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La ‘ndrangheta che alza il tiro e il transatlantico della rivoluzione

Fri, Aug 27, 2010

Attualità, Calabria, Candido Giuseppe

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di Giuseppe Candido

Salvatore Di Landro
Salvatore Di Landro – Foto APCOMO

Dopo le minacce ad esponenti politici in Calabria la ‘ndrangheta ha alzato il tiro. Per questo vogliamo esprimere la nostra solidarietà a Di Landro e a chi come lui, compiendo il proprio dovere, subisce intimidazioni dalla criminalità organizzata più potente del pianeta. Non solo tracotanza economica e spregiudicatezza nel gestire gli appalti. Oggi siamo giunti al livello di un vero e proprio attacco allo Stato, alle Istituzioni di cui già, con una presenza “pervasiva” nelle amministrazioni locali – come ha avuto modo di definirla il Presidente della Banca d’Italia Mario Draghi – ne dispone il controllo. Anche il Presidente della Giunta regionale Scopelliti, che nei giorni scorsi aveva subito intimidazioni, ha “voluto testimoniare” la sua “solidarietà personale e della Regione al Procuratore Di Landro”, affermando che “si tratta dell’ennesima azione che deve trovare obbligatoriamente una risposta”. “Credo” – aveva detto – “Che il lavoro pregevole di Di Landro dia fastidio”. E se è vero che “in Calabria non c’è solo la mafia” il problema non è certo Di Landro ma gli intrecci ‘ndrangheta politica e massoneria che pure esistono. La ‘ndrangheta gli mette la bomba sotto casa perché, ha affermato Di Landro, “non si fanno più sentenze a saldo”. Quella contro il Procuratore generale di Reggio Calabria è, per dirla con le parole utilizzate dal Procuratore nazionale dell’antimafia Piero Grasso, una “nuova sfida allo stato”. Il 5 agosto scorso Grasso aveva parlato di “rischio attentati”, affermando che i rischi di stragi come quelli di Firenze o Via d’Amelio “ci sono sempre, soprattutto in momenti di tensioni politiche. Può esserci qualcuno che vuole approfittare del momento politico per dare uno scossone”.

E lo scossone è arrivato. “Questo ennesimo grave episodio – ha affermato Grasso in esplicito riferimento all’attentato a Di Landro – si inserisce in una lunga scia di intimidazioni e minacce iniziata lo scorso 3 gennaio, nei confronti della Magistratura calabrese tutta”. Vincenzo Macrì, Procuratore nazionale antimafia aggiunto, l’ha definito uno “sciame intimidatorio” che da mesi tocca magistrati, politici, amministratori, giornalisti. È lecito perciò, forse anche doveroso, chiedersi perché avesse solo una scorta “ad orario” che passava a tempi determinati sotto la sua casa. Perché non era meglio protetto? Forse è da collegare coi tagli che ci sono stati sulla sicurezza? Ma questo, adesso, non è il vero problema.

La vera domanda che dovremmo porci come calabresi è: “Che cosa sta succedendo a Reggio e in Calabria?”. A fornire una risposta a questa domanda è l’articolo di Enrico Fierro, pubblicato su “il Fatto quotidiano” del 27 agosto col titolo “Dai bunker ai salotti: Reggio aspetta lo tsunami”. I boss, le “talpe” , le prossime elezioni e il potere in attesa di giudizio gli argomenti esaminati. L’incipit dell’articolo è chiaro sin dalle prime battute: “A Reggio Calabria può succedere di tutto. Un botto ancora più grosso di quello che la scorsa notte (26 agosto ndr) ha devastato la casa del Procuratore generale Salvatore Di Landro. Qualcosa che fa tremare i palazzi cambierà il corso delle cose.” Apocalittico? Pessimista? Secondo l’analisi del giornalista a Reggio Calabria gli “appetiti dei comitati d’affari” sovrasterebbero prioritari nella “melma che rende difficile distinguere la politica buona con quella che si prostituisce con la ‘ndrangheta” ma anche “i magistrati in bilico con quelli che rischiano la vita in silenzio”, “la mafia dall’antimafia, gli onesti dai malacarne”. E forse è proprio qui che sta il punto. “Uomini in giacca e cravatta che attraversano con la stessa naturalezza gli angusti bunker dei boss della ‘ndrangheta, i salotti della massoneria e gli ovattati uffici del potere”. “Una città dove tutti, dai salotti che contano ai frequentatori dei caffè del centro, sanno che presto uno tsunami giudiziario si abbatterà sulla politica calabrese”. Il giornalista si riferisce esplicitamente ai “dossier ed alle intercettazioni che documentano i legami tra Cosimo Alvaro (rampollo della ‘ndrangheta di Sinopoli) e Michele Marcianò, Consigliere comunale di Reggio Calabria e fedelissimo del governatore”, che “si rivolgeva ad Alvaro chiamandolo “compare” e chiedeva aiuto per le tessere del PdL e in cambio prometteva incarichi da centinaia di migliaia di euro”. Poi il giornalista tocca i palazzi della Regione riferendosi ai “legami di Albreto Sarra, oggi potentissimo sottosegretario della giunta regionale, con la famiglia Lampada di Milano, teste di legno di Pasquale Condello, in galera ma ancora a capo di una delle ‘ndrine più forti della città”. “Ed è nell’ufficio di Sarra – continua Enrico Fierro – che è passato uno dei personaggi più inquietanti di questa storia”. Giovanni Zumbo l’uomo che, sempre secondo il giornalista de il Fatto , “avvisa mafiosi del calibro di Giuseppe Pelle e Giovanni Ficara dei blitz che da Reggio a Milano si stanno per abbattere sulla ‘ndrangheta”. Sullo sfondo il dedalo intrecci d’interessi affaristico-politico-mafiosi su sanità e lavori pubblici. Quello che starebbe avvenendo in Calabria è “un riassetto dei poteri violentissimo, come nel precedente passato, come nei mesi che precedettero l’omicidio eccellente di questa regione, quello di Francesco Fortugno, vicepresidente del Consiglio regionale”. Insomma, un clima che non fa certo ben sperare e che ci fa rendere conto che, se la strada della legalità è l’unica percorribile, in Calabria questa strada è davvero un percorso in salita perché qui la partitocrazia ha addirittura corrotto gli uomini “d’onore” trasformando le ‘ndrine in una sorta di anti “stato” parallelo a quello ufficiale delle Istituzioni democratiche e rappresentative. In questo senso siamo vicini a Di Landro, a Scopelliti e chiunque, in questa terra, abbia intenzione vera di non mollare. Invitando però, a chi vuole il vero cambiamento, a stare attenti a chi si fa imbarcare sul transatlantico della rivoluzione.

