#scuola: che c’azzeccano tutte quelle deleghe con l’urgenza dei #precari?

Il ddl sulla scuola presentato giovedì 12 marzo col titolo “Disposizioni in materia di autonomia scolastica, offerta formativa, assunzioni e formazione del personale docente, dirigenza scolastica, edilizia scolastica e semplificazione amministrativa”, è un vero pastrocchioC’è di tutto e di più. Deleghe in bianco che, qualora il testo del ddl fosse approvato così com’è me, daranno il “potere” al Governo Renzi per stravolgere l’intero sistema dell’Istruzione pubblica statale attraverso una serie di decreti legislativi delegati.

di Giuseppe Candido

Assieme alle urgenti disposizioni necessarie per poter mettere in regola lo Stato italiano sotto il profilo dell’interruzione dell’abuso sinora fatto dei contratti a tempo determinato su posti che in realtà sono vacanti e disponibili in violazione del diritto europeo, con il ddl si interviene su una serie di temi che riguardano sì la scuola, ma che con l’urgenza di coprire i posti vacanti e disponibili senza ricorrere a contratti a tempo determinato non c’entrano proprio nulla.
Si va dall’incremento spropositato dei poteri del dirigente scolastico (senza specificare con quali controlli e con quali valutazioni) che diventerà, di fatto, il “sovrano assoluto” della “sua” scuola, allo stravolgimento del sistema di reclutamento dei docenti e dell’assegnazione dei posti, che con il “piano assunzionale”, è così l’hanno chiamato, fatto apposta per coprire i soli posti vacanti disponibili, ripetiamo, non centrano nulla. Ma li si lega lo stesso all’urgenza perché si vuole far passare una riforma della scuola, che secondo la nostra Costituzione è materia di stretta competenza dello Stato, tanto è che i privati possono attuarla ma senza oneri per lo Stato, impostandola invece verso un’ottica tipicamente aziendale e privatistica.

Il disegno di legge è, in pratica, una delega in bianco su una serie spropositata di temi importanti ma che con l’obbligo urgente di assumere i docenti con un contratto a tempo indeterminato, non c’azzeccano proprio niente

L’aspetto più inquietante del disegno di legge è infatti l’enorme quantità di deleghe che il Parlamento conferirà al Governo qualora dovesse approvarlo così com’è senza discutere troppo. Viene infatti da chiedersi cosa centri con l’urgenza di non fare più contratti a tempo determinato oltre i trentasei mesi, con il “Rafforzamento dell’autonomia scolastica attraverso l’ampliamento delle competenze gestionali organizzative ed amministrative dell’istituzioni scolastiche”. Perché, assieme all’assunzione dei precari, il governo vuole farsi delegare anche per la “Riforma, adeguamento e semplificazione dei ruoli del personale docente”? 

Cosa c’è di complicato oggi nei ruoli del personale docente che richiede tutta questa urgenza senza troppa di scissione? 

Il governo chiede al parlamento persino di essere delegato per la “Riforma del diritto all’istruzione e alla formazione degli alunni e studenti con disabilita e bisogni educativi speciali”, e, con stessa urgenza, per “la semplificazione degli Istituti Tecnici Superiori” che non c’azzeccano nulla con i precari ma neanche tra di loro.
Ma “bisogna far presto”, dice Renzi, perché “l’Italia non ha tempo da perdere”. Come se le urgenze del paese fossero queste e non i precari e nemmeno la miseria che dilaga in sempre più ampie fasce della popolazione (docenti compresi). Renzi lega all’assunzione dei precari anche la “urgente necessità” della “creazione di un ruolo unico dei docenti”, per la “flessibilità all’interno delle classi di concorso”. Si, perché magari urge poter spostare comodamente i docenti già di ruolo da una cattedra all’altra. E sempre tra le deleghe in bianco del disegno di legge richieste al Parlamento, ma senza che se ne discuta troppo, c’è pure quella per l’individuazione dei “livelli essenziali delle prestazioni scolastiche”.
Sempre legata indissolubilmente all’assunzione a settembre dei precari sui posti vacanti e disponibili. E pure una delega per riformare con successivi decreti legislativi tutti gli organi collegiali e valorizzare, all’interno degli stessi, “il ruolo degli studenti dei genitori e del territorio”.
Valore al “Territorio” negli organi collegiali della Scuola? Un cosa che può significare tutto e niente. Ma il Governo vuole delega anche per questo. Un’altra delega richiesta che non solo non c’entra coi precari ma che rischia di ridicolizzare l’intero sistema dell’istruzione è quella per individuare “criteri di partecipazione nel processo di valutazione dei docenti”, non solo gli Organi collegiali e il dirigente ma anche “genitori e studenti”. In pratica, nell’ottica della scuola come un’azienda e dell’Istruzione “mercificata” oltreché mortificata, si intende far partecipare alla valutazione dei docenti, alunni, studenti e genitori, e magari con questionari anonimi. Che è un po’ come si volesse far valutare i magistrati e i pubblici ministeri che indagano facendo partecipare anche giudicandi e condannati. Esilarante. Oltreché pericoloso.
Pericoloso perché la scuola non è deputata vendere merce, come qualcuno magari vorrebbe, ma a formare cittadini consapevoli, cittadini capaci di analizzare criticamente un testo (magari un testo esilarante come il ddl) e comprendere autonomamente fatti e questioni importanti.
O forse è proprio questo che si vuole riformare, ma sarebbe meglio usare, a questo punto, il vocabolo “deformare”.
Anche perché è di questo che trattasi se, senza neanche sentire docenti e i loro sindacati che hanno visto scadere il contratto e ne attendono il rinnovo dal 2009, ora il governo, senza neanche discutere con loro, si fa delegare per adottare indirizzi per la stipulazione di un nuovo contratto collettivo nazionale di lavoro finalizzato al riordino delle disposizioni contrattuali dei comparti di contrattazione “scuola” ed “area V” della dirigenza, per il riordino della disciplina sulla mobilità del personale docente in funzione di una “carta del docente” e “l’abrogazione esplicita di ogni disposizione contrattuale precedente.” Tutto d’urgenza e tutto senza un benché minimo stralcio di concertazione. Non con le parti sociali interessate né con i docenti. I lavoratori della scuola non possono metterci parola. Altro che consultazioni online e metodo democratico. Per Renzi, “l’Italia non ha tempo da perdere” neanche per questo. Ma siamo davvero sicuri che la scuola vada stravolta d’urgenza?

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