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Il debito pubblico, le proposte @Radicali e l’informazione che non c’é

Che il debito pubblico abbia costi elevatissimi, anche in termini sociali, l’han capito anche i più piccoli. Aggiungo che la lotta alla povertà e alla miseria che ne discendono dai tagli alla spesa sono, almeno per chi scrive, il problema centrale di un Paese, sempre più paese ‘canaglia’ non solo perché incapace di assolvere ai suoi compiti essenziali e di rispettare le sue stesse leggi.

Sul Corriere della Sera dello scorso 5 settembre, Sergio Bocconi* ha ripercorso la ‘storia’ del debito pubblico italiano, dall’Unità ad oggi, e lo ha fatto con un articolo (ri)titolato dal Foglio di Giuliano Ferrara del Lunedì: “Dal 1861 il debito pubblico cresce con noi”. L’occhiello che poi incatena alla lettura è altrettanto esplicito: “Con Sella il bilancio era in pareggio. Adesso siamo saliti al 134% del Pil. Ecco come”.

Dopo aver ricordato le parole del ministro delle Finanze Pietro Bastogi rivolte alla Camera nell’aprile del 1861: “Perché l’Italia meriti il credito di tutta l’Europa deve cominciare a rispettare i debiti contratti …”, il giornalista, nel suo minuzioso commento, nota come Quintino Sella, già nel 1875, era riuscito a ripianare il debito dello neo Stato italiano riportando un sostenziale pareggio tra entrate e uscite. E il Bocconi nota pure come, fino al 1975, pur avendo compiuto un balzo in avanti raggiungendo un debito pari al 56% del proprio Pil, l’Italia rimane sostanzialmente “virtuosa”: “Nel 1970 la situazione di finanza pubblica – scrive Bocconi – è normale: la spesa è pari al 33% del Pil e il debito è al 37%”.

Dieci anni di governi (Rumor, Colombo, Andreotti, Moro, Cossiga e Forlani) democristiani e di quello che, a ragione, il giornalista definisce un “welfare elettorale ad alta inflazione”, “conducono, nel 1980, a una spesa del 40,8% del Pil”, ma siccome le entrate da gettito fiscale crescono della metà, il risultato è che “il debito arriva al 56% rispetto al Pil” e “il peso degli interessi passa dall’1,3% al 4,4%, i prezzi aumentano del 21,2% l’anno e i tassi reali sono negativi del 5,8%”.

Il debito pubblico italiano. Fonte: soldionline.it

Poi il giornalista ricorda che, dal 1980, iniziano anche quello che definisce “gli anni del craxismo” che spingono la spesa pubblica “ad impennarsi ulteriormente” sino “al 50% del Pil”.

Nell’articolo, a questo punto, si fa notare che questi ‘anni del craxismo’:

Sono però anche anni caratterizzati da un’inversione di tendenza nelle politiche monetarie internazionali che si inaspriscono a partire dall’America reganiana. Nell’85 in Italia, (nonostante il buon andamento dell’economia) il debito sul Pil «vola» all’80,5% ed è importante osservare – sottolinea Sergio Bocconi – che se il totale della spesa pubblica cresce di cinque punti di interesse raddoppiando all’8,4% del Pil con tassi reali che adesso favoriscono i sottoscrittori dei titoli di Stato perché sono positivi e pari al 4,5%. Il macigno pesa. Il trend prosegue negli anni successivi – si spiega nell’articolo – e il debito che nel ’90 è al 94% nel 1992 supera la soglia del 100%: siamo al 105%. Cambiano i governi, da Andreotti ad Amato e Ciampi, scatta l’adesione al trattato di Maastricht (che enetra in vigore nel novembre del 1993) e cadono anche i tassi e il loro peso relativo sulla spesa e Pil. Nel ’92-’93 – prosegue ancora il giornalista – cominciano anche le privatizzazioni che vedono Romano Prodi prima alla guida dell’Iri e poi nel ’96 all’esecutivo. Le cessioni di banche e aziende di Stato con lo smantellamento delle partecipazioni statali «fruttano» complessivamente 127-130 miliardi. Grazie dunque al combinato disposto di aumento delle entrate, riduzione delle spese,ritorno all’avanzo primario e un forte calo del peso degli interessi (che passano dal 10,1% nel ’95 al 3,2% nel Duemila) il rapporto fra debito e Prodotto interno lordo scende al 121% del ’94 al 108 del 2001. Per toccare il minimo nel 2007 al 103,3% quando al governo c’é di nuovo Prodi.

Ebbene: come e perché in meno di dieci anni si toorna al 134%? L’avanzo primario – conclude Bocconi – è pari in media al 2%, la spesa, al netto delle cessioni pubbliche, resta intorno al 50% del Pil e anche le entrate non registrano rilevanti variazioni. Ma mentre il Pil cresce zero in termini nominali e ha segno meno in termini reali, gli interessi rappresentano in media sempre il 5% circa del Pil. Il debito, nonostante i tassi bassi e lo spread relativamente contenuto, costa. Tanto”.

Un’ottima ricostruzione della storia del debito pubblico che, però, appare un po’ omissiva. E perciò inidonea ad essere considerata pagina di ‘storia’.

Nella ricostruzione sembrerebbe che, mentre tutti i partiti facevano volare la spesa per un “welfare elettorale ad alta inflazione”, in Parlamento non ci fosse nessuno che, già negli anni ’80, chiedesse esplicitamente di risanare questa anomalia tutta italiana.

Non si capisce se il giornalista lo faccia colpevolmente: nel ricostruire la storia omette completamente di ricordare ai suoi lettori che, contro quel sistema di ‘”welfare elettorale” che portava al disastroso indebitamento dello Stato, c’era una partito che – ragionevolmente – proponeva altro.

