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  • Un’amara e fortemente indignata riflessione, da cittadina calabrese e da malata oncologica

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  • L’esempio di Antonino Anile per i giovani

  • Questione meridionale, la storia del pane, la rivoluzione di Tommaso Campanella e uno speciale di 4 pagine sul terremoto in Calabria del 1905

Archivio | Canigiula Giovanna

L’Ottocento, un secolo cruciale

Thursday, March 17, 2011

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L’Ottocento, un secolo cruciale Ascolta con webReader

di Giovanna Canigiula* L’Ottocento è un secolo cruciale nella storia dell’Italia e della Calabria ma, val bene ricordarlo, è preparato, sotto la spinta della rivoluzione francese, dal triennio 1796-1799, in cui si gettano le basi di un ritrovato nazionalismo e si ridefiniscono i termini della vita politica italiana, poiché sono sul tappeto le grandi questioni [...]

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Buon compleanno Italia!

Wednesday, March 16, 2011

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Buon compleanno Italia! Ascolta con webReader

Gli oltraggi subiti dalle popolazioni meridionali sono incommen- surabili. Nonostante ciò non rifarei oggi la via dell’Italia meridionale, temendo di essere preso a sassate, essendosi colà cagionato solo squallore e suscitato solo odio.
Giuseppe Garibaldi
—-
A 150 anni dell’Italia unita, Abolire la miseria della Calabria dopo il numero precedente dedica ancora il suo primo numero del 2011 alla storia del nostro Paese e al ruolo del Mezzogiorno nella costituzione dello stato unitario.

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Cose del vecchio mondo

Thursday, June 17, 2010

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Sellia Marina è diventato comune autonomo nel 1956. Nel 2003 è stato citato dall’ente montano di Sellia, da cui si era staccato, perché restituisse una porzione di territorio sul mare. Il Tribunale di Catanzaro ha accolto l’atto, per cui l’ente marino dovrebbe cedere il fondo in località Don Antonio.

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Il lavoro, la Calabria e l’emigrazione

Monday, May 3, 2010

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Il lavoro, la Calabria e l’emigrazione Ascolta con webReader

di Giovanna Canigiula La prima pagina dell’Avvenire Vibonese del 18 marzo 1893 è interamente dedicata al fenomeno dell’emigrazione, in preoccupante ripresa dopo un breve rallentamento della corsa. La grave crisi agraria di fine secolo, infatti, colpisce la Calabria e, in particolare, il settore agricolo. Si calcola che, tra il 1870 e il 1915, abbia lasciato [...]

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Abolire la miseria della Calabria è in stampa

Monday, February 22, 2010

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Abolire la miseria della Calabria è in stampa Ascolta con webReader

tra qualche giorno sarà in distribuzione presso le edicole calabresi al costo di un euro. In piccolo contributo alla cultura, alla storia e alla politica laica e liberale calabrese

La prima pagina

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Carne da Lavoro

Sunday, January 31, 2010

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di Giovanna Canigiula

Ce n’est qu’un debut

Il Rapporto Italia 2010 dell’Eurispes racconta un paese sull’orlo del collasso: viviamo in un ‘cantiere aperto’ con costi altissimi per l’economia e un rischio concreto per la ‘tenuta stessa della democrazia’, in cui non c’è capacità progettuale, gli stipendi sono i più bassi dei paesi industrializzati, è costante il peggioramento delle condizioni di vita di fasce sempre più ampie della popolazione, si continuano a perdere posizioni nelle graduatorie internazionali della competitività e del reddito.

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Vite al Nero

Monday, January 11, 2010

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di Giovanna Canigiula

Sbarcheranno a Crotone o a Palmi,
a milioni, vestiti di stracci
asiatici, e di camicie americane.
Subito i Calabresi diranno,
come da malandrini a malandrini:
«Ecco i vecchi fratelli,
coi figli e il pane e formaggio!»
(Pasolini P.P., Profezia, in Alì dagli occhi azzurri, 1964)

In uno dei tanti ghetti neri del Sud d’Italia è scoppiata, per la seconda volta nel volgere di un anno ma forse imprevedibile nella forma, la rivolta. Degli africani ribelli, ridotti nelle nostre campagne in stato di schiavitù, sappiamo ormai quasi tutto tranne il numero esatto, non essendo possibile un censimento: a Rosarno, dove fino a ieri si contavano ufficialmente circa duemila presenze, sono arrivati nei primi anni Novanta e sono stati impiegati nella raccolta invernale delle arance. Da ottobre ad aprile si radunavano, tutte le mattine alle cinque, sulla Nazionale e qui venivano caricati e portati nei campi. Dopo 14 ore di lavoro, per 20- 25 euro al giorno nel migliore dei casi, tornavano in ricoveri di fortuna, come il vecchio capannone poco fuori il centro abitato dove un tempo si lavoravano le arance.

