Quando muore realmente un personaggio. Intervista a Simona Baldanzi | Abolire la miseria della Calabria
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Quando muore realmente un personaggio. Intervista a Simona Baldanzi

Wed, Oct 6, 2010

Attualità, Calabria, Cultura

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Il calabrese Pietro Mirabelli, un testardo dei diritti

Quando muore realmente un personaggio di un romanzo

Intervista alla scrittrice Simona Baldanzi

di Franco Vallone

pietro mirabelli

Pietro Mirabelli

Simona Baldanzi è una scrittrice di quelle grandi, nel 2006 arriva anche il successo internazionale con il romanzo Figlia di una vestaglia blu. Simona la settimana scorsa era in Calabria, non per ritirare un premio e nemmeno per una presentazione o per un convegno. Simona era in Calabria perché è morto, in un incidente sul lavoro, un suo grande amico calabrese che poi era anche un personaggio importante del suo libro di successo. Ecco la notizia raccontata dalla stessa Baldanzi “morto stanotte Pietro Mirabelli, in galleria in Svizzera. Un masso si è staccato dal fronte mentre una squadra lavorava con il jumbo. È morto in ospedale nel Canton Ticino per troppe lesioni interne.” A Simona Baldanzi abbiamo fatto alcune domande:

Simona, chi era Pietro… Pietro era un minatore calabrese, era un lancista, quello che sparava cemento al fronte della galleria, che aveva lavorato in una miriade di cantieri, per le grandi opere, per la velocità e il benessere del Nord, mentre a Pagliarelle, in Calabria, nella sua terra, dovevi fare quindici minuti di macchina per raggiungere la prima edicola. Mai prima di lui ho conosciuto qualcuno che ha fatto della dignità del lavoro una propria insostituibile missione. Un testardo dei diritti che ultimamente era rimasto ferito da questa Italia, dalla sua politica, dai sindacati e se ne era andato in Svizzera anche e soprattutto per questo. Pietro era un figlio d’arte, come lui stesso si definiva. Il padre è morto di silicosi in seguito al lavoro di galleria.

Era molto battagliero, sul lavoro puntava sulla sicurezza, sui diritti negati… Pietro, anche se non ci credeva, era riuscito però a infrangere un silenzio sulla condizione dei minatori moderni e aveva conosciuto e incontrato una miriade di persone, coinvolgendo tutti nella sua battaglia a partire dal quarto turno e dalla sicurezza. Aveva anche fatto incontrare la comunità montana del Mugello e quella del Crotonese e il monumento nella piazza sui caduti al lavoro a Pagliarelle, frutto dell’incontro di due terre, lo si deve a lui.

Si, quel monumento è molto conosciuto in Calabria, più del paese stesso che lo ospita…Aveva letto le lettere dei condannati a morte della resistenza per scrivere la frase che sta impressa sotto quell’uomo di bronzo che accecato dalla luce esce dalla galleria fatta di pietra serena di Firenzuola, da quel suo Mugello a cui ha dato tanto, persino il nome della via di casa sua, ai piedi della Sila.

La solita sicurezza sul lavoro che manca, che non è mai abbastanza…. Non venitemi a parlare di cultura della sicurezza, perché Pietro ne era l’essenza. Non ci crediamo che sia potuto succedere a lui proprio perché lui ha lottato contro tutto questo per tutti gli altri, per tutti noi.

Vuole aggiungere altro? Non riesco ad aggiungere molto, sono stata indecisa se scrivere e cosa scrivere, ma alla fine mi sono detta, zitta no. Zitti non possiamo stare.

Cosa possiamo e cosa dobbiamo fare? Dobbiamo informare e far girare la notizia, fra quelli che lo conoscevano, fra quelli che conoscono la sua storia, fra quelli che non lo conoscono. Pietro era un uomo e un simbolo di lotta, di quelle rare che sembrano non esistere più. Le morti sul lavoro restano sotto lo zerbino di case vuote e lasciano un dolore lacerante che ti toglie il fiato. Ti toglie l’anima se a morire è Pietro. Simona lei è toscana…. Si,io sono Toscana, del Mugello e i miei pure, da generazioni. Pare strano che una ragazza toscana si interessi ai minatori calabresi, lo so. non c’è legame di sangue, ma c’è interesse per il mondo del lavoro, per la solidarietà, per l’operaismo vecchio e nuovo. Come mai si è interessata di Pietro e dei minatori

Feci una tesi di laurea su questi minatori impegnati nella costruzione dell’alta velocità in Mugello. Lì conobbi Pietro, era il 2000-2001.