Dal 1980 in poi, contro l’aumento del debito pubblico, Marco Pannella e i radicali presenti in Parlamento, condussero una specifica battaglia politica: relazioni di minoranza su bilancio alla Legge Finanziaria, emendamenti, proposte di legge, interventi in Aula e commissioni, analisi e proposte per il governo del debito, della sua dinamica e sui rischi politici (oltre che finanziari ed economici) per le istituzioni e il paese.

Come ricorda il Prof. Marcello Crivellini, docente di Analisi dell’Organizzazione di sistemi sanitari presso il Politecnico di Milano, e Deputato, in quegli anni, del Partito Radicale, “L’analisi radicale non si fermava alla denuncia politica ma coerentemente portava a proposte, quantitative e scandite nel tempo, per la soluzione del problema”.

Proposte che, come emerge anche dalla ‘ricostruzione’ del Bocconi, ancora oggi vengono completamente dimenticate, del tutto ignorate.

Gli atti depositati e sottoposti alla discussione parlamentare” – ricorda il professor Crivellini nel documento presentato allo scorso congresso dei Radicali – “sin dai primissimi anni 80 mostravano, … , che nel confronto con i maggiori paesi industrializzati comparabili: il valore del debito pubblico italiano in percentuale sul PIL era quasi il doppio degli altri; l’andamento era crescente e palesemente senza controllo; la denuncia (10 anni prima che a Maastricht fosse adottato questo valore come limite) che stava per essere superato il valore del 60% sul PIL e la pericolosità di tale soglia; la denuncia che l’indifferenza dei partiti di governo e di opposizione (PCI da una parte e MSI dall’altra) avevano portato a considerare il ricorso all’indebitamento una normale forma di copertura; la previsione che tali dinamica e cultura avrebbero portato a totale dipendenza finanziaria dai mercati e a un vero e proprio commissariamento politico ed economico del paese”.

E’ chiaro: se si dice che i partiti sono tutti uguali, se si racconta una storia in cui tutti sono ugualmente responsabili del latrocinio del finanziamento pubblico dei partiti, se si racconta che il debito pubblico, da cui in larga parte dipende la miseria dilagante oggi in Italia, è stato generato ed alimentato da tutti i partiti egualitariamente, per un “welfare elettorale”, come se nessuno già allora vi si opponesse, è logico che la gente, il popolo, i giovani, non conoscendo e non potendo ricordare la verità, si rivolge a chi, politicamente, offre soluzioni impropbabili come quella di uscire dalla moneta unica europea.

La gente si convince che non c’è altra strada, che non ci sono altre proposte in campo. E il gioco democratico stesso ne risulta falsato.

La storia, si sa, molto spesso, gli storici la fanno leggendo le pagine delle cronache dell’epoca. Da qualche anno, però, nelle loro fonti consultabili è annoverato anche il mezzo televisivo. Ma se tutti questi media nulla raccontano di queste proposte, per dirla alla Sciascia, non è detto che la memoria di questo Paese avrà futuro.

Oggi, a 35 anni da quelle battaglie condotte in Parlamento, “dopo che tutti i problemi del paese si sono aggravati” il Prof. Marcello Crivellini ha presentato un documento al congresso dei Radicali con cui dimostra che, ancora adesso, si volesse ascoltarli, i Radicali, con le loro analisi, sono in grado di offrire una “nuova proposta radicale per il debito pubblico” che, quanto meno, andrebbe discussa in quelle, sedicenti, trasmissioni di approfondimento che, invece, si limitano ad approfondire e spettacolarizzare le rissosità del Paese.

Ma entriamo nel merito della proposta:

“La corsa dell’Avanzo primario (attualmente circa 40 miliardi di euro) al raggiungimento della somma necessaria a pagare gli interessi sul debito (circa 80 miliardi di euro l’anno) – scrive il Professore Crivellini – somiglia molto al paradosso di Zenone su Achille e la tartaruga: più si cerca di aumentare l’Avanzo primario, maggiore risulta la distanza con l’obiettivo numerico necessario” perché “il problema non è più solo finanziario e numerico ma trae origine dall’ultradecennale ritardo di riforme e di modernità in tutti i principali settori del paese”.

Un cane che si morde la coda. Come uscirne allora?

Coerentemente con l’analisi politica sul debito pubblico i radicali” – scrive ancora Crivellini – propongono una soluzione che preveda due fasi parallele e contestuali. La prima rivolta al deficit di tempo, la seconda ad azzerare il deficit di modernità civile, politico, economico”.

Crivellini scende nel dettagli e spiega come,

“Per realizzare le riforme che il paese ha rinviato da decenni e di cui ha urgente bisogno servono almeno 3 o 4 anni. Dunque” – aggiunge – “questo è il tempo che è necessario guadagnare senza che il debito rischi, con il suo enorme peso, di schiacciare definitivamente il paese. Impedire che il debito cresca ulteriormente per 3/4 anni in valore assoluto significa trovare (non dall’economia corrente e tanto meno dall’aggravamento dell’imposizione fiscale) risorse finanziarie per 120-160 miliardi di euro, cioè 3/4 volte la differenza tra Avanzo primario attuale e azzeramento effettivo del deficit complessivo. Se disponessimo di tale cifra potremmo contare, per 3/4 anni, di un debito stabile in valore assoluto (forse per la prima volta nella storia della Repubblica) e di un deficit uguale a zero, cioè di fattori di grandissima portata e riflessi positivi sui mercati internazionali da cui siamo fortemente dipendenti. Significherebbe anche stroncare la crescita del debito in rapporto al PIL, anzi ottenerne quasi certamente una diminuzione consistente. Ma soprattutto significherebbe guadagnare i 3/4 anni necessari ad attuare (non annunciare) tutte le riforme necessarie, nelle migliori condizioni finanziarie e politiche, interne ed internazionali. Per questo” – spiega scientificamente il professor Crivellini – “le due fasi devono procedere parallelamente e contestualmente: il reperimento di 120-160 miliardi di euro, non dalle risorse correnti, deve essere attuato entro lo stesso tempo necessario ad attuare compiutamente le riforme”.

