Il Governo è già caduto

di Giuseppe Candido

Tra mozioni di sfiducia al Governo cui si rincorrono apposite contro-mozioni di fiducia e di sostegno, lo scorso 9 novembre alla Camera il Governo è già andato inesorabilmente battuto e non su una cosa da poco. Il Governo italiano è stato sconfitto in aula proprio sui rapporti tra l’Italia e il governo libico sull’emendamento presentato dal deputato radicale Matteo Mecacci che ha chiesto il rispetto dei diritti umani dei rifugiati provenienti dall’Africa. Tra questi c’è chi è stato arrestato sulla rotta per Lampedusa, chi è stato respinto nel Canale di Sicilia e c’è chi è caduto direttamente nelle retate della polizia a Tripoli. Si tratta di vere e proprie deportazioni avvenute negli ultimi due anni di politica dei “respingimenti” adottata dall’Italia e che non erano affatto previste da quel trattato di amicizia con la Libia, votato anche dal centro sinistra, e dove si prevedevano soltanto dei “pattugliamenti congiunti” tra autorità libiche e autorità italiane nel rispetto però del diritto e delle convenzioni internazionali. E l’equipaggio dell’Ariete mitragliato a Settembre dalle motonavi italo-libiche ne sa qualcosa.

L’emendamento che ha mandato sotto il Governo chiedeva alla Libia la ratifica della convenzione dell’ONU per i diritti dei rifugiati e la riapertura, a Tripoli, dell’UNHCR, l’ufficio ONU per i rifugiati, è passato alla Camera con il voto favorevole anche dei finiani e ciò nonostante il Governo avesse posto chiaramente il suo parere contrario.

La risposta della Libia non si è fatta attendere: la richiesta dell’ONU di ratificare la Convenzione ONU sui rifugiati non sarà presa in considerazione. Una chiara conferma delle buone ragioni che hanno portato, martedì scorso, la maggioranza del Parlamento ad approvare l’emendamento “Mecacci” che ha impegnato il Governo a lavorare affinché la richiesta fatta dai paesi membri del Consiglio sui diritti umani dell’ONU (tra i quali molti Europei) venga soddisfatta. A queste condizioni i respingimenti non possono continuare perché si tratterebbe chiaramente di deportazioni in un paese che non rispettando i diritti umani fondamentali d’amico non ha proprio nulla.

La crisi del Governo è già in essere e il suo calendario serrato. Dopo il ritiro dei ministri di Futuro e Libertà venerdì la Camera voterà la legge di stabilità e, per il 22 novembre, è previsto il voto sulle mozioni di sfiducia e di fiducia. Dopodiché, il 14 dicembre, sarà la volta della Consulta che sarà chiamata ad esprimersi sulla costituzionalità della legge sul legittimo impedimento che tiene Berlusconi ancora fuori dai tribunali.

E quel voto dei finiani determinante per l’approvazione di quell’emendamento e che rispetto alla legge Bossi Fini rappresenta per il presidente della Camera un vero e proprio cambio di rotta a centottanta gradi, deve far riflettere anche sul fatto che, almeno per gli occhi di Tripoli e per la stampa estera, il Governo italiano è già di fatto caduto ed è già iniziata la ricerca d’un governo di unità e di salute pubblica nazionale.

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