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Vite tra(t)tenute

Sunday, January 18, 2009

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Vite tra(t)tenute Ascolta con webReader

di Giovanna Canigiula
Vite tra tenute è una testimonianza sulla vita in carcere realizzata dai detenuti dell’Alta Sicurezza della Casa Circondariale di Vibo Valentia. Imputati o condannati per tipi di reati previsti dall’art. 4 bis dell’ordinamento penitenziario, vivono al primo piano di un padiglione inaugurato nel 1997 in condizioni di sovraffollamento: in venticinque celle, che potrebbero ospitare 50 detenuti, sono rinchiuse circa 70/80 persone, con una media di tre per cella, senza nessuna osservanza, al momento dell’assegnazione, degli artt. 27 reg. esec. (osservazione della personalità), 14 e 64 o. p. (separazione imputati- condannati, separazione giovani- adulti, necessità di trattamento individuale o di gruppo). Meno della metà dei carcerati sono definitivi, i più sono giudicabili ed appellanti.

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“Tango greco”: l’amore e la donna nella tragedia ateniese del V secolo a.C.

Wednesday, December 17, 2008

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Nella tragedia greca del V secolo a.C. le donne, prima di Euripide, non hanno grande cittadinanza, se è vero che si può sacrificare una figlia per propiziarsi gli dei. Di storie d’amore tranquillo, sia pure su uno sfondo politico od esistenziale drammatico, non se ne vedono granché. Neppure quando il mito prende la struttura di una fiaba. Se, come dice Paduano, la tragedia è fenomenologia del dolore, l’amore ne è indiscutibile testimone.

Il più vecchiotto dei tre grandi tragici, Eschilo, affronta il tema dell’amor sacro e, quindi, della sacralità del matrimonio, nelle Supplici: le cinquanta figlie di Danao, non volendo sposare i cinquanta cugini d’Egitto, chiedono ed ottengono asilo politico dal re di Argo, Pelasgo. O città, o terra, o limpide acque,/ e dei del cielo, e voi, numi sotterranei/ che occupate vindici tombe,/ e tu, o Zeus, salvatore terzo,/ che proteggi le case degli uomini pii,/ accogliete questo femmineo sciame di supplicanti/ al soffio reverente del suolo./ Ma lo sciame brulicante dei maschi,/ lo sciame prevaricante dei figli d’Egitto/ già prima che il piede imponga/ sulla paludosa distesa/ gettatelo a mare col suo vascello veloce […] e muoiano prima di montare sui talami/ che liceità rifiuta,/ prima di far proprie le creature/ che al fratello del loro padre appartengono. Dai frammenti degli Egizi e delle Danaidi, che narrano lo sviluppo della vicenda, si viene a sapere che, ucciso Pelasgo dagli Egizi che reclamano le promesse spose, Danao è costretto a cedere le figlie ma, prima, suggerisce loro di fingere di accondiscendere al matrimonio per poi uccidere i rispettivi mariti durante la prima notte di nozze. Solo Ipermestra, per amore, non partecipa alla strage: imprigionata dal padre, è salvata non a caso da Afrodite. L’amore impuro che non si ricambia è assassino, l’amore impuro felice trova credito. Ma non sempre è così.