In questo piano di riforme, spiega ancora Crivellini, la contestualità diventa “essenziale”:

“iIl tempo si paga. Se il tempo per le riforme si allunga, il costo si dilata e gli effetti delle riforme non sarebbero più sufficienti a riempire il gap di modernità, competitività, di risorse economiche e di debito verso gli altri paesi”.

Poi nel documento si analizzano nel dettaglio le singole proposte di riforma. Si individuano le risorse necessarie e le modalità per reperirile senza aumentare le tasse. Non sta certo a noi spiegarle, né valutarne la fattibilità concreta. Andrebbero discusse. Il dibattito, nel Paese, è invece fermo all’articolo 18, una proposta per cui i Radicali fecero già un referendum per abbrogarlo ed estendere, con un welfare universale sul modello scandinavo del ‘welfare to work’, le garanzie a tutti i lavoratori. Allora, la domanda che ci viene da porre è un’altra: queste proposte Radicali non andrebbero quanto meno discusse e condivise con la gente? Non dovrebbero essere conosciute? Non sarebbe anche questa democrazia?

Oppure è meglio continuare a lasciarle all’oblio così come si sta facendo per tutte le proposte che provengono dal partito di Marco Pannella di cui, oggettivamente, si sta compiendo un genocidio politico-culturale non consentendo il diritto dei cittadini a conoscere le loro proposte?

 

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Marco Pannella e Rita Bernardini, in Calabria, giovedì 4 settembre in visita al carcere di Arghillà

Dopo il ferragosto continuano le visite dei Radicali nelle carceri e il prossimo 4 settembre Marco Pannella, assieme a Rita Bernardini e una delegazione di radicali andranno in visita, alle ore 11.30, al nuovo Carcere di Arghillà di Reggio Calabria; con loro anche l’On. Bruno Censore (PD) e Antonino Castorina (Responsabile Nazionale “LEgalità’” Giovani del PD).
Alle ore 14, all’uscita, conferenza stampa su visita carcere. Nel pomeriggio, poi, alle ore 17.00, Pannella, Rita Bernardini saranno a Serra San Bruno (VV) per la presentazione del libro “Viaggio nelle carceri” di Davide La Cara e Antonino Castorina e, infine, concluderanno la giornata alle ore 20.00, a Cariati (CS) per la Festa Provinciale dell’Unità.

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Federico e Candido (Radicali): “Chi consuma l’ambiente paghi. Meno tasse a lavoro e imprese!”. Sabato 19 luglio conferenza stampa

Anche in Calabria, sabato 19 luglio 2014 sarà presentata la campagna #MenoInquinoMenoPago di Radicali Italiani e Legambiente presso la Sala Concerti del Comune di Catanzaro e, in anteprima nazionale, sarà illustrata la relativa petizione parlamentare contenente una proposta di legge.

“Meno inquino, meno pago” – come abbiamo già detto in altri articoli – è il nome della campagna di Radicali Italiani e Legambiente che sarà presentata sabato 19 luglio alle ore 11.00, con una conferenza stampa presso la Sala Concerti del Comune di Catanzaro in via Iannoni. Alla conferenza stampa saranno presenti Valerio Federico, tesoriere nazionale di Radicali Italiani, Andrea Dominijanni, vice presidente Legambiente Calabria, Michele Governatori e Alessandro Massari, membri della direzione nazionale di Radicali Italiani, Giuseppe Candido, segretario associazione di volontariato culturale Non Mollare, militante del Partito Radicale e Antonio Giglio, consigliere comunale di Catanzaro del Partito Socialista Europeo e iscritto, con doppia tessera, al Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transparito.

Il principio secondo il quale “chi inquina paga” è stato introdotto quarant’anni fa dall’OCSE, fatto proprio dal trattato costitutivo della Comunità Europea e presente nel protocollo di Kyoto, ma in Italia non viene rispettato. I Radicali e Legambiente propongono una riforma fiscale ecologica al fine non solo di tutelare l’ambiente ma anche per ridurre le tasse su redditi da lavoro e d’impresa.

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Renzi e il PD al 40,8% alle europee per Pannella non sono una sorpresa

 

Tutti sanno che la televisione è in grado di influenzare i consensi elettorali. Ma pochi sanno che c’è una corrispondenza biunivoca diretta tra “quanto” vai in televisione e quanti voti prendi poi alle elezioni. Se a una forza politica viene impedito di andare in televisione, di fatto la si uccide. La si cancella completamente dalla scena politica

PannellaTurcoBettoBeltrandi
Un momento durante la conferenza stampa del 6 luglio 2014

Durante la conferenza Stampa tenuta da Marco Pannella e Gianni Betto, (erano presenti anche Maurizio Turco e Marco Beltrandi) tenuta dalla sede del Partito Radicale in via di Torre Argentina a Roma, sono stati resi pubblici i dati sul sistema radiotelevisivo in Italia elaborati da Centro d’Ascolto e relativi alle trasmissioni Rai.

Ecco il dossier dei Radicali curato da Gianni Betto, direttore del Centro d’Ascolto dell’informazione radio televisiva.

I Radicali in TV e la prova dell’anti democrazia italiota

Nella classifica per ascolti degli ultimi 12 mesi nelle trasmissioni RAI Pannella è al 349 posto (su 529 presenze).

Pannella mai presente negli ultimi 12 mesi nelle seguenti trasmissioni RAI:

Porta a porta; Domenica In l’Arena; Unomattina estate; Unomattina; Virus ilcontagio delle idee; La vita in diretta; 2next Economia; Agorà; Ballarò; Report; In 1/2 ora; Tg; Linea notte; Telecamere; Che tempo che fa.

 

Nell’ultimo anno, fino alle elezioni europee, i cittadini hanno potuto conoscere iniziative e proposte dei Radicali per lo 0,5% degli ascolti consentiti ai cittadini dai Telegiornali delle reti RAI.

Su oltre 40miliardi di ascolti, quelli consentiti ai Radicali sono stati 217milioni in 37minuti su quasi 80 ore complessive di interviste a esponenti politici e istituzionali.

