di Giuseppe Candido
“La mia missione è di essere sempre e solo al servizio del cittadino”. È quanto si legge entrando nel blog dell'ex sindaco di Bagnara Calabra nonché Consigliere regionale eletto nelle fila del Pdl calabrese ed oggi arrestato per documentate collusioni con la cosca dei Pelle. Candidato a sostegno del Presidente Scopelliti, come Zappalà stesso scrive nel suo blog: “affinché la mia amata Calabria possa divenire la regione della libertà, della solidarietà, del progresso e… della POLITICA DEL FARE”.
di Giuseppe Candido
Tra le minacce a Scopelliti, l'attentato a Di Landro e i recenti fatti di Calabria dove la 'ndrangheta sta alzando il tiro è la notizia dell'uccisione di Angelo Vassallo, sindaco Pollica (Sa) dal 1994, ha richiamare l'attenzione. Mentre in Calabria si organizzano manifestazioni di solidarietà al Procuratore Di Landro per dire no alla 'ndrangheta, la criminalità organizzata ci mostra come reagisce a chi dice no davvero. Chi dice no alle convivenze e si rifiuta di far avvicinare le criminalità organizzate, mafia camorra o 'ndrangheta che siano, alle decisioni della politica, alle scelte urbanistiche. (...) Purtroppo oggi si tagliano i fondi sia alla scuola sia alla sicurezza e, con essi, anche la speranza di sconfiggere la criminalità più potente del pianeta.
di Giuseppe Candido -
Dopo le minacce ad esponenti politici in Calabria la 'ndrangheta ha alzato il tiro. Per questo vogliamo esprimere la nostra solidarietà a Di Landro e a chi come lui, compiendo il proprio dovere, subisce intimidazioni dalla criminalità organizzata più potente del pianeta. Non solo tracotanza economica e spregiudicatezza nel gestire gli appalti. Oggi siamo giunti al livello di un vero e proprio attacco allo Stato, alle Istituzioni di cui già, con una presenza “pervasiva” nelle amministrazioni locali - come ha avuto modo di definirla il Presidente della Banca d'Italia Mario Draghi - ne dispone il controllo.
di Giuseppe Candido
“Bisogna che sia chiaro che la Calabria è in prima linea nella lotta contro la criminalità, è in prima linea per la sicurezza e per la libertà del nostro Paese, e tutti, lo Stato nazionale, le sue istituzioni le sue forze, dobbiamo tutti essere in prima linea con la Calabria”.
I fatti di Rosarno dove “non si è saputo prevenire”, l'integrazione e la 'ndrangheta che dà dimostrazione di forza. Dopo quanto accaduto dall'inizio dell'anno Giorgio Napolitano è a Reggio Calabria ed ha incontrato tutte le istituzioni, un vertice coi Magistrati, l'incontro con il Presidente della Regione Agazio Loiero e con il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso. “La mafia in Calabria blocca lo sviluppo”. ...
Ma ... la lotta che ci chiedono di combattere è una lotta impari perché, se anche si considerano i 6 miliardi di euro sequestrati alle mafie nell'ultimo anno, pure quest'importo astronomico rappresenta solamente un misero 10% degli oltre 60 miliardi di euro che la 'ndrangheta porta a casa ogni anno come proprio “fatturato”. (...)
Forse dovremmo guardare come sta cambiando la lotta al narcotraffico nei paesi che spesso invochiamo ad esempio.
di Giovanna Canigiula
Sbarcheranno a Crotone o a Palmi,
a milioni, vestiti di stracci
asiatici, e di camicie americane.
Subito i Calabresi diranno,
come da malandrini a malandrini:
«Ecco i vecchi fratelli,
coi figli e il pane e formaggio!»
(Pasolini P.P., Profezia, in Alì dagli occhi azzurri, 1964)
In uno dei tanti ghetti neri del Sud d’Italia è scoppiata, per la seconda volta nel volgere di un anno ma forse imprevedibile nella forma, la rivolta. Degli africani ribelli, ridotti nelle nostre campagne in stato di schiavitù, sappiamo ormai quasi tutto tranne il numero esatto, non essendo possibile un censimento: a Rosarno, dove fino a ieri si contavano ufficialmente circa duemila presenze, sono arrivati nei primi anni Novanta e sono stati impiegati nella raccolta invernale delle arance. Da ottobre ad aprile si radunavano, tutte le mattine alle cinque, sulla Nazionale e qui venivano caricati e portati nei campi. Dopo 14 ore di lavoro, per 20- 25 euro al giorno nel migliore dei casi, tornavano in ricoveri di fortuna, come il vecchio capannone poco fuori il centro abitato dove un tempo si lavoravano le arance.
di Giuseppe Candido
Pubblicato su "Il Domani della Calabria" il 10.12.2009
Quando Leonardo Sciascia scrisse “I Professionisti dell'antimafia”, il famoso articolo pubblicato il 10 gennaio 1987 sul Corriere della Sera, non avrebbe mai immaginato che le cose, in Italia, potessero evolvere come invece hanno fatto regalandoci un Paese in cui, alla notizia dell'arresto di un paio di boss siciliani latitanti, ministri e politici della maggioranza esultano e cantano vittoria, autoproclamndosi, addirittura, dei veri e propri “docenti dell'antimafia”. Dai magistrati “professionisti dell'antimafia” di cui parlava Sciascia, oggi siamo ai politici “docenti dell'antimafia”. “La Mafia è già in ginocchio” dice Alfano. Ma la mafia, la 'ndrangheta, sono sempre li, anzi la 'ndrnagheta si espande più forte che mai e rappresenta, nel mezzogiorno, un problema enorme.
Tuesday, December 21, 2010
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