarti sono pochissimi e di una determinata fascia d’età.
Per capire come funziona l’illegalità dell’informazione radiotelevisiva italiota, però, è necessario fare un passo indietro.
A maggio 2013 il Tar del Lazio, con la sentenza n°4539, aveva ordinato perentoriamente all’Agcom di adempiere entro 30 giorni, altrimenti avrebbe nominato un Commissario. Secondo la sentenza del TAR l’Agcom, l’autorità che dovrebbe garantire la pluralità nell’informazione radiotelevisiva, risulta aver eluso una sentenza precedente del novembre 2011 con cui lo stesso giudice amministrativo aveva annullato la delibera di archiviazione dell’esposto radicale. Nel dare ragione all’associazione Lista Marco Pannella, il Tar sottolineò i vizi alla base del provvedimento con cui l’Agcom aveva archiviato l’esposto radicale e, di fatto, “legalizzato” la condotta della Rai, la quale aveva negato qualsiasi presenza dei Radicali nelle trasmissioni Ballarò, Porta a Porta e Annozero, marginalizzandoli anche nei telegiornali.
A questo link la sentenza del Tar Lazio che rimase inapplicata perché l’AGCom no fu commissariata nonostante non abbia mai ottemperato al dispositivo del TAR https://www.almcalabria.org/?p=4703
Negli ultimi giorni l’Agcom ha richiamato La 7 e il telegiornale di Enrico Mentana per “eccesso di minutaggio dato al Presidente del Consiglio”.
Ma è evidente che serve la conoscenza tempestiva dei dati della disparità di trattamento altrimenti la verifica del pluralismo, come giustamente sosteneva Vincenzo Vita su Il Manifesto, “è obbiettivamente impossibile e le sanzioni e i riequilibri arriveranno postumi”.
Pasqua con Pannella1: La democrazia reale si sta sostituendo alla democrazia.
Marco Pannella, Natale 25 dicembre 2013, Roma – III Marcia per l’Amnistia!
“C’è il bombardamento di Renzi in TV. … Uomo apparentemente agile perché non hai il peso delle convinzioni. … Stanno pompando Alfano, che rischia di non superare la soglia del 4%”, ma “Si sta sicuramente cercando di fare stravincere il leader attuale dell’Italia. Sappiamo il collegamento che c’è tra ascolti e dato elettorale”.
I Radicali? … È venuto sempre più formandosi un convincimento: Questi qua non conviene farli parlare. … In questo regime c’è una forza politica alla quale all’opinione pubblica non è consentito di giudicarla.
… Dobbiamo dare un contributo a noi stessi, ma a tutto il mondo, alla scienza, per analizzare quello che accade. … sempre di più la democrazia reale si sta sostituendo alla democrazia”. Non ci candidiamo perché riteniamo più importante poter dare, scientificamente, informazioni sul corpo malato della democrazia.
A questo punto, abbiamo un Presidente delle Repubblica che deve, per prudenza, sottostare a situazioni oggettivamente ricattatorie di questo nuovo astro italiano che c’abbiamo che, in sei mesi, da sindaco di Firenze viene plebiscitato come grande. … Lui (Renzi) sta nelle televisioni ed ha ascolti complessivi da periodo franchista … abita costantemente a casa degli italiani.
Cosa faranno i Radicali che non si candidano alle elezioni?
Dopo la conversazione settimanale di domenica con Massimo Bordin a Pasqua, Marco Pannella lunedì sera si è sentito male e, martedì 22 aprile, come c’ha fatto sapere Rita Bernardini, nella prime ore della mattina è stato operato all’aorta addominale.
Poiché dall’ospedale Gemelli di Roma dov’è ricoverato Marco, Rita Bernardini ci fa sapere attraverso Radio Carcere che Pannella sta meglio, che – addirittura – chiede i suoi sigari e raccomanda di non mollare le lotte in corso, per una sua pronta guarigione oltreché per i prossimi 84 anni che compirà il prossimo 2 maggio, sapendo di fargli cosa gradita non trovo niente di meglio per fargli gli auguri che trascrivere, per grosse linee, quanto il leone della politica italiana ha detto durante la tradizionale conversazione settimanale. Pannella se la prende con Matteo Renzi e, soprattutto, con la televisione italiana “di regime”, il sistema, cioè, della disinformazione radiotelevisiva che non consente ai cittadini di far conoscere la proposta politica dei Radicali e che non gli da’ spazio se non quando, appunto, rischia di tirare le cuoia.
Gli argomenti di riflessione politica sono molti, ma ovviamente Massimo Bordin, nel giorno della resurrezione, parte dalle parole del Papa per dare l’incipit alla conversazione con Pannella.
Le parole che Papa Bergoglio ha pronunciato Venerdì durante la via crucis, durante la sesta stazione, “dove ha parlato di condizione dei detenuti, del sovraffollamento nelle carceri citando i detenuti e gli immigrati come delle persone che soffrono oggi”, aggiunge Bordin, “sono un elemento che si ritrova valorizzato da RadioRadicale più che dal resto dell’informazione italiana”.
Pannella preferisce, però, parlare dell’atro argomento che pure Bordin propone: “quello più prettamente politico che riguarda, invece, il governo Renzi, gli 80 euro promessi a bonus e quello che ne consegue: il che fa il governo”, insomma. “L’uovo di Pasqua”, secondo Bordin che stuzzica Pannella, “Renzi lo mangia sereno perché tutto sommato le cose sembrano andargli abbastanza bene”.
In realtà, però, i due temi non sono del tutto slegati perché di fondo c’è l’informazione del regime italiano.
Marco Pannella, Emma Bonino e Ignazio Marino durante la III marcia per l’amnistia (Natale 2013)
“Per chi si occupa della politica e delle dinamiche della politica li troverà interessanti. … Ci sono autorevoli parlamentari che si occupano di questi aspetti per motivi istituzionali e usano in genere i dati dell’osservatorio di Pavia per avere i dati sulla comunicazione. Noi abbiamo un criterio del tutto nuovo.
Gli altri fanno (le statistiche, ndr) in base ai minuti e ai secondi che appaiono in tv o in radio. Innovazione del centro di ascolto è, invece, di dire a quanti cittadini italiani offerta la possibilità di ascoltare giudicare; … Attraverso il centro di ascolto non riusciamo a dimostrare che per esempio negli ultimi 12 13 giorni dall’inizio di aprile ad oggi il centro di ascolto può già dare indicazioni di voto! Perché abbiamo l’esperienza passata. Abbiamo questi dati: analisi degli ascolti dei tempi in voce nei telegiornali Rai. E viene questo: partendo dagli ascolti e non dai minuti, si monitora quanto ha potuto l’opinione pubblica giudicare l’uno o l’altro evento. (…) Dal 15 aprile ci sono 90 edizioni di TG della Rai TV e su questi gli ascolti avuti sono in totale un miliardo e 763 milioni. Non potenziali, ma ascolti reali. Questa – dice Pannella – è la novità rispetto agli altri dati. … Si può fare un rapporto (delle presenze) e con questo fare delle previsioni di voto precise”.
In realtà, i dati cui fa riferimento Pannella durante la conversazione con Bordin sono pubblicati non sul sito ma sul blog del Centro d’Ascolto per l’informazione Radiotelevisiva.
E i dati pubblicati sono impietosi. Rivelano infatti la diversità di trattamento delle varie forze politiche e la non democraticità del sistema che – come pure evidenziava Vincezo Vita qualche giorno fa su Il Manifesto – di par condicio non ha nulla.
Nei telegiornali RAI, infatti, di un miliardo e 763 milioni di ascolti, dal primo al 15 di aprile, con ben 316 milioni di ascolti consentiti il PD svetta con il 17,9% seguito a ruota, nella scaletta della dispar condicio, dal Movimento 5 Stelle e Beppe Grillo con 291 milioni di ascolti pari al 16,5% del totale. Beppe Grillo non ha da lamentarsi come presenze in TV.
