Oggi, 26 aprile, su La Stampa quello di Mattia Feltri è l’unico articolo a segnalare che Marco Pannella, ancora una volta, è in sciopero totale della fame e della sete per l’amnistia, giustizia e libertà. Per l’ennesima volta, ci insegna a “non mollare” e lo fa per la questione delle nostre carceri e per il fatto che, di questo problema, le televisioni pubbliche non consentono ai Radicali un dibattito.

Le carceri italiane rappresentano oggi l’esplicazione della vendetta sociale nella forma più atroce che si sia mai avuta. Noi crediamo di aver abolita la tortura e i nostri reclusori sono essi stessi un sistema di tortura, la più raffinata. Noi ci vantiamo di aver cancellato la pena di morte e la pena di morte che ammanniscono goccia a goccia le nostre galere è meno pietosa di quella che era data per mano del carnefice. Noi ci gonfiamo le gote a parlare di emenda dei colpevoli e le nostre carceri sono fabbriche di delinquenti”.

Chiuse le virgolette, Mattia Feltri, acuto giornalista molto attento ai temi Radicali, avverte il lettore di stamane su La Stampa: queste – dice Feltri – non sono parole di Pannella, ma di Filippo Turati pronunciate alla Camera, il 18 marzo 1904. Ben centodieci anni fa! Oggi, sostiene Pannella, le nostre carceri sono in una situazione che non è mai stata peggiore: “neanche nel ventennio fascista”. Ma di questo problema e della sua causa principale, il malfunzionamento della Giustizia, non c’è traccia negli approfondimenti né la si è trovata nel nuovo discorso di insediamento Napolitano.

pannella propone

Anche noi di Abolire la miseria della Calabria sosteniamo l’On. Marco Pannella in questa lotta per il diritto e per i diritti.

nm

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