di Marilisa Curtosi
È la stampa, bellezza, e tu non puoi farci niente
In questo periodo la domanda che frequentemente viene da porsi è se esiste la di libertà di stampa in questo Paese che definiamo come “democratico”.
Possiamo veramente parlare di “parole in libertà” o è rimasto solo un logo della corrente del Futurismo? (...)
La libertà di stampa venne ufficialmente proclamata a Parigi con la DICHIARAZIONE DELL’UOMO E DEL CITTADINO il 26 Agosto 1789. Vi si stabiliva che >
Come ben ricorda Mario Infelise, insegnante di Studi Storici,ne ”i libri proibiti” . Uno dei più famosi è quello del 10 maggio 1933 , di fronte all’Università d iBerlino, dove bruciavano le opere degli autori liberali e democratici, perché doveva risultare chiaro che< la presa del potere nazista sulla Germania non si limitava alle istituzioni, ma doveva incidere in profondità sulle coscienza>.
di Filippo Curtosi
L’acqua distillata è il laicismo, il credo socialista liberale. Il cantiere è la continuità Salveminiana”
“Non ci è concessa la libertà di stampa? Ce la prendiamo”. Da ottant’anni, questo giornale e questo monito sono leggenda.
Marco Pannella ha dato un giudizio assolutamente positivo del congresso dello Sdi . Si vuole fare l’Unità socialista che non è riuscita prima. “Sembra che le cose vanno benissimo dice Pannella rispetto ad un offensiva vetero clericale”.
Il cantiere è la continuità Salveminiana” . Cosa significa ciò? Per comprendere questo passaggio bisogna andare indietro nel tempo.
Anno 1925: La pattuglia dei “salveminiani” che comprende Ernesto Rossi, i fratelli Rosselli, Carlo e Nello, Traquandi, da vita ad un giornale: “Non Mollare”. Il titolo del giornale lo trova Nello Rosselli che, racconterà Salvemini, ha la meglio su chi propone “Il Crepuscolo”. Ernesto Rossi di cui quest’anno si celebrano i 110 anni dalla nascita, studioso di economia e insegnante nelle scuole statali, mutilato dalla grande guerra, si professa subito “liberista”; i fratelli Rosselli, ebrei,di famiglia ricca; Tramandi di professione faceva il ferroviere. Si trattava di distinti borghesi dalle radici culturali “risorgimentali” che avevano partecipato al conflitto della grande guerra del 15-18. Erano rivoltosi perché si mettevano contro il fascismo che aveva soppresso la libertà di stampa. “Volete che sparisca la stampa clandestina”? era la parola d’ordine che questo giornale fiorentino diffondeva. “Rispettate la libertà di stampa”. “Non ci è concessa la libertà di stampa? Ce la prendiamo”. Da ottant’anni, questo giornale e questo monito sono leggenda. Qualunque semplificazione sta stretta, anche se, come ogni storia complessa come quella di cui “Non Mollare” (...)
Sunday, January 3, 2010
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