Caro Roberto Saviano,
scrivi, riferendoti al caso di Dj Fabo, “perdonaci…per non essere riusciti a occupare, con il tuo appello, ogni spazio disponibile. Perdonaci per non aver ascoltato la tua legittima richiesta di una morte dignitosa. Perdonaci per essere andati oltre. Perdonaci per aver vissuto camminando, parlando, guardando senza pensare che tu questo non potevi più farlo da molto tempo, dall’incidente che ti ha reso tetraplegico e cieco, ma lucido nel voler scegliere la morte a una vita “di dolore, di dolore, di dolore”. Perdonaci per non essere riusciti a farti lasciare questa vita in una condizione per te umana, non dovendo affrontare un viaggio faticoso e assurdo per ottenere in Svizzera quello che avresti avuto diritto ad avere a casa tua”.
Avrei voluto risponderti d’impeto; non l’ho fatto perché, si dice, la fretta consiglia male. Così uno aspetta, ci pensa, riflette. Aspetti, pensi, rifletti, ma l’originario pensiero-reazione non muta. Dunque: no, non è vero che tutti devono chiedere perdono. D’accordo, è un espediente retorico, ma non è ugualmente accettabile; come non è accettabile il corrispondente “Siamo tutti colpevoli”. Continua la lettura di Caro Saviano, su DJ Fabo non siamo tutti colpevoli. La solidarietà senza un contributo non serve