E del suo romanzo “Figlia di una vestaglia blu” cosa ci vuole dire… Dopo la tesi di laurea, del 2002, nel 2006 è uscito il mio romanzo: figlia di una vestaglia blu. Parla dei miei genitori operai, soprattutto di mia mamma che aveva la vestaglia blu in catena a cucire jeans e intreccio la vicenda dei minatori, le tute arancioni. Nel romanzo c’è Pietro, c’è la Calabria, c’è Pagliarelle, il monumento, tutto questo.

Al di là del Pietro nel romanzo c’era un Pietro che era un suo amico vero Pietro era un amico, ci sentivamo spesso. L’ultima volta ad agosto, quando stava andando in vacanza e parlavamo della Svizzera.

Franco Vallone

- Pietro non ne uscirete se non lo volete tutti insieme, qua…come nei cantieri.
- Eh…- sospira Pietro mentre guarda verso la Sila.
E lo sento che si allontana, che mi sfugge, che mi sta lasciando sola 
mentre non trovo riparo neanche nella bellezza di un albero in fiore che ho di fronte.”

(da Figlia di una vestaglia blu, Fazi Editore, 2006)

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* dall'intervento di Giovanni Cucchi, padre di Stefano, alla conferenza stampa del 29 ottobre.

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Poesia filosofica di Tommaso Campanella
***
Come va al centro ogni cosa pensante
dalla circonferenza, e come ancora
in bocca al mostro che poi la devora,
donnola incorre timente e scherzante;
così di gran scienza ognuno amante,
che audace passa alla morta gora
al mar del vero, di cui s'innamora,
nel nostro ospizio alfin ferma le piante.
Ch'altri l'appella antro di Polifemo,
palazzo altri d'Atlante, e chi di Creta
il laberinto, e chi l'Inferno estremo
(che qui non val favor, saper, né pietà),
io ti so dir; del resto, tutto tremo,
ch'è rocca sacra a tirannia segreta.
E' Chiaro

La miseria!

Vincenzo Franco alias Nipio
Strenna de L'Avvenire Vibonese
Anno 1886
**
Fermativi nu morzu pé piaciri / O aggenti chi passati di la via, / Trasiti nta sa casa pé vidiri / Si nc' é miseria mai comu la mia:
*
Non aju pani, non aju undi jiri / E mancu focu mu mi scarfaria / Mi viju avanzi li figghi periri / Di friddu e fami e di dissenteria!
*
Dati la carità pé st' innocenti, / Ca vi lu rendi a milli chiju Ddio!.../ Fici la carità ... Non aju nenti...
*
E ognunu passa e lu rimpaccia puru, / Ed iju disperatu: - oi Gesù mio, / Pari ca parru e parru cu nu muru! ...
*
Intra na staja allastricata e scura, / Subbra a nu jazzu, chi pari di cani, / Mori l'aggenti senza cuvertura / Cu cuscina di petri e mazzacani!
*
Morti di fama aspettamu a sta ura / Tri figghi muzzicandusi li mani / Lu patri, chi jiu fora mu procura
Nu vrasciu e ncunu tozzulu di pani!
*
E quandu infini cumpari lu tata / Si ribbejanu a coru tutti quanti, / Gridandu: - amminda a mia na muzzicata.
*
E lu povaru patri a chiji pianti / Si scippa li capiji a diricata, / Pigghiandu Patraterni, Cristi e Santi!...
*
E, la matina quandu ssi levaru, / Subbra a la pagghia mortu a Loigeju, / Mpisicchiatu di friddu lu trovaru
Cu l'occhi spanticati, povareju!
*
Lu patri ndi jettau chianti l'amaru, / Cà era di li figghi lu cchiù beju... / E, quandu nta la vara l'acconzaru,
Paria mortu daveru n'angiuleu!...
*
Finisti di penari! di la porta / - Facia na vecchiareja: - o tia nbiatu, / L'avissi avutu jeu sta beja sorta!
*
Ed allu beccamortu nci dicia / Lu patri, nchi ebbi lu figghiu vasatu: / Passa sta sira, cà ti pigghi a mia

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Non tutto si risolve. Neppure la promessa società senza classi sarà indolore: “Anche dopo l'abolizione della miseria gli uomini restano disuguali, preda di falsi condizionamenti, ci saranno ancora caos, preoccupazioni, destino a sufficienza e nessun rimedio contro la morte”.

Porre fine alla miseria: “Per un tempo incredibilmente lungo ciò non suonò per nulla normale, al contrario era una favola; solo come sogno a occhi aperti è entrato nel campo visivo”.

Ernest Bloch,

Il Principio Speranza, 1938-1947

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