Una proposta (indecente) per la #scuola

Scuola pubblica statale
Armando Massarenti (@Massarenti24) con la filosofia minima vorrebbe rivoluzionare la scuola con una proposta: mandare i ricercatori che non si riesce ad assumere come tali, ad insegnare nelle scuole (al posto dei tanti docenti altrettanto precari, ndr).

“I problemi della scuola”, sostiene il Massarenti nel Domenicale de Il Sole 24 Ore di cui è responsabile, “sono immensi, ma a ben vedere uno dei principali riguarda la valorizzazione del merito tra il personale docente e la possibilità di immettere forze nuove, competenti, innovative, al passo coi tempi”. Per cui, la soluzione, per il Massarenti, è valida sia per i ricercatori cui si regalerebbe, così, la possibilità di entrare nella scuola, sia per il mondo della scuola, dove si immetterebbero “forze nuove al passo coi tempi”.

E, nel suo candido ragionamento, il giornalista, si smarca anche da quella che considera l’obiezione principale che, sempre a suo dire, si potrebbe opporre alla sua proposta: chi ha insegnato loro ad insegnare? Questa, sostiene il giornalista, “è una carenza endemica del sistema. Ben pochi all’università si preoccupano degli aspetti didattici”.

Così dicendo, però, il giornalista dimostrata di non conoscere affatto il tema di cui parla. I docenti che insegnano nelle scuole statali italiane di ogni ordine e grado, hanno tutti dovuto superare un concorso di abilitazione all’insegnamento, l’hanno superarlo e spesso hanno fatto, per anni, servizio come precari. Anziché assumere i docenti precari da anni, anziché predisporre adeguati piani di aggiornamento del personale docente e anziché adeguare gli stipendi dei prof a quelli della media europea dei loro colleghi, per dare energie nuove alla scuola, si propone di buttare nell’insegnamento persone sicuramente preparate ma che per anni hanno fatto ben altro. Per la scuola pubblica statale, in Italia, dovrebbero essere investite risorse ingenti, e la stessa cosa dovrebbe farsi nella ricerca e nell’università per evitare che i migliori cervelli continuino ad andare all’estero per poter fare ricerca. Assumere ricercatori precari al posto dei docenti precari, sarebbe solo mischiare, ancora una volta, le carte per non risolvere il problema della scuola italiana.

Alla proposta del Massarenti rispondo, perciò, con una frase che, agli inizi della mia carriera, sentii da un buon preside: “professore”, mi disse, “un bravo docente lo si valuta non perché conosce bene la matematica, ma perché nel conoscerla, quel matematico è in grado di creare una relazione educativa coi ragazzi per farsi ascoltare, spiegargli gli alfabeti della disciplina e insegnargli ad imparare da soli”.

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