Seguono poi il governo, nella sua compagine dei ministri e sottosegretari, che hanno avuto nei primi 15 giorni di aprile 269 milioni di ascolti pari al 15,3%. Con 251 milioni di ascolti, pari al 14,2% del totale, nella classifica degli ascolti consentiti durante i telegiornali c’è Forza Italia.
Il Presidente del Consiglio Matteo Renzi, lui da solo, ha totalizzato altri 134 milioni di ascolti pari al 7,6% del totale che lo collocano al 5° posto della classifica.
Seguono poi Lega Nord (62 milioni di ascolti, pari al 3,5%), Sinistra Ecologia e Libertà (56 milioni di ascolti, 3,2%), Nuovo Centro destra di Alfano (55 milioni di ascolti, 3,1%), Fratelli d’Italia è al decimo posto (45 milioni di ascolti, 2,5%).
Per ritrovare i Radicali nella classifica della non democrazia italiana o, se vogliamo, della dispar-condicio, bisogna scendere molto più in giù nella classifica, arrivare sotto Scelta civica (32 milioni di ascolti, 1,8%), dell’Unione di Centro (23 milioni di ascolti, 1,3%) e del Centro Democratico (9 milioni di ascolti, 0,5%), sotto ancora a La Destra di Storace e Futuro e Libertà, rispettivamente con 5 milioni di ascolti (0,3%). Al 20 posto della classifica, finalmente, ci sono i Radicali cui, dal 1 al 15 aprile, sono stati dati solo 50 secondi durante le edizioni più notturne e consentendo così solo a 4 milioni di cittadini (0,2% degli ascolti totali) di ascoltarne e giudicarne la proposta politica.
Per Marco Pannella, il sistema dell’informazione radiotelevisiva italiana è totalmente anti democratico e di regime: “Valgono, tranne eccezioni, lo stesso tipo di comportamenti, lo stesso tipo di esclusioni e lo stesso tipo di inclusioni, magari anche ossessive come quella di Renzi”.
“Siamo in grado di dare un apporto alla teorica delle analisi dei movimenti politico elettorali e, dal punto di vista istituzionale, può essere importante. E allora diciamo che è evidente, che in questi ultimi giorni c’è il problema di far avere il 4% ad Alfano. È pacifico, perché ormai si da che quando c’è quel bombardamento in tutte le reti, si riesce a valutare chiarissimamente come l’ascoltatore, molto spesso, se non ha voglia di Grillo o Renzi, se ha sentito le cose che quel giorno dicono, poi dice basta e cambia canale.
(…) Sappiamo il collegamento che c’è tra ascolti e dato elettorale. (…) Uno studio del Centro relativo agli ultimi due anni tra agli ascolti consentiti ed esiti elettorali”, dimostrerà il nesso che c’è tra le due cose, “così si finisce con la questione della rete-non rete. Non importa se la gente ha visto il telegiornale in rete o, invece, direttamente in TV.
(…) Oggi, io che guardo quelle cose, finisce che potrei dire che in questo momento si sta sicuramente cercando di fare stravincere quanto possibile il leader attuale dell’Italia, perché è così che si muovono lor signori. Poi, appunto, quelli che devono venire più o meno dopo. Il movimento cinque stelle che, dai dati del Centro d’ascolto, è quasi a pari grado con le forze di governo complessivamente.
Dopo varie elezioni che si fa questo lavoro (il confronto, cioè, tra ascolti consentiti alle diverse forse politiche e successivo dato elettorale, ndr) puoi cominciare a fare delle ipotesi sull’11ª che farai domani, su quello che può con qualche probabilità avere come conseguenza elettorale”.
Tutto questo, per Marco Pannella,
“Non viene mai fuori nei dibattiti, a meno che non ci sia una presenza Radicale”
Massimo Bordin, a questo punto, è costretto a riassumere:
“Stanno pompando Alfano, che rischia di non superare la soglia del 4%, però – cosa che appare contraddittoria – stanno pompando molto anche i 5 Stelle che è anch’esso con una volata, non sulla soglia ampiamente superata nei sondaggi che lo danno largamente sopra al 20%, ma perché molto vicino a Berlusconi”. In pratica, “Renzi pompato perché Presidente del Consiglio (i potenti, quelli non si sa mai. Si pompano sempre. È la ragione sociale della Rai. Più singolare che lo faccia Mediaset)”.
Per Marco Pannella:
“Ciò che si vede è che Grillo da anni (prima del semestre che precede le elezioni 2013, ndr) – stava a una certa quantità d’ascolti. A un certo punto accade che tutte le televisioni, le principali testate, quelle che hanno milioni di ascolto, questo è importante, a un certo punto Grillo continua a non andare perché non ama i dibattiti, ma tutte queste televisioni vanno da Grillo. E poi che uso ne fanno? Pigliano i due minuti e mezzo oratoriamente più efficaci e li sparano lì. È indubbio. Perché se accadesse – dice ancora Pannella – che sparano lui perché lui va bene, guadagnano ascolti con lui, sarebbe assolutamente un criterio doveroso, ma il problema è un altro: se tu lo metti in un posto che sai già che c’hai 4milioni d’ascolto, evidentemente. E infatti la “sorpresa Grillo” è una sorpresa – per chi studiasse queste cose con un po’ di serietà – assolutamente ingiustificabile come “sorpresa”.
Perché se guardiamo che cosa è successo nei quattro mesi prima delle elezioni dal punto di vista posizioni a questo punto sappiamo come, in che ordine di grandezza, potranno arrivare i leader politici, e questo diventa fondamentale.
(…) Per esempio quando Renzi e diventato uno dei cinque candidati delle primarie del PD i suoi ascolti erano quelli che erano, nel senso anche della frequenza. Poi quello che diventa interessante e che corrisponde la quantità di ascolti che sono stati consentite agli italiani di sentire Renzi con la “sorpresa” Renzi così come corrisponde la “sorpresa” Grillo. E quando dico sorpresa dico “sorpresa” dico sempre tra virgolette”.
Perché, per Pannella,
“C’è un rapporto fisso da questo punto di vista. Quando noi diciamo che sono vent’anni che il trattamento dei Radicali è identico, sia che noi abbiamo parlamentari sia che ci troviamo a livello istituzionale, attenzione, come “quelli” che ponevano l’urgenza del problema del debito pubblico quando ancora non era neanche divenuto tema del dibattito, … dopo un mese allo 0,3 siamo passati a zero di ascolti consentiti. Poi continuiamo a seguire il problema “fame nel mondo” e, su questo, vorrei dire che forse il Papà si è un po’ sbagliato. Oggi Lui ha parlato della fame, mentre invece sui prigionieri e sul diritto … il termine non è stato evocato. Ed è noto che noi abbiamo coinvolto i Papi, i Presidenti della Repubblica, premi Nobel in quell’evento e, torno a dire, da soli. (…) Si può documentare che noi siamo andati, semmai, un po’ meno del pochissimo nel quale andavamo prima che iniziassimo, dopo la fame nel mondo, questa campagna, diciamo, del debito pubblico. È venuto sempre più formandosi un convincimento: Questi qua non conviene farli parlare”.
Poi Pannella spiega, ancora una volta, la posizione dei Radicali che alle prossime elezioni europee non sono candidati:
“Noi dobbiamo dare un contributo a noi stessi, ma a tutto il mondo, alla scienza, per analizzare quello che accade. … Sono 20-25 anni che pure sulle cose per le quali accadeva che coinvolgevamo l’opinione pubblica internazionale, spessissimo il Parlamento europeo, spessissimo le giurisdizioni internazionali come all’ONU, corrispondevano quelle nei momenti di ulteriore compressione della possibilità di essere ascoltati che abbiamo avuto.
Allora quando questo accade per venti o trent’anni di seguito, significa che in questo regime c’è una forza politica alla quale all’opinione pubblica non è consentito di giudicarla … Se la quantità di ascolti è zero, beh allora sei zero”.