Ascolti televisivi e risultato elettorale Europee 2014

Nelle analisi degli ascolti consentiti ai cittadini attraverso telegiornali e trasmissioni delle reti del servizio pubblico negli ultimi 2 mesi prima delle elezioni Europee abbiamo sempre riscontrato come i cittadini per il 70% degli ascolti hanno potuto conoscere 5 componenti politico istituzionali.

Precisamente: PD,membri di Governo, M5S, Forza Italia e Premier Renzi.

Abbiamo anche detto che la libertà che il cittadino italiano ha di esprimere il proprio voto è solo teorica dal momento che il voto dei cittadini è direttamente proporzionale alla possibilità di informarsi, conoscere, approfondire, giudicare e quindi esprimere il proprio consenso.

Partito PD % ascolti 41,1 Risultato elettorale 40,8

Partito M5S % ascolti 14,6 Risultato elettorale 21,1

Partito FI % ascolti 13,4 Risultato elettorale 16,8

Partito Lega % ascolti 4 Risultato elettorale 6,2

Partito NCD % ascolti 3,6 Risultato elettorale 4,4

Partito TSIPRAS % ascolti 4 Risultato elettorale 4

Riepilogo classifica ascolti consentiti Renzi, Berlusconi e Grillo

Da Ottobre 2012 a febbraio 2013

Berlusconi 2° posto per ascolti consentiti, Grillo 9°, Renzi 13°

Dalle primarie PD a Renzi premier

Berlusconi 2° posto per ascolti consentiti, Grillo 5°, Renzi 6°

Dal premier Renzi alle Euroee 2014

Renzi 1°, Belusconi 2°, Grillo 3°

Matteo Renzi

I primi interventi in voce e citazioni di Matteo Renzi nei Tg Rai sono dell’ottobre 2012, quando, da sindaco di Firenze ha inizio la campagna “rottamatori”.

Dai primi interventi fino alle elezioni politiche del febbraio 2013, in circa 4 mesi, Renzi diviene il secondo esponente politico del PD per ascolti consentiti preceduto solo dal segretario Pierluigi Bersani e al 13° posto per ascolti consentiti ai cittadini nei Tg Rai con 509milioni di ascolti, pari all’1,7% del totale degli ascolti dei soggetti politici e istituzionali in 167 interventi o citazioni.

Le primarie

Nel periodo che va dalle elezioni 2013 (febbraio 2013) alle primarie (dicembre 2013), Matteo Renzi è al sesto posto nella classifica degli ascolti degli esponenti politici istituzionali e primo tra gli esponenti del PD per ascolti consentiti ai cittadini. 804 interventi o citazioni per un totale di 2,4miliardi di ascolti, pari al 3% degli ascolti totali.

Dalle primarie a Premier

Nei 70 giorni dopo le primarie fino all’incarico di Governo, Matteo Renzi è l’esponente politico istituzionale più presente nei telegiornali delle reti RAI. 1miliardo di ascolti, pari al 5,4% del totale in 337 interventi in voce o citazioni, 12% del tempo totale degli interventi politici e istituzionali.

Le europee 2014

Nei mesi successivi, fino alle elezioni Europee, sale ancora la percentuale di ascolti consentiti ai cittadini per Matteo Renzi, ora Presidente del Consiglio. 6% di ascolti consentiti per 1,4miliardi di ascolti, prima posizione nella classifica in 478 interventi o citazioni. 21% del tempo tra gli esponenti politici e istituzionali nei Tg RAI.

Beppe Grillo

I primi interventi e citazioni di Beppe Grillo nei Tg Rai risalgono alla fine di settembre 2012.

Dalle prime apparizioni televisive fino alle elezioni del febbraio 2013, in 4 mesi, i cittadini italiani hanno potuto conoscere Beppe Grillo in voce attraverso gli stralci (scelti dalle redazioni) dei suoi interventi in comizi e manifestazioni o attraverso citazioni, tanto da risultare, da zero, in quattro mesi, al 9° posto nella classifica per ascolti consentiti ai cittadini degli esponenti politici e istituzionali.

In particolare, in 4 mesi, i cittadini hanno potuto conoscere idee e proposte di Beppe Grillo attraverso 248 interventi in voce o citazioni, con ascolti totali pari a 780milioni corrispondenti al 2,6% del totale.

Seguendo la stessa tempistica dettata dai media rispetto alle primarie PD, nel periodo che va dalle elezioni politiche alle primarie stesse Beppe Grillo risulta al terzo posto nella classifica per ascolti consentiti con 871 interventi in voce o citazioni, per un totale di 2,7miliardi di ascolti pari al 3,5% del totale. Sopra di lui soltanto il premier e Silvio Berlusconi.

Nei 70 giorni che vanno dalle primarie del PD all’incarico di Governo di Matteo Renzi, Beppe Grillo nei telegiornali RAI è al 5° posto per ascolti consentiti ai cittadini con 628milioni di ascolti pari al 3,2% del totale, attraverso 191 interventi in voce o citazioni.

Nel periodo che va dall’inizio del Governo Renzi alle elezioni Europee, gli ascolti consentiti ai cittadini di Beppe Grillo sono saliti a 940milioni pari al 4% del totale in 300 interventi, ponendolo al 3° posto nella classifica per ascolti, dopo Renzi e Berlusconi.

Di seguito il link alla conferenza stampa del 6 luglio.

http://www.radioradicale.it/scheda/415847

 

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Siria: immagini scioccanti provano l’utilizzo di armi chimiche come in una linea di produzione

A cura di Giuseppe Candido

Vi ricordate la crisi in Siria e l’utilizzo delle armi chimiche.

Beh, le evidenze non lasciano dubbi. Pochi sanno che tra le Organizzazioni non governative riconosciute con carattere consuntivo al Palazzo di Vetro delle Nazioni Unite a New York c’è proprio il Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito e il Senatore Marco Perduca ne è in quella sede il rappresentante ufficiale.