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***
Come va al centro ogni cosa pensante
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donnola incorre timente e scherzante;
così di gran scienza ognuno amante,
che audace passa alla morta gora
al mar del vero, di cui s'innamora,
nel nostro ospizio alfin ferma le piante.
Ch'altri l'appella antro di Polifemo,
palazzo altri d'Atlante, e chi di Creta
il laberinto, e chi l'Inferno estremo
(che qui non val favor, saper, né pietà),
io ti so dir; del resto, tutto tremo,
ch'è rocca sacra a tirannia segreta.
E' Chiaro

La miseria!

Vincenzo Franco alias Nipio
Strenna de L'Avvenire Vibonese
Anno 1886
**
Fermativi nu morzu pé piaciri / O aggenti chi passati di la via, / Trasiti nta sa casa pé vidiri / Si nc' é miseria mai comu la mia:
*
Non aju pani, non aju undi jiri / E mancu focu mu mi scarfaria / Mi viju avanzi li figghi periri / Di friddu e fami e di dissenteria!
*
Dati la carità pé st' innocenti, / Ca vi lu rendi a milli chiju Ddio!.../ Fici la carità ... Non aju nenti...
*
E ognunu passa e lu rimpaccia puru, / Ed iju disperatu: - oi Gesù mio, / Pari ca parru e parru cu nu muru! ...
*
Intra na staja allastricata e scura, / Subbra a nu jazzu, chi pari di cani, / Mori l'aggenti senza cuvertura / Cu cuscina di petri e mazzacani!
*
Morti di fama aspettamu a sta ura / Tri figghi muzzicandusi li mani / Lu patri, chi jiu fora mu procura
Nu vrasciu e ncunu tozzulu di pani!
*
E quandu infini cumpari lu tata / Si ribbejanu a coru tutti quanti, / Gridandu: - amminda a mia na muzzicata.
*
E lu povaru patri a chiji pianti / Si scippa li capiji a diricata, / Pigghiandu Patraterni, Cristi e Santi!...
*
E, la matina quandu ssi levaru, / Subbra a la pagghia mortu a Loigeju, / Mpisicchiatu di friddu lu trovaru
Cu l'occhi spanticati, povareju!
*
Lu patri ndi jettau chianti l'amaru, / Cà era di li figghi lu cchiù beju... / E, quandu nta la vara l'acconzaru,
Paria mortu daveru n'angiuleu!...
*
Finisti di penari! di la porta / - Facia na vecchiareja: - o tia nbiatu, / L'avissi avutu jeu sta beja sorta!
*
Ed allu beccamortu nci dicia / Lu patri, nchi ebbi lu figghiu vasatu: / Passa sta sira, cà ti pigghi a mia

Proverbi ed indovinelli

Soltanto per gradini si giunge all’alto della scala;

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Porre fine alla miseria: “Per un tempo incredibilmente lungo ciò non suonò per nulla normale, al contrario era una favola; solo come sogno a occhi aperti è entrato nel campo visivo”.

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