Per chiarire il concetto Massimo Bordin ringrazia l’intervento dal web di un ascoltatore che segnala, addirittura, “una formulazione precisa degli ascolti consentiti” di cui si parla.
“Una formula semplice, perfetta”, dice Massimo Bordin ironizzando, “tanto che la capisco perfino io”.
La formula suggerita dall’ascoltatore è la seguente:
“tempo di parola per utenza raggiunta uguale ascolti consentiti, che è poi”, aggiunge Bordin, “quello che dici tu, tradotto in formula”.
Per avvalorare le sue affermazioni sull’esclusione dai media dei Radicali, Pannella fa esplicito riferimento alle condanne della Rai e dell’Autorità di vigilanza ottenute in riparazione delle violazioni dei mancati tempi televisivi.
Bisogna ricordare a chi legge e non segue direttamente le vicende Radicali che, dopo una battaglia legale durata 3 anni, lo scorso 2 maggio 2013, proprio quando Marco compiva i suoi 83 anni, il TAR Lazio ordinava “perentoriamente” all’Agcom di adempiere entro 30 giorni, proprio per l’assenza dalle trasmissioni politiche, altrimenti avrebbe nominato un Commissario ad acta. L’Agcom non ha, com’era prevedibile, adempiuto, ma la cosa grave è che neanche il commissariamento c’è stato, per cui il Tar ha smentito sé stesso.
“Ricorderò che gli ascolti consentiti di Emma Bonino: nell’ordine dei soggetti politici analizzati, Emma, mi pare, è la cento …, non la seconda, la decima o la ventesima. La centosessanta o centocinquantesima, ecco. E continua ad essere questo. Io, per quel che mi riguarda, batto persino Emma; vado cioè più sotto in ascolti consentiti”.
Suggerirei anche ai ricercatori, per non dire ai giornalisti, di documentarsi un tantino di più di queste costanti. Su che cosa non é stato consentito alla gente di farsi un’opinione?
Per Pannella, “oltre al debito pubblico anche su tutte le cose che il Papa oggi dice, il problema del terzo quarto mondo, la miseria e via dicendo, anche su queste nessuno mette in dubbio che noi abbiamo fatto molto. Dal Parlamento europeo ai 130 Nobel, dalle quantità di denaro che abbiamo fatto dedicare alla campagna precise sullo sterminio della fame del mondo. Ma venendo poi al finanziamento pubblico dei partiti. Oggi si torna a discutere, al rimproverarsi, ma il popolo italiano si è pronunciato 15 18 anni fa, con solo noi a sostenere il referendum.
E sono state cose plebiscitarie. .(…)
È indubbio che noi abbiamo avuto per vent’anni il monopolio del mettere questo al centro della realtà politica italiana istituzionale e appunto lì è dimostrato che in quei momenti non è che c’è stato il risultato di una nostra situazione privilegiata nella comunicazione. (…)
Il problema grave oggi qual’è?
È che dopo 20 25 anni noi riteniamo di poter proporre qualcosa che, adesso, non diciamo più solo noi: c’è una democrazia reale che si sta sostituendo alla democrazia.
Cioè l’anti democrazia, via via, continua a serbare, per essere più efficace, alcune forme liturgiche di tipo democratico. È quello che, oggi, possiamo appunto documentare e che in quei casi la stretta informativa si è confermata e non cessa ancora, adesso, quando passano messi a divenire, s’è possibile, ancora più sapiente.
È importante che ci sia una forza politica come la nostra che fornisca, prima che arrivi il corpo sul quale si fa l’autopsia, nel decorso della malattia antidemocratica, di indicare quotidianamente le motivazioni patologiche che si stanno sviluppando su questo corpo sociale e, non è un caso, lo ripeto, che tutte le forze politiche adesso per esempio (lo denuncino, ndr).
Noi abbiamo deciso che cosa? Che noi non vogliamo essere assenti quando ci sono elezioni truffaldine espressioni gravissime dell’anti-democrazia. E allora cosa facciamo?
Facciamo come magari adesso mi fa piacere per loro i verdi che possono senza raccogliere le firme andare alle elezioni?
E devo dire su questo ci sarebbe da fare qualche osservazione direi quasi un pochettino ironica sulla corte costituzionale. Perché lo stesso ufficio della corte costituzionale che, meno di un anno fa, a proposito dei referendum radicali praticamente non ha riconosciuto le firme che avevamo depositate. È lo stesso ufficio. Mi viene da sorridere … la Cassazione, come si sono espressi sui referendum e (sull’ammissione della lista dei Verdi) che il partito sia europeo.
Noi riteniamo più importante poter dare, scientificamente, informazioni sul corpo malato della democrazia, mano mano che lo individuiamo, lo illustriamo e lo documentiamo; sicché non bisogna aspettare come col nazismo, di avere l’autopsia del corpo morto di quello Stato.
Siccome ho sentito, per esempio, Bonelli dire, “Noi, verdi, con le grandi battaglie che stiamo facendo”. Io devo dire, sarò distratto, ma proprio queste grandi battaglie dei compagni verdi, semmai io posso immaginare le posizioni ecologiste, insomma dell’impronta ecologica, sulla quale radio radicale fa anche, ormai da un semestre, delle informazioni purtroppo quasi in regime di monopolio, perché su queste cose è noto … ah … oggi, per esempio, comincia a esserci (su giornali, ndr) la cosa che scoppia sull’adriatico e altrove sul “NO TRIV”. Siccome in Italia s’è sentito parlare solo i No Tav; i NO TRIV, sui quali sono interessati l’Eni, l’Agip, e tutto questo tipo di (aziende, ndr) ufficialmente, allora viene fuori che, adesso, possono essere prese in considerazione tesi scientifiche che venivano ignorate, che mettevano in rapporto, in alcune realtà territoriali, le estrazioni e il regime di estrazioni, anche in mare, e il favorire o rendere più gravi i fenomeni sismici. Ma su questo, noi abbiamo continuato e continuano a documentare, così a rendere più gravi, anche, le condizioni ambientali in rapporto ai tumori. Per quel che riguarda, in particolare in Basilicata, parliamo dei dati (scientifici) che si sono cercati di occultare …, su Taranto città anche e non veniva fuori, i Verdi non se ne erano accorti. Noi si. E adesso devo dire le stesse cose sulla Campania, Vesuvio e altre questioni, ma anche in connessione con, appunto, le attività estrattive. E adesso, questo, viene fuori in Abruzzo. Non sono io che me l’invento. C’è il dubbio, a livello ufficiale, e noi lo dicevamo. A questo punto è venuta fuori la notizia sorprendente: le autorità, lo Stato praticamente, constata che queste attività estrattive stanno creando seri problemi che, da una parte, addirittura per trent’anni, hanno inquinato le acque minerali d’Abruzzo e l’abbiamo scoperto adesso. Come dire, Bussi e d’intorni. Parlo di cose accertate. Ma adesso, invece, creano dei problemi, l’abbiamo letto sui giornali, e i comportamenti dello Stato, da questo punto di vista, sono quelli che sono e noi possiamo dire che abbiamo sicuramente sollecitato la giurisdizione internazionale e sovranazionale superiore, finalmente noi avremo in una di queste settimane giudizi sul Vesuvio, sui Campi Flegrei, e via dicendo, proprio da parte della giurisdizione europea (della CEDU) oltreché italiana. Nel senso che, sappiamo, è stata costituzionalizzata la sede CEDU ed è anche organo di giurisdizione superiore anche in Italia. E le battaglie, devo dire di Bolognetti, e anche più di recente in Calabria.