Ieri, 17 giugno 2014, all’ONU si è parlato di Siria

E dell’evidenze emerse sull’uso di armi chimiche anche sui minori. Venivano mostrate ai rappresentanti del pianeta le nefandezze compiute dal governo siriano con le sua armi chimiche. Manco a dirlo, Marco Perduca era lì e con il suo telefonino ha fatto e subito pubblicato alcune foto a dir poco agghiaccianti.

Immagini relative all'uso di armi chimiche in Siria. Foto: Marco Perduca
Immagini relative all’uso di armi chimiche in Siria             Foto: Marco Perduca

Le immagini che Marco Perduca pubblica sul suo blog hanno una sola didascalia: Immagini forti sulla Siria. Ma in realtà sono immagini letteralmente scioccanti che mostrano persone, a volte bambini, uccisi; uccisioni tutte che mostrano gravi mutilazioni operate mediante l’utilizzo di materiali chimici pericolosi e sconosciuti. Alcune foto sono titolate e spiegano ciò che è mostrato ai rappresentanti del Pianeta. Eruzioni cutanee e componenti appiccicose presenti su alcuni corpi, indicano l’uso di materiali strani durante la mutilazione.

La produzione di Morte:

Nelle foto si legge che il modo in cui i corpi sono stati accumulati per le strade, indica che il processo di uccisioni sembrava una linea di produzione. Ci sono bambini di età inferiore ai 18 anni, lasciati morire di fame e i cui corpi appaiono straziati.

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Rifiuti e veleni in Calabria, Candido (#Radicali): Europa ci condanna per quella che è diventata vera peste ecologica

rifiuti a botricello
Calabria, rifiuti davanti una scuola (febbraio 2014)
Lo scorso 3 giugno la Commissione Europea ha chiesto alla Corte di Giustizia di condannare l’Italia a versare somme stratosferiche per le infrazioni riguardanti le discariche abusive di rifiuti pericolosi. La denuncia riguarda oltre 200 discariche abusive disseminate in tutte le regioni italiane che reiteratamente violano le direttive europee a salvaguardia della vita e della salute dei cittadini e tra cui, ovviamente, c’é la Calabria.

Dopo una legislatura regionale iniziata male con gli arresti per voto di scambio di consiglieri regionali e finita anche peggio tra rimborsopoli e dimissioni anticipate per la condanna in primo grado di Scopelliti, e dopo che lo scorso mese di febbraio le città della Calabria sono state letteralmente sommerse dai rifiuti per la chiusura della discarica di Pianopoli, unica ancora attiva per poco nella regione, la partitocrazia calabrese sembra non curarsene e – dopo aver modificato unilateralmente la legge elettorale a pochi mesi dal voto introducendo tra l’altro uno sbarramento al 15% – si prepara adesso per la corsa alla riconquista delle poltrone in Consiglio regionale, quasi come se il fallimento di tutto il sistema non fosse dipeso da loro.

SIN CROTONE
I SIN di Crotone. Dismesso dalle imprese nel 92, le bonifiche per i siti inquinati di Crotone si attendono dal 2001 (sic!)

Dopo oltre 17 ani di emergenza rifiuti che – come ha sottolineato lo stesso assessore Pugliano – “hanno fatto comodo a tutti” per spendere senza controlli enormi capitali, ma senza risolvere i problemi e dopo quattro anni e mezzo di amministrazione Scopelliti che hanno addirittura aggravato la situazione, la Calabria è oggi una regione martoriata dalle discariche abusive, da quelle non a norma che continuano a rilasciare percolato, da depuratori mal funzionanti spesso “fatti solo per fare progetti” e da siti inquinati d’interesse nazionale (SIN) come quello di Crotone che non interessano più a nessuno e dove la gente continua a morire per i veleni industriali e politici disseminati nei suoli e nelle acque. Le bonifiche sono rimaste un miraggio.

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La peste ecologica e il caso Calabria. Rischio sismico, idrogeologico e ambientale. Il volume è in corso di pubblicazione.

Una vera e propria “peste ecologica” alimentata dal virus partitocratico che, come Radicali, stiamo minuziosamente documentando in un libro dossier: continue e decennali violazioni del diritto italiano e comunitario che espongono i cittadini a rischi enormi per la salute, come dimostrano le vicende crotonesi.

Come per le carceri inumane e degradanti per le quali il governo cerca ora di graduare la tortura in corso, e come pure per l’irragionevole durata dei processi per la quale l’Italia è pure condannata da oltre trentanni, la mancanza di legalità e la deroga continua della norma, perpetuata con il mantenimento dell’emergenza, anche per i veleni e per i rifiuti disseminati sui territori si assiste a comportamenti pubblici, non solo dello Stato, irresponsabili che mettono a rischio fondamentali diritti umani.

Anche per la Calabria, come per l’Ilva di Taranto e come per la Lucania avvelenata, il problema – come troppo spesso in solitudine ricorda Marco Pannella – è che in uno Paese come l’Italia, dove le regole democratiche sono ormai diventate carta straccia, queste denunce rischiano di restare nel silenzio “se – attraverso il ricorso alle giurisdizioni italiane e internazionali che Partito Radicale e Radicali italiani stanno organizzando in modo massiccio – “i responsabili dello sfascio continuano a rimanere sconosciuti oltre che impuniti, facendo pagare il conto ai cittadini e abitanti del territorio, sin d’ora ipotecando la vita e la sopravvivenza stessa delle future generazioni degli esseri viventi”. In fondo, anche questa è una questione di diritti umani.

