L’attualità del socialismo liberale di Carlo Rosselli

Dalla prefazione di Antonio Landolfi.
Piero Lacaita Editore, 2006. (pag. 219) € 15,00.
Gli antecedenti storici del “liberalsocialismo”, o “socialismo liberale” che dir si voglia (ai nostri tempi considerati pressoché sinonimi, anche se sul piano teorico sono state riscontrate divergenze tra le due espressioni) si fanno risalire all’incirca alla seconda metà dell’Ottocento, ed alla figura ed all’opera del pensatore inglese John Stuart Mill.

Fu infatti questi ad operare la più incisiva analisi critica del limite costituito dal liberalismo tradizionale, muovendosi però sempre da una posizione coerentemente liberale. Una posizione puramente conservatrice rischiava infatti, a suo giudizio, di annullare la coerenza con i suoi stessi presupposti.

Per Stuart Mill la sfera dei diritti di libertà realizzata grazie al pensiero ed all’azione politica liberale non poteva considerarsi completa e soddisfacente, se non si ampliava a quei diritti politici, elettorali, civili e sociali rispondenti alle esigenze di ceti e di realtà che non venivano rappresentate e realizzate dalla classe dirigente. Il liberalismo, per lui, non avrebbe dispiegato mai pienamente i suoi effetti se non accogliendo in sé queste istanze che una posizione conservatrice tendeva a negare, ed in parte consistente rappresentate dalle istanze socialiste che si andavano affermando: la richiesta di ampliamento del diritto di voto, il riconoscimento dei diritti di uguaglianza dei sessi, la libertà di associazione, un’equa distribuzione della ricchezza prodotta, ivi compresa la proposta di un’economia solidaristica, cooperativa e partecipativa aperta ai lavoratori, un’istruzione diffusa rivolta all’emancipazione delle classi più deboli.

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Il Brigantaggio politico e i politici briganti

di Giuseppe Candido e Filippo Curtosi
Rileggendo la storia molto spesso ci si trova davanti a fatti, circostanze e situazioni che ricordano in maniera sorprendente quelli che oggi viviamo. Gli avvenimenti del 1799 e del 1806 che trovarono la loro conclusione nel 1815, aprirono un nuovo periodo nella storia della Calabria: il decennio francese e le persecuzioni del brigantaggio politico e sociale.

Presso la biblioteca comunale di Palmi sono conservate le carte della famiglia “Ajossa” tra le quali v’è un manifesto riguardante il periodo dell’occupazione francese nella Calabria Ultra e con il quale venivano pubblicate le taglie fissate sul capo di ben 859 briganti. Nome, Cognome e paese natale. Una lunga lista di ricercati che raffigura la mappa della ribellione nel territorio dove i calabresi si scannavano tra loro per sostenere, a seconda della posizione, i Francesi o i Borboni.

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Calabria: frane a gogo’ e ci scappano pure i morti

Ma non è Dio ad averli voluti. Il dissesto ideologico la vera causa del disastro idrogeologico.
di Giuseppe Candido
“Calabria imbottigliata”, “Unʼintera provincia in ginocchio”, “Morte e interrogativi”. Sono questi i titoli che hanno campeggiato sui quotidiani calabresi subito dopo lʼevento franoso che la sera del 26 gennaio scorso ha travolto e ucciso due persone sullʼautostrada Salerno Reggio Calabria. Circa 10.000 metri cubi di materiale incoerente hanno travolto e divelto come un grissino un muro di sostegno in cemento armato. Fare però qualche riflessione a mente fredda forse potrà risultare utile.

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Io credo che Gesù sarebbe stato per l’eutanasia. Intervista a Vittorio De Seta

E sul caso Eluana Englaro cita Gesù : “Voglio misericordia e non sacrificio”. In Sardegna: “c’era la cabadora”
di Filippo Curtosi e Giuseppe Candido
22 novembre 2008 Intervista a Vittorio De Seta
“.. Sono per l’autentica dottrina di Gesù. Però non credo che Gesù abbia mai espresso i concetti che son riassunti nel credo”. ..Gandhi è diventato Gandhi dopo aver letto “il Regno di dio è in noi” di Tolstoj. Con Pasolini ha in comune la formula “Sviluppo senza progresso”

Lo scorso 28 ottobre, Vittorio De Seta, ha voluto farci l’onore di redigere la prefazione per “La Calabria”, una raccolta di canti sacri, leggende, canti popolari,tratti dall’omonima rivista di letteratura popolare edita in Monteleone, dal 1888 al 1902 e che gli scriventi stanno curando e stiamo per pubblicare.
Abbiamo pensato al maestro per la prefazione a questa raccolta perché i documentari di De Seta, lodati dalla critica nazionale ed internazionale, non raccontano ma mostrano la realtà e ripercorrono, nel tempo che celebra il culto mediatico, il mondo perduto che fu non per esorcizzare o evadere la realtà ma per recuperare il senso delle cose dai segni, dai simboli ancora carichi di sacralità laica perché vere, umane.

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Cuore nero

di Giovanna Canigiula

Ultimo compito in classe in una quarta ginnasiale, quasi ultima fatica dell’anno. La traccia richiedeva un’opinione sul monito dell’Europa all’Italia per l’ondata di razzismo e xenofobia che dilagano nel nostro paese. Sorpresa! Altro che villaggio globale, intercultura, accoglienza: nella terra dei migranti emarginati, i benestanti nipotini coltivano l’odio. Percepiscono l’indistinto universo degli “stranieri” (marocchini, rumeni, rom) come nemico da scacciare. Gli extracomunitari (ma non gliel’abbiamo detto che i rumeni sono comunitari? Mi sorge il dubbio) sono ladri, stupratori, rapitori di bambini, usurpatori di lavori e diritti. Inducono, addirittura, a lasciare la patria, non foss’altro che per la salvaguardia della prole a venire. O loro o noi. E chi ha la forza, ora, di spiegare agli impermeabili mostri in erba che sarebbero stranieri altrove, comunitari o non, dunque da scacciare perché piccoli neri e mafiosi italiani, italiani del sud, calabresi? Il bello è che premettono: non sono razzista. Ma… Mi arrabbio. (…)

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