E poi devo anche dire, non bisogna dimenticare, non solo in Campania ma anche qui nel Lazio, dove tante storie si sentivano sui rifiuti, Malagrotta eccetera, e adesso mentre Massimiliano Iervolino che faceva anche libri, ma il silenzio anche degli intellettuali specifici non è stato mai molto soddisfacente. E quindi diciamo, allora, il non ignorare il fatto che, dopo venti o trent’anni di questo Regime, le componenti che, secondo tutte le giurisdizioni internazionali, consentono di riconoscere come elezioni democratiche e non elezioni di copertura, importantissimo delle dittature, l’abbiamo sempre ricordato che nelle dittature tradizionali non votare era reato, c’era l’obbligo di votare, in quelle democratiche andare a votare, a firmare, eccetera, è una facoltà e non un obbligo. E anche questo, mi pare, dobbiamo metterlo nel conto. Perché andare a presentarsi quando non ti presenti a niente, perché che mandi, il biglietto da visita a casa dei 40 o 35 milioni di elettori italiani?
Queste cose sono illusorie. Perché ogni volta, come dire, ma forse due o tre o quattro, forse riusciamo ad eleggerli. Per carità, magari ne avrà cento, Bonelli o Ingroia. In fondo lo stimolo maggiore è questa, comprensibile, speranza di entrare in organismi parlamentari. Poi che cosa, pochissimi eletti, servono? Beh, credo che nel Parlamento italiano o in quello europeo un po’ ovunque, anche gli avversari riconoscono che pochi elettori radicali comunque hanno una funzione e restano nella Storia di quegli organismi. Mentre altri no.
A questo punto, Massimo Bordin riassume:
In effetti, tutte queste cose che tu hai notato, tutti questi avvenimenti, che sono diversi: da un lato c’è la siderurgia, dall’altro le estrazioni petrolifere, però un minimo denominatore ce l’hanno. Ed è il rapporto, poco trasparente, fra imprese e istituzioni locali. Cioè a dire: sono le istituzioni locali a mettersi d’accordo con le imprese e a mettere a tacere alcuni aspetti sui controlli. Lì è evidente che c’è anche il ricatto occupazionale delle imprese …
Pannella:
“Hai ragione Massimo. Va aggiunta una cosa: che all’interno dei partiti che poi sono quelli che diventano partiti regionali, provinciali eccetera, a monte, sui grossi problemi dei settori produttivi delle imprese eccetera, io per tre anni ho avuto una contrapposizione che non diveniva ufficiale, con la maggioranza degli analisti politici di ispirazione non certo Crociana o Liberale, operanti in Italia, ma per cercare di far riflettere se per caso, il terzo stato italiano come quantità anche, quindi non solo qualità, fosse determinato da i luoghi di produzione di forte presenza sindacale, in genere, vicina al metalmeccanico o, invece, se non in tutto il lavoro impiegatizio statale, parastatale provinciale e via dicendo, (…).
E … Bordin: i Radicali non si presentano, ma secondo loro per chi dovrei votare?
Pannella:
“Secondo noi, andare all’ammasso del voto, in queste condizioni pregiudicate strutturalmente quanto ad anti democraticità, il problema è quello: secondo vecchi schemi rivoluzionari di finanziare di armi quelli che non sono del regime. Oggi, invece, quello che abbiamo detto, e ripetuto adesso, di iscriversi al Partito Radicale così che noi che ci troviamo in una situazione che si aggraverà sempre di più, di ristrettezze gravi, totale, di mezzi, e se non ci presentiamo per nulla e, quindi, di conseguenza, non si avrà magari il rappresentante che sarebbe eletto, la situazione è tale che non solo non hai i quattrini del finanziamento pubblico, ma tutte le esenzioni di servizi che consentono un minimo di agibilità civile, non politica, vengono a mancare. … i Radicali hanno constatato, constatano e documentano, dopo vent’anni di polemiche e di smentite, che c’è da cogliere l’occasione di queste elezioni per far conoscere sempre di più, a studiosi e cittadini, che quello che loro sentono, “tanto è sempre la vecchia solfa”, “sono tutti uguali”, e via dicendo, ha un fondamento oggettivo. E che, quindi, queste elezioni sono la naturale estrema risorsa dell’anti-democrazia e del suo fallimento rispetto al credito che si fa agli ideali democratici. (…)
È indubbio che noi rischiamo di mettere fine a questa storia del Partito Radicale. Vent’anni di fascismo con le tecnologie di allora, quarant’anni, o cinquanta, di anti democrazia antifascista invece che fascista, producono disastri territoriali di tutti i tipi. Quelli per i quali l’Italia è davvero, comunque, su tutti i temi: ambiente, giustizia, è sempre o nei primissimi posti o negli ultimissimi posti, ogni volta che si pongono problemi di diritto, di diritti e, quindi, di correttezza istituzionale. … A questo punto, noi abbiamo un Presidente delle Repubblica che deve, probabilmente per prudenza doverosa ma costosa anche, sottostare a situazioni oggettivamente ricattatorie di questo nuovo astro italiano che c’abbiamo che, in sei mesi, da sindaco di Firenze viene plebiscitato come grande. Lui sta, almeno nelle televisioni ed ha ascolti complessivi da periodo franchista. Allora raggiungevano forse meno di un decimo di ascolti possibili di quelli che oggi riceve Renzi che abita costantemente a casa degli italiani. … All’improvviso Lui come candidato (alle primarie, ndr) è scattato ad essere il secondo in assoluto anche rispetto al Presidente del Consiglio che c’era. … Sta accadendo lo stesso, in realtà, per quelli che devono fare il 4%. C’hanno un’esperienza ormai e, quindi, noi diciamo che oggi noi dobbiamo prendere l’occasione di queste elezioni per cercare di cambiare qualcosa in Italia. (…)
Di Bolognetti (Maurizio, ndr) hanno acquisito lì (in Basilicata, ndr) una fiducia e una stima di tipo personale rispetto al loro conterraneo che da trent’anni loro conoscono; quando poi vedo che se lui va a Taranto, due anni fa ci è andato, e aveva già a Taranto compreso quale fosse la situazione che si stava sviluppando e la funzione del grande Nichi, il governatore di lì, rispetto ai proprietari dell’ILVA e del disastro assassino Tarantino perché di questo si tratta. Allora adesso io o anche un libro, l’ho già accennato, quello di Giuseppe Candido che sta per uscire, direi, su quel tipo di analisi radicale che quella, qui a Roma, di Massimiliano Iervolino ecc.
C’è quello di Bolognetti in Lucania e, appunto, questo di Giuseppe Candido importante, bello, anche per la Calabria. E a questo punto, torno a dire, bisogna cercare di chiarire, lo chiedo, perché la Bonino, la ministra degli esteri in Lucania arriva lei, lì dove la gente quando non l’ha mai vista gli da’ il 2% in più del plebiscito nazionale, e poi (alle regionali, ndr) ci sono 40 voti preferenziali su 40.000! Mi volete da’ una spiegazione? (…)
Radicali in altre liste? Quando Massimo Bordin chiede se c’è la possibilità che qualche radicale sia presente in qualche lista Pannella risponde:
“Mi pare che sarebbe logico! Perché corrisponde a quello che accadrebbe in molti partiti in casi numerosi. Io non credo che ci saranno casi numerosi ma credo che ce ne saranno di sicuro. … E so che significa, magari, poter essere letti, sappiamo l’importanza di essere nelle istituzioni perché sappiamo usarla non solo per sgovernarle o per fare quella politica che ci porta – in questi 40 cinquant’anni – nella situazione fallimentare del nostro territorio.
(…) È cosa automatica che, se non si verificasse poi se non con eccezioni che confermano la regola, sarebbe un’ulteriore dimostrazione del permanere della diversità radicale come diversità alternativa, socialmente, alle altre.
È naturale e di conseguenza, ho detto, se accadrà il modo eccezionale dimostra in modo positivo la diversità Radicale perché questi naturali istinti dovrebbero fare presenza ancor più evidente nella condizione della “fame” Radicale, concretamente delle difficoltà eccetera.
Quindi fornendo non sono più alibi ma più ragioni non da condividere magari ma ragioni. Però qui mi corre l’obbligo di dire noi una volta abbiamo avuto quando ancora in televisione qualche volta c’andavo una volta che abbiamo avuto 42.000 persone che si sono iscritti; allora mi pare costasse 200mila lire la tessera. …
Siamo molto attenti mi pare che oggi dobbiamo pur sapere che da radio radicale c’è il rischio di saturazione, … diventa un imbuto. Non c’è, attorno, la conoscenza di queste cose.