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#Carceri, Bernardini (#Radicali): comitato dei Ministri del consiglio d’Europa proroga tortura

Il Governo sta per quantificarne il prezzo
Fa inorridire il giudizio del Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa: “significativi risultati”, quasi si possa stabilire una gradazione della tortura, dei trattamenti inumani e degradanti. Hanno accettato “il gioco dei tre metri” dei “treccartari” italiani, in primis il Presidente del Consiglio Matteo Renzi del quale abbiamo chiesto le dimissioni; tre metri quadri a disposizione di ogni detenuto, calcolati chissà come e ottenuti violando altri diritti umani come la deportazione di migliaia di reclusi in istituti lontani centinaia di chilometri dalla propria famiglia.

Secondo la Corte Costituzionale italiana devono OBBLIGATORIAMENTE cessare gli effetti normativi lesivi della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo: per questo avrebbero dovuto adoperarsi i poteri dello Stato. Sono cessate queste violazioni? Noi siamo convinti di no, e lo abbiamo documentato con il dossier che abbiamo inviato proprio al Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa. Condizioni igieniche disastrose, mancanza di cure anche per malati con patologie gravissime, attività trattamentali di lavoro e studio praticamente inesistenti, sofferenze indicibili per i tossicodipendenti e per coloro che essendo troppo lontani non possono più vedere figli, coniugi o genitori: gli atti di autolesionismo, le morti e i suicidi sono l’indice di questo sconforto che spesso arriva alla disperazione.

Il Governo sta per varare un decreto legge “in materia di rimedi risarcitori in favore dei detenuti e degli internati che hanno subito un trattamento in violazione dell’articolo 3 della convenzione europea dei diritti dell’uomo e delle liberta’ fondamentali”: vedremo quale sarà il “prezzo della tortura” e della vergogna dell’Italia.

Come Radicali, proseguiamo la nostra lotta per l’amnistia e l’indulto subito! forti dell’attualissima sentenza Torreggiani della Corte EDU e del Messaggio del Presidente Napolitano: ci vuol pure qualcuno che, come Marco Pannella, sappia scorgere e denunciare con forza i segni del degrado democratico che porta con sé i crimini che si credevano debellati già nel secolo scorso.

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Europee: crollano Beppe e Silvio, il PD di Matteo stravince grazie alla tv di regime, ma in Calabria i partiti reggono di più

Il Partito Democratico secondo Matteo vola sopra al 40%. Una sorpresa? Nessuno se lo poteva aspettare?

DATI_SKY

A questo link i risultati ufficiali definitivi: http://elezioni.interno.it/europee/scrutini/20140525/E0000000000.htm

In realtà, osservando attentamente  i dati pubblicati dal Centro di Ascolto dell’informazione radiotelevisiva, con l’overdose mediatica che i cittadini hanno subito dal PD e dal Premier in prima persona, non era difficile prevederlo. Ma i sondaggi non c’hanno azzeccato. 

Il Movimento 5 Stelle, che alle politiche 2013 aveva potuto contare su ben 8 milioni e 691.406 voti pari al 25,56%, per queste elezioni europee, dal suo blog Beppe può lanciare solo  5milioni e 804.810 di grazie (corrispondenti esattamente 2milioni e 886.596 voti in meno!)

In realtà, i voti presi dal M5S sono un po’ meno: il Viminale ne da’ per validi 5milioni e 792.865 (21,6%) contro gli 11milioni e 172.861 (40,8%)!

Tutti davano Beppe a un passo da Matteo, che invece …come notano quelli de Il Fatto quotidiano il dato elettorale parla chiaro:

Trionfo Renzi, ridimensionamento Grillo, delusione Berlusconi. Le elezioni Europee e Comunali si sono trasformate in un vero plebiscito per il Partito democratico, il cui consenso (seppur con i dati ancora parziali) è andato al di là di ogni più rosea aspettativa.

(…) Il Movimento 5 stelle, da più parti indicato come vero spauracchio per il Pd, si è fermato poco sopra il 20% (20,84%), il che significa quasi 22 punti di distacco. Altro che testa a testa, altro che #vinciamo noi: i 5 Stelle sono stati doppiati, il che pone seri dubbi sulla bontà della strategia elettorale di Grillo e company. E se il M5s non ride, Forza Italia è costretta a piangere. L’impatto diSilvio Berlusconi sul voto, infatti, è stato pressoché nullo: Forza Italia è ferma al 15,60%, in netto calo rispetto alle scorse politiche. Netto ridimensionamento degli azzurri e fine definitiva del berlusconismo?

Commosso e determinato. Anche il commento del premier  fatto a caldo con un Tweet è altrettanto chiaro:

RenxiCommentaEuropee

Il voto alle europee non lascia margini di dubbi.

DATI_ITALIA

Il PD è al massimo storico e, secondo il dato ITALIA, fonte Sky, vola sopra un più 14% rispetto alle europee del 2009.

I Numeri … in Calabria: Forza Italia e il Centro Destra resistono più che altrove mantenendo un 19% (FI), il M5S è al 21,46% e diventa così il 2° partito in Calabria dopo il PD che si attesta al 35,8% …

DatiCALABRIA

 

Sotto, il voto alle europee in Calabria provincia per provincia.

I comuni in rosso sono quelli dove il PD è il primo partito, in giallo quelli dove è il M5S a raggiungere il primo posto come partito, in blu quelli in cui il primo partito è Forza Italia in viola Fratelli d’Italia e, in azzurro, quei comuni “fedelissimi” al NCD con cui, in Calabria, è candidato il governatore uscente Scopelliti.

a Catanzaro

DATICatanzaroPROV

 

a Cosenza

DatiCS

a Crotone

DatiKR

a Vibo Valentia

DatiVIBO

a Reggio Calabria

DatiRC

a Lamezia Terme

DATILamezia

Di seguito, i risultati alle elezioni europee in alcuni comuni calabresi della provincia di Catanzaro.

Nel comune di Catanzaro

DATICZ

Nel comune di Sellia Marina

DATISelliaMarina

Nel comune di Cropani, il Partito Democratico (25,7%) è il primo partito seguito dal M5S (22,38%) e da Scelta Europea che, per la presenza di un candidato locale, salta al terzo posto con il 17,52%. Tutti voti persi perché, su base nazionale, Scelta Europea non supera lo sbarramento del 4% arrestandosi allo zero virgola.

