Sono questi i contenuti dell’ultimo numero di Abolire la miseria della Calabria che, da oggi, uscirà solo in versione pdf e, a breve, completamente rinnovato nella grafica
L’utopia accende una stella nel cielo della dignità umana, ma ci costringe a navigare in un mare senza porti.
“Una vita rivoluzionaria. Un combattente per la libertà, la democrazia e la giustizia”.
Care amiche e amici di Abolire la miseria della Calabria,
è con immensa soddisfazione che annunciamo l’uscita del volume “Francesco Barbieri, l’anarchico di Briatico”
di Francesco Santopolo
La storia proposta in queste note non ha inteso seguire l’intero percorso di un cibo che ha accompagnato l’uomo nel suo cammino ma si ferma nel punto in cui la panificazione inizia a presentare una sostanziale omologazione di processo, fatta eccezione per alcune differenze che ancora resistono in varie parti del mondo (…)
“Res non naturalis definirono il cibo medici e filosofi antichi, a cominciare da Ippocrate, includendolo fra i fattori della vita che non appartengono all’ordine «naturale», bensì a quello «artificiale» delle cose. Ovvero, alla cultura che l’uomo stesso costruisce e gestisce” (…)
Il cronista si imbarca in un volo etimologico facendo derivare il toponimo Uria dal presunto greco attico Ur, col significato di “adorazione”
di Francesco Santopolo
Tra medioevo e rinascimento, era consuetudine affidare ad autori di cronache il compito di “costruire” storie per dare lustro ad un casato o ad una città.
Questo ha costretto la storiografia successiva ad un difficile lavoro di ricerca per dimostrare l’attendibilità delle “invenzioni” di alcuni fantasiosi cronisti.
Da una di queste è nata la storia di Trischene città che, secondo le cronache, sarebbe stata edificata tra il Simeri, l’Alli e l’Uria e avrebbe subito l’attacco di corsari saraceni tra l’865 e l’875 (U. Ferrari, 1971), dando luogo ad un trasferimento in massa della popolazione scampata al massacro, il cui nucleo più consistente avrebbe fondato la nuova città di Taverna.
Le cronache, infatti,
di Francesco Santopolo Sebbene la civiltà umana si sia strutturata attorno al concetto di lavoro e il lavoro rappresenti una componente essenziale dei processi economici, il mercato, assunto a feticcio ideologico, lo sta escludendo dal processo e oggi si contano oltre 200 milioni di disoccupati e un tasso di esclusione vicino al 7%. La cosa [...]
tra qualche giorno sarà in distribuzione presso le edicole calabresi al costo di un euro. In piccolo contributo alla cultura, alla storia e alla politica laica e liberale calabrese
La prima pagina
di Francesco Santopolo
È successo non per caso. Nel 2008 a Rosarno e Castel Volturno. Ancora a Rosarno, nei primi giorni del 2010. L’Africa ha detto no alla criminalità organizzata che vuole prendersi le vite dei migranti, dopo essersi presa le nostre, anche se fingiamo di non essercene accorti, nascosti dietro la nostra ingorda indifferenza.
La “grande magia degli immigrati- l’ha definita Roberto Saviano (Nigrizia, 9/09)-” che “arrivano disperati, accettano assurde condizioni di lavoro …” Poi accade che le organizzazioni criminali tolgano loro ciò per cui hanno lottato fino in fondo: cioè la vita, il lavoro, il respiro, la possibilità di avere una famiglia. Quando questo accade, l’intera comunità africana si ribella” (ibidem).
È stato così anche a Rosarno? Certo, e lo dice con chiarezza un corsivo di Montecristo (Calabria Ora, 9 gennaio) dal titolo significativo, “Se gli stranieri si ribellano alle ‘ndrine”. Certo se il patriarca della famiglia Pesce è stato “costretto a sparare col fucile da caccia per disperdere gli assedianti” (ibidem). E perché con un fucile da caccia? Probabilmente perché in Calabria, per un pregiudicato, è meno complicato avere la licenza di caccia che il porto d’armi.
di Francesco Santopolo
iniziamo un viaggio tra i subalterni, quelli che, secondo la definizione di Amelia Paparazzo, vivono “tra rimpianto e trasgressione”, un’esistenza illuminata dalla luce della storia, solo quando si incontra con quella dei vincenti. Chi sono i subalterni? Ci sono i subalterni di classe: braccianti, contadini senza terra, contadini poveri e, nel nostro tempo, i precari. Ci sono i subalterni politici, almeno fino all’avvento del fascismo: radicali, anarchici, socialisti, comunisti. E, infine i subalterni di status: briganti, banditi sociali e quelli che Marx ha inteso comprendere nel lumpěproletriat, il “proletariato cencioso” che rappresenta i ceti più infimi della società. Di alcune di queste figure vogliamo tentare di tracciare una storia.
Sunday, December 25, 2011
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