Io invece voglio credere che proprio questa nostra richiesta, questo nostro preannuncio, quello di fare una cosa più importante che, al limite, fare concorrenza Bonelli, Ingroia o altre cose del genere; e cioè fornire una forza anche di documentazione, che significa ricerca, e ci vuole tempo; perché ci vuole tempo in quanto non ci sono fondazioni che lavorino per noi per far sì che le nostre presenze sulle giurisdizioni internazionali e nazionali possono rappresentare un salto di qualità che faccia conoscere la forma di democrazia reale di adesso rispetto a quella di cinquant’anni fa.
Cioè di fare non, appunto, l’autopsia del corpo, ma fare l’anatomia e vedere quali sono i germi i virus che attaccano la salute e quali la difendono. E può avvenire appunto attraverso anche la sottovalutazione che si ha dell’importanza di riuscire.
(…) Era Loris fortuna che mi aveva colpito quando dicevano i radicali extraparlamentari e lui diceva testualmente: «Io non ho mai conosciuto una forza politica e culturale che abbia tanta capacità di occuparsi delle istituzioni, di nutrirle, di alimentarle, comunque, anche in termini critici di sostegno» e credo che, in effetti, questo ci rappresenti in modo positivo; se pensiamo poi anche le cose che convincevano, oltre a Loris Fortuna, anche Altiero Spinelli, per esempio, nei nostri confronti, ma che in questo momento (tornano d’attualità, ndr); ho detto che sono grato a Radio Radicale che credo l’abbia data due volte questa cosa singolare: vado a Monaco a ribadire, parlo in italiano agli uiguri, per ribadire la nostra posizione, quella del Dalai Lama e di Rebia Kader, in termini durissimi, chiarissimi e, mi pare, anche adesso stiamo vedendo essere accettata dai 50 rappresentanti che erano presenti a questo che era un loro consiglio nazionale e non già un congresso. L’elemento di afflato comune, di comprensione, è stato proprio quando dicevamo che dobbiamo aiutare la Cina a prendere più democratica la situazione anche degli Han oltre che di Pechino. …
Per Pannella, in Italia …
(…) Il processo di putrefazione di questi regimi non democratici che dal 1920, grosso modo con una breve pausa hanno governato il territorio italiano.
Abbiamo oggi un territorio che, in tutte le parti, parla in modo eloquente nel senso che esprime le situazioni patologiche che vengono solo da noi, magari, individuate per curarle mentre abbiamo comportamenti dei vari governatori che avvolte ci sembrano vecchi di quarant’anni. E devo dire c’è una cosa che mi pare importante: intanto questo fatto, veramente, di questa scorpacciata in posta di un uomo, non importa quale; da un mese, nei confronti di uno: il presidente del consiglio. Mentre dibattiti ci sono solo di quelli miseri o miserabili dibattitucci, di liti interne fra loro signori, cioè fra componenti di un’associazione che litigano enormemente. Ho sentito che viene la nostra vecchia osservazione, che avevo fatta già a proposito del peculato, ma abbiamo ridetto poi del falso in bilancio vengono oggi vi evidenziati come – anche tecnicamente – un crimine mentre era stato sostanzialmente depenalizzato di fatto.
Quello a cui assistiamo sono tipiche di chi di un direttivo di Associazioni. Non c’è mai una visione riformatrice che si contrappone. Come nel caso del voto di scambio sul quale c’è un dibattito scandaloso. Gli italiani assistono ad dissensi violenti costantemente come ne condomini votano contro ma governano e sgovernano assieme.
Riferendosi ai grillini, dice:
La partitocrazia ha capito che questi non sono pericolosi perché sul piano della protesta, della denuncia e anche dell’onestà che continua ad esserci dietro, ma non rappresentano un pericolo nella durata perché non sono propositivi. Perché non hanno un’idea del tipo di Stato, diciamo, anglosassone, europeo.
Ignorano i nessi e ci stanno, adesso, tra Stati vecchi all’anglosassone, come punto di riferimento, e il benessere sociale ufficiale anche spesso in buona parte tenendo presente le fasce più povere più umili.
(…) Una cosa mi ha colpito di Renzi: che essendo fiorentino e toscano, Toscana che ha sempre prodotto delle posizioni religiose e ti ha espressa nella storia da quelle savonaroliane a quelle di La Pira o cattolici-liberali o quelle che hanno portato la Toscana a essere una regione governata dal Pci e dai succedanei (…), non ho trovato nessuno tra quanti lo conoscono o hanno conosciuto che abbia detto: “aveva un periodo in cui era convinto …”. Mi pare una caratteristica: è uomo apparentemente agile perché non hai il peso delle convinzioni. La sua convinzione e che è possibile con abilità avere successo”.
Bordin: (…) In Vaticano c’è invece una formula: si trema e si trama.
Pannella: C’è una resistenza contro le riforme di Papa Francesco. (…) Lui non si rende conto che Giovanni Paolo II era andato in Parlamento perché aveva la saggezza per evitare che si accumulassero processi.
Lui non si rende evidentemente conto.
(…) Io dico che noi abbiamo al centro la mobilitazione dell’opinione se esistesse intellettuale dell’opinione conta ma diciamo dell’opinione dando fiducia nella gente comune ma so che a quelli noi non riusciamo in questo momento a corromperli con le nostre cose. Beh, la cosa di Emma Bonino e la cosa del parere del Presidente della Repubblica riuscirei a dirli in tre minuti; è quello che loro, adesso, non vogliono più aprirmi la possibilità di fare questo.
Però, … quello che è essenziale adesso e far udire, scrivere, l’essenziale delle cose che vengono negate in patente violazione del diritto italiano del diritto internazionale che connoti quindi in modo chiaro quello che, purtroppo, il Papa ritiene che sia già chiaro. Invece non è chiaro. (…)
Tendono a distrarre il problema del diritto e dei diritti che poi include quello penitenziario, ma se quello penitenziario non lo inquadri dicendo: guardate che tutti questi, alla fine con noi, adesso, riconoscono che è una misura strutturale che già costringe alla ri-forma. È un fatto che, di per sé è già riforma che non può più essere abbandonata. E questo è quello che non deve essere detto, è questo che non deve essere sentito. Magari preferiscono dibattere su Stefano Rodotà Presidente della Repubblica al posto di questo nostro. (…) Temo, però, che non potremo permettercelo alla lunga che li nostro territorio continui ad essere massacrato, con tutto il suo popolo, come lo è proprio perché un problema di diritto e di diritti negati che si traducono in morti ammazzati, tutto qua. Perché la percentuale, appunto, di malattie dovute, e in modo accelerato, al deterioramento delle possibilità di vita sui territori che noi abbiamo nel nostro Paese; è cosa che può avere l’eloquenza se, a un certo punto, qualche giornale di alta tiratura mostri le percentuali di tumori nei bambini. Queste sono le cose che dobbiamo fare ….
Assieme, aggiunge Massimo Bordin, a una campagna affinché tutti i territori che ne sono ancora sprovvisti, la Campania in primo luogo, si doti di un registro tumori regolarmente accreditato e che, periodicamente, rendano pubblici i dati di mortalità per ciascuna patologia oncologica.