DATICropani

Nel comune di Simeri Crichi, invece, è il Movimento 5 Stelle a conquistare l’aureola di primo partito.

DATIsoveria

Nel comune di Botricello, rimane Forza Italia il primo partito

Dati_Botricello

Al link sottostante si trovano le mappe interattive sul voto alle europee in  aggiornamento continuo per tutti i comuni d’Italia sia per le europee e, tra poco, per le amministrative … http://youtrend.it/m/mappa-elettorale/#/c/2013-02-24/r/italy

Se questi saranno i risultati, quello che conviene da subito notare – per un’attenta analisi sulla propaganda di regime – è che, stando ai dati del Centro di Ascolto dell’informazione radiotelevisiva, ciò era perfettamente prevedibile.

Se si tiene conto della sovraesposizione pediatrica consentita a Matteo Renzi come presidente del Consiglio, anche durante i giorni di campagna elettorale ci si accorge della disparcondicio che hanno subito le diverse forze politica.

Giudicate voi (in attesa che – a seguito delle denunce dei Radicali – lo facciano la CEDU e le altre giurisprudenze internazionali cui pure i Radicali intendono adire).

Dati pubblicati dal Centro d'Ascolto relativi ai primi 20 giorni di aprile
Dati pubblicati dal Centro d’Ascolto relativi ai primi 20 giorni di aprile

Infine, ma non in ultimo, una considerazione non di poco conto: se è vero, come sembra non infondato al Tribunale di Venezia, che la soglia di sbarramento al 4% sia incostituzionale, è prevedibile l’impugnazione dei verbali di proclamazione degli eletti che, invece, terranno conto dello sbarramento vigente. Anche queste elezioni, che di democratico finora hanno visto ben poco, rischiano di concludersi nelle aule dei tribunali che dovranno giudicare la legittimità costituzionale dello sbarramento e della relativa proclamazione degli eletti in parlamento.

Comunque, volendo ricordare le promesse fatte in campagna elettorale, eccone una: “Su una cosa non ho dubbi: o vinciamo, o stavolta davvero me ne vado”.

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Divorzio: quarant’anni fa i Radicali conquistarono la più grande vittoria laica …

Nel Paese più cattolico del mondo, nel 1974, i Radicali conquistarono la prima grande vittoria laica in Italia. Ne seguì un’epoca di battaglie e vittorie straodinarie. Il video propone immagini dal documentari “Lo scandalo initegrabile” e “Il furto dei referendum, un golpe italiano”, prodotti da Radio Radicale. Con Gianfranco Spadaccia, Marco Pannella, Adriano Sofri e Massimo D’Alema.
Il contenuto video è reso disponibile su YouTube da RadioRadicale.it

Di seguito il link  una sintesi di Pannella del 1 maggio 2013 sui fatti del 12 maggio 1977 quando morì a Ponte Garibaldi, Giorgiana Masi

I fatti di Roma del 12 maggio 1977, l’assassinio di Giorgiana Masi, i divieti di manifestare del ministro Cossiga, la nonviolenza radicale

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Liberi di disinformare

Il regime e la par condicio

a cura di Giuseppe Candido

Con il termine Par condicio si intende quel complesso di norme che dovrebbero regolare la comunicazione politica e la parità di accesso ai mezzi di informazione. In particolare, il testo unico della radiotelevisione, individua come

Princìpi fondamentali del sistema radiotelevisivo la garanzia della libertà e del pluralismo dei mezzi di comunicazione radiotelevisiva, la tutela della libertà di espressione di ogni individuo, inclusa la libertà di opinione e quella di ricevere o di comunicare informazioni o idee senza limiti di frontiere, l’obiettività, la completezza, la lealtà e l’imparzialità dell’informazione, l’apertura alle diverse opinioni e tendenze politiche, sociali, culturali e religiose e la salvaguardia delle diversità etniche e del patrimonio culturale, artistico e ambientale, a livello nazionale e locale, nel rispetto delle libertà e dei diritti, in particolare della dignità della persona, della promozione e tutela del benessere, della salute e dell’armonico sviluppo fisico, psichico e morale del minore, garantiti dalla Costituzione, dal diritto comunitario, dalle norme internazionali vigenti nell’ordinamento italiano e dalle leggi statali e regionali1”.

Tra i Princìpi generali in materia di informazione e di ulteriori compiti del servizio pubblico nel settore radiotelevisivo, all’articolo 7, comma 2 lettera c., esplicitamente si prevede per legge che

l’accesso di tutti i soggetti politici alle trasmissioni di informazione e di propaganda elettorale e politica in condizioni di parità di trattamento e di imparzialità, nelle forme e secondo le modalità indicate dalla legge”.

E se ciò non bastasse, nella legge n°28 del 22 febbraio del 2000 recante specifiche “Disposizioni per la parità di accesso ai mezzi di informazione durante le campagne elettorali e referendarie e per la comunicazione politica”, al primo comma del secondo articolo, testualmente si legge che:

“Le emittenti radiotelevisive devono assicurare a tutti i soggetti politici con imparzialità ed equità l’accesso all’informazione e alla comunicazione politica”.

Aggiungendo al terzo comma dello stesso articolo che dovrebbe essere garantita parità di condizioni (il condizionale lo mettiamo noi), perché nel dispositivo si legge che:

E’ garantita parità di condizioni nell’esposizione di opinioni e posizioni politiche nelle tribune politiche, nei dibattiti, nelle tavole rotonde, nelle presentazioni in contraddittorio di programmi politici, nei confronti, nelle interviste e in ogni altra trasmissione nella quale assuma carattere rilevante l’esposizione di opinioni e valutazioni politiche”.

In pratica, la legge dovrebbe consentire parità d’accesso a tutte le forze politiche. A garanzia di tutto ciò ci sarebbe, appunto, l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AGCom). Anche qui, però, il condizionale è obbligo.