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Catanzaro mon amour

Monday, December 1, 2008

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di Giovanna Canigiula

Catanzaro. Ospedale civile. Quindi pubblico. Per tutti, insomma. Arriviamo questa mattina decisamente prima delle otto per un controllo ambulatoriale di mia madre, circa venti giorni dopo le dimissioni e trentadue dopo un ricovero per una consistente emoriasi. In attesa del medico, si chiacchiera. Di politica dapprima. Domina il berlusconiano doc: accusano il grande capo di essere un imbroglione, che chiuda aziende e televisioni e lo facciano anche i figli, vediamo se Di Pietro e Veltroni trovano lavoro ai due milioni e mezzo di disoccupati che ci saranno in Italia. Vediamo vediamo. Nessuno raccoglie: siamo in ospedale e si parla soprattutto di medicina e di medici, questa specie di piccola e intoccabile casta del sud. C’è il povero cristo al quale, due anni fa, è stato sbagliato un intervento di prostata, sta passando le pene dell’inferno e nessuno che gli abbia chiesto almeno scusa, “passerà” gli dicono “passerà”, ma non passa niente e intanto non ha i soldi per mettere la dentiera, figuriamoci per andare a “villeggiare” in strutture fuori regione. Mah. C’è ancora il berlusconiano che ricorda la via crucis della madre prima di approdare da Veronesi: un intervento andato male, camici da inseguire tra “mi scusi”, “non vorrei”, “se potesse” e mai nessuna risposta se non il manifesto fastidio di chi è stato importunato o l’accondiscendente farfugliare di chi ti fa pesare le due parole che di corsa ti regala. Che sorpresa Milano. Stessa sorpresa delle eccezioni nel sud. Del resto, ha vissuto cinque anni a Mantova: soldatini, dice, ma almeno con pari diritti e doveri. Aleggia tanta rabbia, è tutto come descrivono, partecipo muovendo il capino. Non ho molta voglia di parlare. Ascolto. Rifletto sulle sorprese: nel lessico meridionale è “davvero gentile” il medico che svolge, nella norma, il suo mestiere. Così va il nostro mondo.

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Ernesto Rossi, Abolire la miseria

Perché "Abolire la miseria"

Il libero gioco delle forze economiche, stimolate dal tornaconto privato, in un regime individualistico, caratterizzato dall'ordinamento giuridico che garantisce la proprietà privata su grande parte degli strumenti materiali di produzione ed il rispetto dei contratti liberamente conclusi, … , presenta nella società moderna, molti gravi inconvenienti, anche nei paesi più progrediti. La miseria di larghi strati di popolazione, in stridente contrasto con l'opulenza di pochi privilegiati, lo sperpero di tante energie umane e di tante risorse materiali per soddisfare la vanità ed i futili capricci di chi si presenta sul mercato con una maggiore capacità di acquisto, il parassitismo di chi vive senza lavorare, … La pecca maggiore dei regimi individualistici, quali si sono storicamente realizzati finora, è, a nostro parere, la miseria degli ultimi strati della popolazione. La condizione delle classi povere, anche nei paesi più progrediti economicamente, è talmente ripugnante alla nostra coscienza morale, ed è così contraria al nostro ideale di civiltà che, se ci trovassimo davanti all'alternativa di accettare tali regimi, così come sono, o di passare a regimi comunistici, in cui la regolamentazione dal centro di tutta la vita economica e il lavoro obbligatorio permettessero una distribuzione egualitaria del reddito sociale, saremmo molto incerti quale preferire, nonostante la nostra ferma convinzione che i regimi comunistici sarebbero necessariamente meno produttivi e potrebbero essere realizzati solo attraverso una tirannide burocratica.

Ernesto Rossi, Abolire la miseria, 1942 - 46

in evidenza

ma in realtà Berlusconi non è il primo
Il diario di Maria Antonietta Farina Coscioni
Cose su cui riflettere
il primo di luglio la prossima udienza
Il cronista si imbarca in un volo etimologico facendo derivare il toponimo Uria dal presunto greco a

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Reti amiche

in evidenza … emergenza carceri

Stefano Cucchi titolo

di Giovanni Cucchi *
"Vogliamo sapere perché – alla richiesta precisa di Stefano – non è stato chiamato, dai militari la sera dell’arresto, il suo avvocato di fiducia, vogliamo sapere dalle forze dell’ordine come è stato possibile che abbia subito le lesioni ... ".

* dall'intervento di Giovanni Cucchi, padre di Stefano, alla conferenza stampa del 29 ottobre.

Pure noi di “Abolire la miseria della Calabria” vogliamo sapere e manterremo l'appello del padre in evidenza sin quando non saranno chiarite tutte le responsabilità di una tale miseria di stato.