Chi controlla buona parte dell’accesso al credito, in questo Paese? Com’è noto, anche se forse non lo è abbastanza, la proprietà di molte banche italiane è in mano ai partiti. “Fuori i partiti dalle banche”, quindi, è l’hashtag della nuova campagna “economica”, che il partito di Emma Bonino e Marco Pannella affianca alla lotta, ancora in corso, per la giustizia e l’amnistia. La campagna, che farà tappa anche in Calabria nel mese di marzo, è stata annunciata e promossa online, giovedì 27 febbraio, da Rita Bernardini, Valerio Federico e Alessandro Massari, rispettivamente segretaria, tesoriere e componente della direzione nazionale del partito. Dagli anni ’90, le fondazioni bancarie, anomala invenzione italiana per mettere una pezza alla richiesta europea di privatizzare il sistema creditizio, di fatto scelgono gli amministratori delle banche; gli enti locali e le Regioni, a loro volta, sono i soggetti che nominano la guida delle fondazioni bancarie e il gioco è fatto. In sostanza, nel nostrano sistema bancario, molte banche che quotidianamente decidono come distribuire il credito, sono, in realtà, controllate dalla mano longa, neanche troppo nascosta, dei partiti. La questione è emersa lampante con la vicenda del Monte dei Paschi a Siena ma i partiti, attraverso gli enti locali e le regioni, controllano dappertutto le fondazioni. Ecco perché, la campagna #sbanchiamoli di Radicali italiani parte proprio dalle e nelle Regioni, dagli enti locali e, in generale, dalle periferie. Per Valerio Federico è così per la Banca di Sardegna, per la Banca Carige, per Intesa San Paolo: “I vertici del MPS nominati dalla politica hanno gettato al vento 4 miliardi di euro, con delle operazioni finanziarie scriteriate. Di chi è la responsabilità? Naturalmente” – per il tesoriere di radicali italiani – “la responsabilità è della proprietà, quindi, della fondazione bancaria e, quindi, dei partiti che hanno scelto i vertici della fondazione bancaria e delle banche. Banca Marche – continua Federico – è stata commissariata perché mal gestita dalle fondazioni bancarie e dai vertici scelti dalle fondazioni bancarie e dai partiti. Casi e scandali che sono l’emblema di un sistema che non funziona, che vede la commistione tra la politica e le banche, tra la finanza e i partiti”. È possibile, con un sistema del genere, garantire il credito ai cittadini e alle imprese che lo meritano, oppure è più facile che a trovare facilmente credito, presso i più importanti istituti del nostro Paese, sono sempre i soliti “amici degli amici”? “Le banche – continua Valerio Federico nel video che promuove la campagna – dovrebbero occuparsi di prestare i soldi alle imprese, di prestare i soldi ai cittadini, dovrebbero occuparsi di prestare i soldi per quelle StarUp, per quelle imprese giovani, più promettenti e, magari, di finanziare idee innovative. Invece, le fondazioni bancarie, sostanzialmente, bloccano l’afflusso di capitali verso le banche italiane; e lo bloccano perché – prosegue il tesoriere di Radicali italiani – hanno tutto l’interesse di farlo per garantire, così, ai partiti di continuare a mantenere il controllo delle banche e del credito”. È un sistema distorto, da superare, per rilanciare lo sviluppo perché, nota Federico: “gli effetti di un sistema che non concede credito, che ne concede poco o lo concede male, sono minore competitività del Paese, perdita di occupazione, riduzione della domanda interna. Il credito orienta il consenso, quindi il voto. Alle Banche servono nuovi flussi di capitali per i cittadini e per le imprese, ma alla politica non conviene, altrimenti ne perderebbero il controllo. La conseguenza è che il credito alle imprese concesso è diminuito costantemente dal 2007 ad oggi. In sostanza, con un sistema creditizio-bancario che non funziona, il Paese non riparte. Separiamo, dunque, i partiti dalle banche, la politica dalla finanza. I partiti – conclude Federico – hanno l’obbiettivo di accrescere consenso, non hanno l’obbiettivo di prestare i soldi a chi merita. Il rischio che lo prestino a chi è loro vicino, agli amici e agli amici degli amici, è un rischio evidente”.
Dall’introduzione Era la sera del 22 marzo, un venerdì diverso dagli altri, almeno per me. L’orologio segnava le ore 20,20 e correva l’anno 2013. Mi trovavo in via della Pisana 1.301, sede del Consiglio regionale del Lazio, nella mia stanza al secondo piano della palazzina E.
Vista l’ora tarda, gli uffici erano vuoti. I colleghi del gruppo Bonino-Pannella erano andati via, la documentazione portata altrove e i computer resettati. Un’esperienza durata circa tre anni giungeva al termine. Una fase della mia vita s’era conclusa, ciclo cominciato al fianco di Emma Bonino candidata alla presidenza della Regione Lazio e trascorso al servizio dei due consiglieri Radicali eletti in Consiglio regionale. Scelsi di abbandonare per ultimo quei locali, l’epilogo sentivo il bisogno di viverlo in solitudine. Provavo una strana sensazione d’angoscia mista a rabbia e, come colonna sonora del momento, mi facevano compagnia i rumori naturali di quel luogo e l’odore nauseabondo proveniente dalla discarica di Malagrotta.
Una volta chiusa la stanza percorsi il piano terra per raggiungere l’uscita. I corridoi lunghi e deserti mi provocarono momenti di scoramento, inadeguatezza e riflessione. Ricordo bene d’aver superato nel silenzio assoluto l’aula consiliare e le sale dedicate alle commissioni. Mi ritornò in mente, come in un cortometraggio, tutto quello a cui avevo assistito in quasi tre anni di vita politica. Ripensai ai dibattiti, agli scontri, agli scandali e alle tante inchieste. In particolare, tornai a luglio del 2010, nell’aula della commissione Bilancio, dove si discuteva il primo atto importante della Giunta Polverini, ovvero l’assestamento. Era notte fonda e il testo ancora non era stato approvato. La sala gremita al punto che non v’erano posti a sedere. Gli emendamenti presentati erano migliaia e il via vai di persone che s’informavano sull’orario di ripresa della seduta era interminabile. Ricordo la noia di alcuni, il disappunto di altri e il disagio che cominciava a trasparire sui volti di quasi tutti i presenti. La mezzanotte s’avvicinava, gli addetti ai lavori c’erano ma mancavano i consiglieri. Non era inconsueto scorgere qualcuno andar via per la disperazione, così come non c’era da meravigliarsi della tanta gente presente nonostante l’orario tardo. Il bilancio è atto importante di cui discutere, e per l’occasione molte persone erano venute a far visita al proprio consigliere di riferimento. I soldi in ballo erano molti e gli avvoltoi sempre pronti, la preda era quasi in tavola ed era ghiotta. Rammento ancora oggi un funzionario guardare desolato l’orologio, erano le 00,25, ma proprio durante quell’ennesimo attimo di scoramento qualcuno finalmente uscì dalla sala per avvertire i colleghi che la seduta stava per riprendere. Un uomo dalla stazza possente riaprì i lavori: era Franco Fiorito, presidente della commissione Bilancio della Regione Lazio.
La manovra finanziaria costituisce senza dubbio l’atto più importante per una regione, perché influisce successivamente nella vita di ogni cittadino. Ma tra i presenti aleggiava la sensazione che tutto ciò fosse secondario e che quella sede istituzionale fosse del tutto marginale. Oggi non è difficile indovinare i reali motivi dei considerevoli ritardi con cui iniziava la commissione Bilancio e di certo l’estrema lentezza dei lavori non era ascrivibile a grandi dibattiti o a doverosi scontri sulla manovra finanziaria. Quello su cui si doveva decidere in pubblico era già stato concordato nelle riunioni segrete, tenutesi precedentemente e utili al raggiungimento di un mero accordo di convenienza tra i membri della commissione e la Giunta. La materia del contendere diventerà chiara solo a distanza di molti mesi, allorquando scoppieranno gli scandali relativi ai fondi dei gruppi consiliari.