Perché se questo è il diritto, il fatto è un altro.

La disparità di accesso al sistema radiotelevisivo italiota è ormai palese anche ai profani. Abbiamo già scritto che senza informazione non c’è democrazia

Basta guardare i dati impietosi pubblicati dal Centro di Ascolto del sistema Radiotelevisivo italiano diretto da Gianni Betto e che, fino a qualche tempo fa, faceva consulenza alla stessa Autorità per le Garanzie nelle comunicazioni. I dati tengono conto non del solo minutaggio, ma del totale degli ascolti consentiti alle diverse forze politiche.

Perché, come fa notare lo stesso Gianni Betto, un conto è andare in TV per due minuti alle due di notte, un conto è andarci, sempre due minuti, ma nell’edizione di pranzo o delle 20.00, che tutti guardano.

Se diamo un occhiata alla classifica degli ascolti consentiti alle varie forze politiche, non solo ci accorgiamo della disparità di trattamento tra le diverse forze politiche, ma ci si rende conto numericamente, tecnicamente, dell’attuale overdose che gli italiani stanno subendo dal turbo premier Matteo Renzi che ci entra in casa impegnato nel tirare la volata per il prossimo 25 maggio.

Quotidianamente ci bombarda di presenze e, quando non c’è lui direttamente, c’è qualche ministro del suo partito che fa vedere al Paese come e quanto questo nuovo PD di governo sappia fare.

Nel periodo tra il primo e il 29 aprile 2014, al vertice della classifica delle 20 forze politiche presenti nei TG c’é proprio il PD, con 556milioni di ascolti consentiti, pari al 18% dei 3 miliardi e 92milioni di ascolti consentiti totali.

Segue il governo che, nel complesso tra ministri e sottosegretari, nello stesso periodo, ha avuto 497milioni di ascolti consentiti, pari al 16,1% del totale.

Il Movimento 5 Stelle che non può certo lamentarsi è al terzo posto, dopo PD e Governo, con ben 463milioni di ascolti consentiti (15,0%); segue Forza Italia, talora erroneamente indicata ancora come PDL, con 452milioni di ascolti consentiti nello stesso periodo e pari al 14,6% del totale.

Al 5° posto rispunta Matteo Renzi che, come Presidente del Consiglio, per fare le sue promesse futuribili oltreché per le azioni di governo realmente realizzate, gli sono stati consentiti ben 215milioni di ascolti, pari al 7% del totale.

Bisogna scendere fino al 16° posto della classifica per trovare i Radicali italiani a cui sono stati consentiti, nello stesso periodo, 26milioni di ascolti, pari allo 0,9% del totale degli ascolti consentiti nei TG del servizio pubblico alle diverse forze politiche. Erano al 20° posto sino a qulche giorno fa con soli 4 milioni di ascolti, ma hanno recuperato un po’ solo dopo che Marco Pannella è stato operato alla aorta addominale ed ha ricevuto la telefonata di Papa Francesco.

I dati del Centro d’Ascolto non sono poi così diversi da quelli sul pluralismo radiotelevisivo forniti dall’Osservatorio dell’informazione radiotelevisiva di Pavia che sono utilizzati dall’AGCom

Emma Bonino, gli italiani hanno dimenticato chi sia. E così si spiega come ha fatto a prendere solo 41 preferenze, quando da ministro nel Governo presieduto da Enrico Letta, è stata candidata alle regionali in Lucania. Il regime degli ascolti democratici, potremmo chiamarlo ironicamente.

Sappiamo bene quanto questi ascolti poi si rifletteranno sul risultato elettorale. Con i dati sugli ascolti consentiti agli italiani per le diverse forze politiche, si possono tranquillamente fare delle attente ed oculate previsioni sui risultati, migliori di quelle fatte generalmente coi sondaggi tradizionali che intervistano un migliaio di persone o poco più. Potrebbe essere un suggerimento alle società dei sondaggi che, abbiamo avuto esperienza, non sempre ci azzeccano con le loro telefonate a campioni di mille persone, irrisorio rispetto agli aventi diritto al voto.

Già in passato il Centro d’Ascolto ha dimostrato la strettissima correlazione, quasi scientifica, esistente tra presenze televisive e risultato elettorale: più un partito ha la possibilità di farsi conoscere ai cittadini più questo avrà la garanzia del risultato elettorale.

È vero: la presenza in TV non basta per prendere voti, ma è altrettanto vero che – come giustamente nota Gianni Betto sul blog del Centro d’Ascolto – “se non si è presenti in Tv, si è sconosciuti al cittadino e questi non ha modo di conoscere, valutare, scegliere e meno che mai votare”.

Questo è regime. Un sistema dell’informazione di regime dove, lottizzato com’è dai partiti proprio nell’ottica di garantire il pluralismo, il pluralismo non si sa più che cosa sia.

È questa la “parità di trattamento e di imparzialità” che la Rai garantisce nei TG ai suoi utenti, nonostante li obblighi a pagare il canone propri in quanto servizio pubblico utile a garantire pluralismo. Per non parlare, poi, delle trasmissioni dei Santoro e dei vari Ballarò: c’avete mai visto un Radicale?

Tranquillamente possiamo affermare che il sistema radiotelevisivo italiano così come è concepito non soltanto non informa in modo pluralistico su tutti i soggetti in campo, ma è in grado di formare le opinioni. Non stranitevi, quindi, se i Verdi Europei in cui è candidato Angelo Bonelli non faranno il quorum.

http://blog.centrodiascolto.it/content/tempo-di-parola-e-ascolti-nei-telegiornali-rai-del-periodo-1-29-aprile-2014

Ascolti sui tempi di parola nei TG dal 1 al 20 aprile 2014, fonte Centro d’Ascolto

Note:

1Articolo 3 comma 1, D.Lgs. 31 luglio 2005, n.177 – GU n°208 del 7/9/2005

Ultime dati dal Centro d’Ascolto dell’informazione radiotelevisiva
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