#Labuonascuola, lo sciopero del 5 maggio e il grande comunicatore

di Giuseppe Candido /

Un grande comunicatore ha sempre la battuta pronta. E il premier non si smentisce neanche questa volta. Alla straordinaria manifestazione unitaria di sabato 18 aprile in piazza Santi Apostoli a Roma, organizzata da tutti sindacati rappresentativi della scuola e delle loro RSU, cui anche chi scrive era lì presente e durante la quale è stato indetto lo sciopero per il prossimo 5 maggio, Matteo Renzi ha risposto con straordinaria disinvoltura: «Si fa sciopero per un motivo per me incomprensibile». La risolve con un tweet.

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Non comprende che abbiamo già gli stipendi più bassi d’Europa né che abbiamo un contratto scaduto da sette anni. E nemmeno che abbiamo letto il ddl e lo riteniamo profondamente sbagliato. 

Mentre il sottosegretario Faraone minimizza le proteste contro la buona scuola a “scaramucce sindacali” e ci dice che “bisogna dare al dirigente scolastico la possibilità, come fosse un allenatore di una squadra di calcio, di giocarsi il campionato come meglio crede e se perde saranno problemi suoi”, (chissà cosa ne penserebbero Einaudi e Calamandrei di una tale affermazione?), poverino, il Premier neanche comprende i motivi dello sciopero. Non comprende, cioè, i motivi che hanno indotto tutti i sindacati a ritrovarsi uniti contro una riforma definita, da tutte le rappresentanze della scuola, un mostro giuridico; un mostro giuridico che mette una pezza (e neanche troppo larga) alla sentenza della corte di Giustizia europea, ma che letteralmente, mortifica gli insegnanti, negando loro diritti e dignità; Renzi non comprende perché si scioperi contro una riforma che chiarissimamente rovinerà la scuola pubblica statale intesa come pubblico servizio; e non comprende nemmeno che lo sciopero è anche contro un DdL che lascerà fuori dal piano assunzioni migliaia docenti precari che per l’Europa hanno già avuto riconosciuto il diritto ad essere assunti; una riforma che – di fatto – cancellerà diritti contrattuali e libertà d’insegnamento dei docenti. Ma il Premier non comprende lo sciopero.

Ci viene il dubbio che, con gli impegni che ha, neanche legga i giornali, né abbia potuto ascoltare le audizioni dei sindacati presso le Commissioni riunite di Camera e Senato che pure ci sono state. Veloci e frettolose, perché bisogna fare in fretta, ma ci sono state. E sono state un coro di critiche. Si dice che non c’è peggior sordo di colui che non vuol sentire. Proviamo allora a riassumere i motivi per i quali, come insegnanti, ma anche come liberi cittadini che manderemo i figli a scuola, siamo assolutamente contrari a questa riforma che produrrà una scuola anti democratica e autoritaria, e il perché scenderemo ancora in piazza il 5 maggio, e se servirà scenderemo ancora.

Per farlo c’è però bisogno di ricordare che il 26 novembre 2014, la Corte di Giustizia europea di Lussemburgo ha detto al governo italiano che ha violato le sue stesse leggi e le direttive europee continuando a rinnovare contratti a tempo determinato. E che i precari hanno un diritto soggettivo ad essere assunti con contratto a tempo indeterminato da uno Stato che, ripetiamolo ancora per farlo comprendere meglio al Premier, ha abusato contro il diritto europeo, dei contratti a tempo determinato. Il governo deve assumere tutti i precari che ne hanno diritto, mentre il piano di assunzioni che deve essere fatto per garantire l’inizio di anno scolastico a settembre ne lascia parecchi fuori. E la contrarietà al disegno di legge è anche perché, con un colpo di spugna, si cancella il diritto di docenti che hanno regolarmente superato un concorso, nel 99 o nel 2012, e che hanno finora insegnato come precari. Dopo anni di ricorsi alle varie giurisdizioni nazionali e alla Corte di Giustizia europea, oggi Renzi vorrebbe risolverla cancellando i diritti che pure l’Europa riconosce, e non comprende perché i docenti siano contrari. Poi c’è l’aspetto del preside sceriffo, e dei docenti ridotti a servi e scelti come al mercato dei buoi, come in una squadra di calcio, da albi territoriali. C’è il contratto collettivo nazionale che anche abbiamo firmato all’atto dell’assunzione ogni docente e che è scaduto nel 2009, neanche questo governo lo rinnova, anzi, lo cancella. Ma per Renzi è incomprensibile lo sciopero. Si propone un disegno di legge anti democratico, che elimina tutti gli organi collegiali e calpesta la dignità dei docenti negando libertà d’insegnamento anche delle scienze e delle arti, ma Renzi non comprende le ragioni dello sciopero. Trasforma la scuola pubblica statale, la stravolge senza fare un minimo di dibattito in TV, senza dare il tempo al Parlamento di discuterla (e magari anche di leggerla), tutti i sindacati e tutte le RSU lanciano uno sciopero unitario, ma il premier non comprende il perché. E anche il ministro dell’Istruzione dice che quando la riforma sarà capita meglio “ci sarà un’accettazione ma soprattutto una partecipazione ancora più ampia”. Come se gli insegnanti non sapessero neanche leggere e comprendere un testo. Bah. In Giappone, ci ha spiegato Crozza dalla copertina di Ballarò, gli insegnanti sono gli unici sudditi a non doversi inchinare difronte l’Imperatore perché, dicono, senza insegnanti non esisterebbero imperatori. Nel bel Paese delle meraviglie democratiche, nel Paese dove si diventa sottosegretari all’istruzione con diploma di perito chimico, i docenti non riescono a far comprendere all’Imperatore e al suo staff che non si può calpestare così la dignità degli insegnanti né si può cancellare la scuola libera e democratica. 

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