Le mie rievocazioni sull’attività di quella commissione furono interrotte da una telefonata di un caro amico, dirigente del Partito democratico, con cui intrattenni una breve conversazione inerente l’analisi del voto. Gli chiesi del perché non si fosse candidato alle elezioni regionali e la sua risposta fu tanto sincera quanto inquietante. Mi confidò di non avere quel milione di euro necessario per nutrire una qualche speranza d’essere eletto. Non feci la minima fatica a collegare quella sua affermazione con quanto visto durante la legislatura appena conclusa. Infatti, ripianare i debiti delle passate elezioni e mercanteggiare per le future tornate elettorali era stato il pensiero ossessivo-compulsivo di molti eletti della consiliatura guidata dal centro-destra. La legge elettorale prevista per le elezioni regionali di certo non aveva giovato e la ricerca quasi spasmodica delle preferenze era stata una delle cause della consolidazione di un sistema corrotto e corruttore. Siamo di fronte a un regime basato sull’illegalità che crea profitti illeciti e trova come terminale ultimo, specie negli enti locali, non tanto i partiti in quanto tali ma i singoli capi banda di zona. Proprio per questo, in virtù del maggior potere conferito alle regioni attraverso la riforma del titolo V della Costituzione, e tenendo conto del superamento della forma partito così come conosciuta nel secolo scorso, diventa più complesso spiegare questo tipo di fenomenologia attingendo alle teorie sulla partitocrazia esposte negli anni da personaggi del calibro di Ernesto Rossi, Panfilo Gentile, Giuseppe Maranini e Marco Pannella. La telefonata terminò con questi pensieri, tristissime considerazioni, che rafforzavano ancor più la mia convinzione di assistere a partite elettorali truccate.
Nel riprendere il cammino verso l’uscita dell’edificio, la mia attenzione s’indirizzò verso l’unica sala aperta dell’intero emiciclo, il luogo dove di solito si riuniva la commissione Sanità. Dalla porta socchiusa usciva un tenue fascio di luce. Cercai di sbirciare per vedere se ci fosse qualcuno ma la sala era deserta. Una degna rappresentazione finale d’una commissione simbolo per la sua improduttività. Una materia tanto dibattuta in campagna elettorale da divenire paradossalmente un vero e proprio spettro durante i tre anni di legislatura. Ebbene sì, a via della Pisana 1.301 aleggiava un fantasma chiamato sanità. Eppure stiamo parlando d’una Regione che, con la Campania, concorre a comporre il 63 per cento del debito complessivo della sanità italiana. Motivo per cui qualche sprovveduto elettore avrà pensato che, vista la situazione disastrosa, in Consiglio regionale non si facesse altro che parlare della salute dei cittadini. Verrebbe da dire: povero illuso!
La verità era un’altra: c’era stata una sola donna al comando e tutto il resto contava poco o nulla. Tutti coloro che nel 2010 vennero eletti non potevano proferire parola sul tema. Ragioniamo, si badi bene, di una materia che copre circa il 70 per cento del bilancio regionale. Settanta consiglieri “costretti” ad assistere inermi al sovraffollamento dei pronto soccorso, alle nomine dei direttori generali delle Asl, alla chiusura degli ospedali e alle varie urgenze conseguenti di un sistema al collasso.
Le notizie si apprendevano solitamente dai giornali. Nulla di più era dato sapere, si correva il rischio dell’orribile reato di lesa maestà! Il sindacato ispettivo era una funzione totalmente elusa: tutti potevano chiedere informazioni, tanto nessuno avrebbe risposto. La sanità era un affaire esclusivo di Renata Polverini. Non bisognava disturbare il manovratore altrimenti, specie per gli eletti nella maggioranza, si poteva rischiare l’accusa di tradimento.
Il fantasma sanità raramente si manifestava ai comuni mortali. Per vederlo prendere forma bisognava attendere luglio e dicembre d’ogni anno. Medesimo periodo in cui l’assessore al Bilancio, Stefano Cetica, appariva in commissione. Ma nessuno si faceva illusioni: costui si sarebbe limitato a illustrare una rapida relazione per lo più ragionieristica. Nel cuore del problema non era permesso entrare, neanche dopo aver ascoltato l’assessore affermare che i cittadini del Lazio sarebbero stati costretti a pagare attraverso le proprie tasse circa tre milioni di euro al giorno per spese inerenti gli interessi sul debito.
Per amore della verità, va ricordato che la stragrande maggioranza dei consiglieri regionali, presi com’erano a occuparsi del “controllo” del territorio, non nutrivano il minimo interesse nel rivendicare la potestà legislativa; ci si accontentava di qualche apparizione silente. Ad alcuni signori poco importava di quanto era stato promesso in campagna elettorale. Erano ben consapevoli che, in mancanza di un reale stato di diritto, durante le elezioni contava, e molto, solo chi aveva lavorato meglio per la compravendita del consenso. Il fantasma sanità, anche per questo, continuava ad aggirarsi nei corridoi della sede regionale. A volte qualcuno provvedeva a informare dal sito della Regione Lazio che, ogni settimana, si materializzava all’interno della commissione predisposta. Le sedute erano quasi esclusivamente dedicate all’ascolto delle associazioni e dei sindacati di categoria. Uno sfogatoio senza sbocchi legislativi e senza risposte concrete. La verità era tanto semplice quanto pericolosa. Neanche una proposta di legge consiliare arrivò in aula, le interrogazioni non trovarono mai nessuna risposta e l’accesso agli atti fu sistematicamente raggirato. In parole povere, la delega più importante era divenuta uno spettro. Con questa triste convinzione varcai per l’ultima volta l’uscita del Consiglio regionale: il mio lavoro lì dentro era finito. Quel luogo era stato per tanti mesi l’epicentro di scandali, polemiche e indagini della magistratura che s’erano estese poi anche ad altre regioni italiane. I finanziamenti occulti ai gruppi consiliari, misti all’ingordigia strafottente e bulimica di alcuni e conditi da una buona dose di gossip nostrano sulle grandi e inutili spese della casta, avevano scatenato l’indignazione popolare. Motivo per cui televisioni, giornali e radio si occuparono del caso Lazio.
Mi resi conto che sulla regione nella quale vivo c’era tanto altro da raccontare, visto che la bancarotta non si limitava alla sola sfera morale ma debordava negli ambiti economici e democratici. Tant’è vero che la Corte dei Conti, in una delle sue ultime relazioni, puntò il dito contro coloro che avevano governato negli ultimi anni, stilando accuse pesantissime quali: violazione dei princìpi di chiarezza e comprensibilità del bilancio; mancanza del carattere di certezza del livello d’indebitamento; erronea modalità di calcolo delle spese per il personale e mancato monitoraggio della spesa per consulenze esterne. Ma v’era di più: nel territorio esisteva ed esiste ancora oggi un mondo sommerso costituito da società partecipate, agenzie regionali ed enti pubblici di cui difficilmente si conoscono dati e valutazioni sui risultati economici e finanziari. …
http://www.massimilianoiervolino.it/recensioni-default-lazio/198-default-lazio-l-introduzione.html
Anche Abolire la misera della Calabria sostiene l’iniziativa della marcia di Natale per amnistia e indulto come unici strumenti idonei ad uscire da condizione di illegalità patente dello Stato
Pubblichiamo la nota diffusa dalla Segretaria di Radicali italiani, Rita Bernardini.
Dopo il Messaggio del Presidente della Repubblica Napolitano, dopo quanto affermato dalla Corte Costituzionale nelle motivazioni di una sua recente sentenza, non ci sono più alibi per non fare ciò che è un obbligo fare se vogliamo che il nostro Paese interrompa la flagranza criminale in cui si trova da troppo tempo per le condizioni inumane e degradanti nelle nostre carceri e per le condizioni della nostra Giustizia, massacrata dall’insopportabile zavorra della sua decennale “irragionevole durata dei processi”.