Guarda la conferenza stampa della scheda "Come è morto Stefano Cucchi?" sul sito di Radio Radicale .it

Segui la vicenda di Stefano Cucchi sul sito dell'associazione "A Buon Diritto" o sul blog innocenti evasioni

il messaggio di fine anno del Presidente Giorgio Napolitano
La vignetta diSergio Staino

 

  • La vignetta di Sergio Staino (L'Unità del 9.12.2009)

La vignetta di Staino

Per gentile concessione dell'autore

AL CARCERE

Poesia filosofica di Tommaso Campanella
***
Come va al centro ogni cosa pensante
dalla circonferenza, e come ancora
in bocca al mostro che poi la devora,
donnola incorre timente e scherzante;
così di gran scienza ognuno amante,
che audace passa alla morta gora
al mar del vero, di cui s'innamora,
nel nostro ospizio alfin ferma le piante.
Ch'altri l'appella antro di Polifemo,
palazzo altri d'Atlante, e chi di Creta
il laberinto, e chi l'Inferno estremo
(che qui non val favor, saper, né pietà),
io ti so dir; del resto, tutto tremo,
ch'è rocca sacra a tirannia segreta.
E' Chiaro

La miseria!

Vincenzo Franco alias Nipio
Strenna de L'Avvenire Vibonese
Anno 1886
**
Fermativi nu morzu pé piaciri / O aggenti chi passati di la via, / Trasiti nta sa casa pé vidiri / Si nc' é miseria mai comu la mia:
*
Non aju pani, non aju undi jiri / E mancu focu mu mi scarfaria / Mi viju avanzi li figghi periri / Di friddu e fami e di dissenteria!
*
Dati la carità pé st' innocenti, / Ca vi lu rendi a milli chiju Ddio!.../ Fici la carità ... Non aju nenti...
*
E ognunu passa e lu rimpaccia puru, / Ed iju disperatu: - oi Gesù mio, / Pari ca parru e parru cu nu muru! ...
*
Intra na staja allastricata e scura, / Subbra a nu jazzu, chi pari di cani, / Mori l'aggenti senza cuvertura / Cu cuscina di petri e mazzacani!
*
Morti di fama aspettamu a sta ura / Tri figghi muzzicandusi li mani / Lu patri, chi jiu fora mu procura
Nu vrasciu e ncunu tozzulu di pani!
*
E quandu infini cumpari lu tata / Si ribbejanu a coru tutti quanti, / Gridandu: - amminda a mia na muzzicata.
*
E lu povaru patri a chiji pianti / Si scippa li capiji a diricata, / Pigghiandu Patraterni, Cristi e Santi!...
*
E, la matina quandu ssi levaru, / Subbra a la pagghia mortu a Loigeju, / Mpisicchiatu di friddu lu trovaru
Cu l'occhi spanticati, povareju!
*
Lu patri ndi jettau chianti l'amaru, / Cà era di li figghi lu cchiù beju... / E, quandu nta la vara l'acconzaru,
Paria mortu daveru n'angiuleu!...
*
Finisti di penari! di la porta / - Facia na vecchiareja: - o tia nbiatu, / L'avissi avutu jeu sta beja sorta!
*
Ed allu beccamortu nci dicia / Lu patri, nchi ebbi lu figghiu vasatu: / Passa sta sira, cà ti pigghi a mia

Proverbi ed indovinelli

Non guardare la bianchezza del turbante poiché il sapone può essere stato preso ad imprestito

La vignetta di Sergio Staino

 

  • La vignetta di Sergio Staino (L'Unità del 8.01.2010)

La vignetta di Staino

Per gentile concessione dell'autore

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Ernesto Rossi, Abolire la miseria

Non tutto si risolve. Neppure la promessa società senza classi sarà indolore: “Anche dopo l'abolizione della miseria gli uomini restano disuguali, preda di falsi condizionamenti, ci saranno ancora caos, preoccupazioni, destino a sufficienza e nessun rimedio contro la morte”.

Porre fine alla miseria: “Per un tempo incredibilmente lungo ciò non suonò per nulla normale, al contrario era una favola; solo come sogno a occhi aperti è entrato nel campo visivo”.

Ernest Bloch,

Il Principio Speranza, 1938-1947

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