Catanzaro sta vivendo la sua rivoluzione … | Abolire la miseria della Calabria
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Catanzaro sta vivendo la sua rivoluzione …

Thu, May 12, 2011

Attualità

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di Simona Tulelli*

Se non ci fossero in giro tutte queste persone “scalze” (per richiamare, con ironia, un gioco di parole che si è diffuso su face book negli ultimi giorni) si potrebbe dire che Catanzaro sta vivendo la sua rivoluzione del gelsomino: una rivoluzione che profuma di gioventù. Come in quella, anche in questa rivoluzione giovanile la Rete, che non è dimensione virtuale ma strumento al servizio dell’azione, è diventata “reticolo”: il reticolo delle strade e dei vicoli di una città che si è improvvisamente riversata nelle strade per sostenere il candidato sindaco Salvatore Scalzo.

Quando mi hanno chiesto di candidarmi nella lista civica Catanzaro Giovane e Democratica il mio primo pensiero è stato quello di una totale estraneità ad una città che, in modo consapevole, vivo da poco meno di un anno. Sì, perché anche io, come Scalzo e come centinaia di giovani Catanzaresi e calabresi sono andata a studiare fuori e fuori sono rimasta per molti anni, con la certezza che non sarei mai più rientrata in Calabria.

Con un pizzico di snobismo ho ricordato la Catanzaro dei miei anni al Liceo, la mancanza di iniziative, l’apatia alcolica dei giovani, la mancanza di luoghi di aggregazione e di mezzi che mettessero in contatto il grande Hinterland fatto di paesi e paesini alla città. Non lo m’hai pensata come una città Catanzaro, un posto che accoglie e offre, ma solo come un agglomerato sferzato dal vento ormai famoso.

Mi sono ricreduta in questi ultimi mesi, forse perché più grande e quindi più capace di cogliere sfumature e dare valore all’iniziativa. E poi Catanzaro è cambiata, un po’. Manifestazioni musicali e centri di aggregazione giovanile, come il centro Polivalente di Via Fontana vecchia dove ho visto ventenni giocare a ping pong e suonare uno sgangherato pianoforte alle due di mattina in un posto dove al massimo puoi bere una Vaffancola o una tazza di te. Sono solo due esempi, qualcuno dirà che è merito di “Tizio” piuttosto che di “Caio” ma quel che ho sentito è il profumo di un’aria nuova. Non sarà gelsomino ma si sente.

E’ una rivoluzione pacifica, ironica ed armoniosa. Pacifico e quasi pacifista è stato il Flash Mob organizzato dalla nuova Catanzaro Giovane e Democratica sabato 7 maggio per le strade del centro cittadino sotto gli occhi divertiti e un po’ stupiti dello struscio del sabato pomeriggio.

Sta per arrivare l’estate, sarà per questo che tanti ragazzi si sono tolti le scarpe e vogliono sentirsi più leggeri. L’estate è la stagione preferita da chi vive sul mare, come noi. E speriamo che la metafora del sole e di un clima più congeniale alla nuova gioventù Catanzarese, che non snobbo più, sia di buon auspicio. Comunque vadano le cose.

* Candidata alla carica di consigliere comunale a Catanzaro

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***
Come va al centro ogni cosa pensante
dalla circonferenza, e come ancora
in bocca al mostro che poi la devora,
donnola incorre timente e scherzante;
così di gran scienza ognuno amante,
che audace passa alla morta gora
al mar del vero, di cui s'innamora,
nel nostro ospizio alfin ferma le piante.
Ch'altri l'appella antro di Polifemo,
palazzo altri d'Atlante, e chi di Creta
il laberinto, e chi l'Inferno estremo
(che qui non val favor, saper, né pietà),
io ti so dir; del resto, tutto tremo,
ch'è rocca sacra a tirannia segreta.
E' Chiaro

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Vincenzo Franco alias Nipio
Strenna de L'Avvenire Vibonese
Anno 1886
**
Fermativi nu morzu pé piaciri / O aggenti chi passati di la via, / Trasiti nta sa casa pé vidiri / Si nc' é miseria mai comu la mia:
*
Non aju pani, non aju undi jiri / E mancu focu mu mi scarfaria / Mi viju avanzi li figghi periri / Di friddu e fami e di dissenteria!
*
Dati la carità pé st' innocenti, / Ca vi lu rendi a milli chiju Ddio!.../ Fici la carità ... Non aju nenti...
*
E ognunu passa e lu rimpaccia puru, / Ed iju disperatu: - oi Gesù mio, / Pari ca parru e parru cu nu muru! ...
*
Intra na staja allastricata e scura, / Subbra a nu jazzu, chi pari di cani, / Mori l'aggenti senza cuvertura / Cu cuscina di petri e mazzacani!
*
Morti di fama aspettamu a sta ura / Tri figghi muzzicandusi li mani / Lu patri, chi jiu fora mu procura
Nu vrasciu e ncunu tozzulu di pani!
*
E quandu infini cumpari lu tata / Si ribbejanu a coru tutti quanti, / Gridandu: - amminda a mia na muzzicata.
*
E lu povaru patri a chiji pianti / Si scippa li capiji a diricata, / Pigghiandu Patraterni, Cristi e Santi!...
*
E, la matina quandu ssi levaru, / Subbra a la pagghia mortu a Loigeju, / Mpisicchiatu di friddu lu trovaru
Cu l'occhi spanticati, povareju!
*
Lu patri ndi jettau chianti l'amaru, / Cà era di li figghi lu cchiù beju... / E, quandu nta la vara l'acconzaru,
Paria mortu daveru n'angiuleu!...
*
Finisti di penari! di la porta / - Facia na vecchiareja: - o tia nbiatu, / L'avissi avutu jeu sta beja sorta!
*
Ed allu beccamortu nci dicia / Lu patri, nchi ebbi lu figghiu vasatu: / Passa sta sira, cà ti pigghi a mia

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Non tutto si risolve. Neppure la promessa società senza classi sarà indolore: “Anche dopo l'abolizione della miseria gli uomini restano disuguali, preda di falsi condizionamenti, ci saranno ancora caos, preoccupazioni, destino a sufficienza e nessun rimedio contro la morte”.

Porre fine alla miseria: “Per un tempo incredibilmente lungo ciò non suonò per nulla normale, al contrario era una favola; solo come sogno a occhi aperti è entrato nel campo visivo”.

Ernest Bloch,

Il Principio Speranza, 1938-1947

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