L’8 ottobre scorso, nel suo Messaggio alle Camere, il Presidente Napolitano, dopo aver ricordato tutta una serie di misure legislative e amministrative da perseguire congiuntamente, scriveva:
(…) “Tutti i citati interventi – certamente condivisibili e di cui ritengo auspicabile la rapida definizione – appaiono parziali, in quanto inciderebbero verosimilmente pro futuro e non consentirebbero di raggiungere nei tempi dovuti il traguardo tassativamente prescritto dalla Corte europea. Ritengo perciò necessario intervenire nell’immediato (il termine fissato dalla sentenza “Torreggiani” scadrà, come già sottolineato, il 28 maggio 2014)con il ricorso a “rimedi straordinari”.”(…)
Il 22 novembre scorso, la Corte Costituzionale, nel depositare le motivazioni della sentenza n. 279/2013, riferendosi alla sentenza Torreggiani e alla scadenza del 28 maggio 2014 dalla Corte EDU, scriveva:
(…) “È da considerare però che un intervento combinato sui sistemi penale, processuale e dell’ordinamento penitenziario richiede del tempo mentre l’attuale situazione non può protrarsi ulteriormente e fa apparire necessaria la sollecita introduzione di misure specificamente mirate a farla cessare.” (…)
Insomma, NON C’E’ PIU’ TEMPO, un provvedimento di AMNISTIA e di INDULTO è strada obbligata se vogliamo smetterla con le torture di Stato in carcere e con la Giustizia negata, perché troppo “irragionevolmente” lunga.
La proposta di Marco Pannella di Marciare il giorno di Natale da San Pietro alla Sede del Governo a Palazzo Chigi, vede formarsi in queste ore un autorevole Comitato di promozione della Marcia.
Perché partiamo da San Pietro, cioè dalla sponda destra del Tevere? «Anche Dio è un carcerato, non rimane fuori dalla cella», «è dentro con loro, anche lui è un carcerato” – Non solo perché Papa Francesco ha pronunciato frasi così significative incontrando i cappellani penitenziari ma, soprattutto, perché proprio all’inizio del suo mandato ha fattodue gesti concreti: ha abolito l’ERGASTOLO all’interno dello Stato Vaticano e ha introdotto nell’ordinamento dello stesso il REATO DI TORTURA, cosa che in Italia ancora non si è fatta a distanza di venti anni dalla firma della Convenzione ONU.
Perché arriviamo davanti a Palazzo Chigi?
Per aiutare il Governo e la Ministra Annamaria Cancellieri a svolgere un ruolo di impulso, attivo, nei confronti di un Parlamento, che sembra aver lasciato cadere nel vuoto il messaggio di Napolitano. D’altra parte, a giugno, era stata proprio la guardasigilli a dire “L’amnistia è imperativo categorico morale. Dobbiamo rispettare la Costituzione”.
Primo elenco dei promotori della Marcia di Natale
Don Antonio Mazzi, fondatore delle comunità Exodus
Don Ettore Cannavera, Presidente dei cappellani penitenziari sardi
Eugenio Sarno, Segretario della Uil penitenziaria
Luigi Manconi, Presidente Commissione Diritti Umani del Senato
Patrizio Gonnella, Presidente Associazione Antigone
Marco Arcangeli, Presidente Camere Penali di Rieti
Salvo Fleres, già Garante dei diritti dei detenuti per la Regione Siciliana,
Angiolo Marroni, Garante diritti dei detenuti della Regione Lazio
Stefano Anastasia, presidente onorario Associazione Antigone
Sandro Gozi, deputato Pd, doppia tessera radicale
Valerio Spigarelli, Presidente dell’Unione delle Camere Penali Italiane (UCPI)
Ristretti Orizzonti
Il Quinto Congresso di Nessuno tocchi Caino, l’associaIone che si batte contro la pena di morte ( e contro la morte per pena che in Italia l’Ha sostituita), è stato convocato per il 19 e 20 dicembre 2013 nella Casa di Reclusione di Padova.
Come si legge in una nota firmata dal Presidente (Marco Pannella), dal Segretario (Sergio D’Elia) e dal tesoriere (Elisabetta Zamparutti), Il Congresso, che si svolge in collaborazione con “Ristretti Orizzonti”, associazione particolarmente attenta alle questioni del carcere e della pena, si aprirà giovedì 19 alle ore 13.30 con le relazioni del Segretario Sergio D’Elia e della Tesoriera Elisabetta Zamparutti e concluderà i suoi lavori venerdì 20 in tarda mattinata.
Nel corso del Congresso sarà illustrata quella che è una tendenza ormai irreversibile verso l’abolizionedella pena di morte nel mondo e verranno discussi anche gli obiettivi della campagna di Nessuno tocchi Cainodopo l’approvazione nel dicembre 2012 della nuova Risoluzione sulla Moratoria Universale delle esecuzionida parte dell’Assemblea Generale dell’ONU.
di Carmelo Puglisi
E’ fatta; i Radicali hanno consegnato le firme raccolte presso la Corte di Cassazione. Buone notizie per quelle che riguardano i sei quesiti referendari sulla Giustizia Giusta, che ammontano a circa 532.000. Non sono invece state raccolte abbastanza firme sui sei quesiti referendari in materia di Libertà e Diritti Civili, che recavano proposte importanti quali l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti e il divorzio breve. Proposte ch’erano condivisibili, ma che qualche Partito ha volutamente ignorato.
Il Partito Democratico ha fatto orecchie da mercante, facendo mancare il suo appoggio anche sulle proposte riguardanti Lavoro e Immigrazione. In molti casi non si sono nemmeno espressi, astenendosi. In altri hanno addirittura ostacolato la raccolta, cacciando radicali ch’erano intenti a raccogliere firme con regolare permesso, solo perchè li aveva firmati anche Berlusconi.
Rimandato con debito anche Grillo, che dopo un iniziale dichiarazione nella quale aveva detto che li avrebbe appoggiati, ha stranamente fatto marcia indietro.
Per SEL e PSI, va fatto un discorso a parte. Avevano entrambi promesso di sostenere la raccolta firme – anche se limitata solo ad alcune proposte che condividevano – ma, concretamente, hanno fatto molto poco.
Fatta eccezione per sparse realtà politiche locali che fanno riferimento ai sopracitati partiti, i dirigenti nazionali e i due leader (Nichi Vendola e Riccardo Nencini) non si sono ahimè impegnati per come avrebbero potuto, forse anch’essi frenati dall’appoggio di Silvio Berlusconi, il cui contributo, piaccia o non piaccia, sia in termini di visibilità che di numeri, è stato determinante. Se Psi e SeL si fossero impegnati con tutte le loro forze, non avrebbero avuto problemi a raccogliere firme sufficenti anche per quanto riguarda gli altri sei quesiti referendari. Forse ancora troppo legati a certe logiche di Partito che gli impediscono, in larga parte, di comprendere che le idee non si dividono in “Idee di Sinistra” e “Idee di Destra”, ma che esse sono, molto più semplicemente, Buone o Cattive idee.
Anche il PDL, tuttavia, ha qualche colpa. Il Popolo delle Libertà, infatti, si è in gran parte attivato solo per fare firmare le proposte referendarie sulla Giustizia Giusta, un boomerang che potrebbe ritorcersi contro.
E’ infatti altamente probabile che, quando andremo a votare per i referendum, il PD punterà sullo spaccare in due l’Italia, gridando ai megafoni il falso slogan “Non votateli, sono i Referendum per Berlusconi”.
Balle. Sono i Referendum degli italiani e per gli italiani, atti a risolvere in gran parte il problema legato al sovraffolamento delle carceri che costringe migliaia di detenuti a vivere in condizioni disumane, per le quali – ricordiamolo ancora – la Corte di Strasburgo ci condanna ogni anno.
Responsabilità Civile dei Magistrati, abolizione dell’Ergastolo, uso adeguato del carcere preventivo, rientro dei magistrati fuori ruolo e separazione delle carriere fra giudici e Pm.
Dell’approvazione di quale di queste proposte beneficerebbe Silvio Berlusconi? Nessuna, in quanto il suo caso giudiziario, passato in giudicato, non ha elementi in comune con chi da anni aspetta Giustizia, con chi dev’essere risarcito dopo un errore giudiziario (non coi soldi dei cittadini, ma con quelli di chi ha sbagliato ad emettere la sentenza), con chi viene condannato per reati lievi al carcere preventivo (per poi risultare innocente nel 50% dei casi).
Sono i problemi di milioni di italiani, non di Silvio Berlusconi.
Teniamolo bene a mente, per quando verrà il momento di votare.