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L’acqua che evapora in Basilicata

Thu, Aug 26, 2010

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Articolo di Eric Jozsef, Le Temps, Svizzera.

Tradotto su la rivista settimanale “Internazionale” n°861 27 Agosto/2 Settembre 2010

In Italia si spreca il 37 per cento dell’acqua. In alcuni quartieri di Potenza le perdite sono del cento per cento. Ma qualcosa comincia a cambiare

Non ci sono limiti territoriali né cartelli stradali. “Stiamo entrando in contrada Bandito”, dice un geometra della società Acquedotto Lucano, che gestisce le risorse idriche della Basilicata. “Da lì non sappiamo più che fine fa l’acqua pubblica. Ne scompaiono migliaia di metri cubi”.

Sulla collina di fronte a Potenza le piccole case popolari sorgono a fianco di ville moderne, tra cui alcune, si dice in città, dotate di piscina. Molti ediici sono abusivi. Contrada Bandito, chiamata così in memoria dei briganti che si accampavano da queste parti, si è sviluppata dopo il terremoto del 1980, che ha distrutto parte della città. “Abbiamo dovuto ricostruire”, spiega l’ingegnere Michele Folino, esperto di questioni idriche. “E per favorire la ripresa economica si è permesso di costruire ovunque”.

La Basilicata, e l’Italia in generale, sono tra le zone europee dove si spreca più acqua. Secondo un rapporto del Comitato per la vigilanza sull’uso delle risorse idriche, a livello nazionale si spreca il 37 per cento dell’acqua. Per questo il governo Berlusconi vuole privatizzate le società pubbliche che gestiscono le risorse idriche. La proposta, però, ha provocato la mobilitazione di moltissimi cittadini che chiedono un referendum per bloccare il progetto.

Nel 2009 l’Acquedotto Lucano ha erogato più di 92 milioni di metri cubi di acqua. Ne sono stati fatturati solo 39 milioni. Il 58 per cento del totale è “evaporato” dai conti della società, fondata nel 2003 e controllata dal consiglio regionale e dai comuni. A Potenza le cifre sono ancora più impressionanti. “Su 14 milioni di metri cubi erogati ne fatturiamo cinque”, il 36 per cento, ammette il direttore generale Gerardo Marotta. In media ogni abitante spreca 450 litri di acqua al giorno. A contrada Bandito le per-dite sono del cento per cento.

A volte d’estate, a causa della siccità e del caldo, la Basilicata è costretta a razionare l’acqua o a sospenderne l’erogazione. Eppure, a soli venti chilometri da Potenza, le sorgenti non sono quasi mai a secco. Sul monte Arioso ci sono trenta corsi d’acqua, che viene raccolta in modo sistematico e ingegnoso. “Le condutture risalgono agli anni venti e funzionano ancora bene”, dice Gerardo Grippo, responsabile degli interventi di riparazione.

“Chi dice condotta dice perdita”, afferma Marotta, sottolineando che le perdite cosiddette tecniche non superano l’8 per cento. “È nei centri abitati, con tubature più piccole, che le perdite aumentano”, spiega Grippo. Possono arrivare al 25 per cento. Per di più, in passato, i finanziamenti di Roma e Bruxelles sono stati usati per aggiungere nuove tubature, invece che nella manutenzione delle reti esistenti.

Risparmio a tutti i costi

Con il prosciugamento dei contributi pubblici, la Basilicata ha cominciato a prendere sul serio la gestione delle acque. È stata creata la società Acquedotto Lucano per rinnovare la rete. “Prima, quando raccomandavamo un uso più eiciente dell’acqua, ci ridevano in faccia”, dicono Antonio Lanorte e Pietro Fedeli di Legambiente. “Oggi ci ascoltano, ma lo fanno per motivi economici”.

Acquedotto Lucano è impegnata anche a ridurre le perdite amministrative, cioè le deviazioni delle acque da parte di agricoltori e residenti. Con la complicità dei politici, molti contatori sono stati installati nelle case private. È suiciente allacciare deviazioni illegali prima del contatore per rubare l’acqua. “Non possiamo intervenire su terreni privati senza autorizzazione”, spiega Grippo. “Per fortuna ogni tanto nascono problemi familiari che provocano liti e denunce”.

“Nei prossimi anni”, spiega Marotta, “cambieremo i contatori e continueremo a ridurre le perdite amministrative”. Marotta è convinto che a Potenza la battaglia per la privatizzazione non avrà luogo. La società che gestisce l’acquedotto ha il sostegno della popolazione. “I controlli sono aumentati”, dice un funzionario regionale. “Ma come possiamo essere ottimisti? A Bandito, in mezzo alle ville illegali, ci sono quelle di carabinieri e magistrati”

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Il libero gioco delle forze economiche, stimolate dal tornaconto privato, in un regime individualistico, caratterizzato dall'ordinamento giuridico che garantisce la proprietà privata su grande parte degli strumenti materiali di produzione ed il rispetto dei contratti liberamente conclusi, … , presenta nella società moderna, molti gravi inconvenienti, anche nei paesi più progrediti. La miseria di larghi strati di popolazione, in stridente contrasto con l'opulenza di pochi privilegiati, lo sperpero di tante energie umane e di tante risorse materiali per soddisfare la vanità ed i futili capricci di chi si presenta sul mercato con una maggiore capacità di acquisto, il parassitismo di chi vive senza lavorare, … La pecca maggiore dei regimi individualistici, quali si sono storicamente realizzati finora, è, a nostro parere, la miseria degli ultimi strati della popolazione. La condizione delle classi povere, anche nei paesi più progrediti economicamente, è talmente ripugnante alla nostra coscienza morale, ed è così contraria al nostro ideale di civiltà che, se ci trovassimo davanti all'alternativa di accettare tali regimi, così come sono, o di passare a regimi comunistici, in cui la regolamentazione dal centro di tutta la vita economica e il lavoro obbligatorio permettessero una distribuzione egualitaria del reddito sociale, saremmo molto incerti quale preferire, nonostante la nostra ferma convinzione che i regimi comunistici sarebbero necessariamente meno produttivi e potrebbero essere realizzati solo attraverso una tirannide burocratica.

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***
Come va al centro ogni cosa pensante
dalla circonferenza, e come ancora
in bocca al mostro che poi la devora,
donnola incorre timente e scherzante;
così di gran scienza ognuno amante,
che audace passa alla morta gora
al mar del vero, di cui s'innamora,
nel nostro ospizio alfin ferma le piante.
Ch'altri l'appella antro di Polifemo,
palazzo altri d'Atlante, e chi di Creta
il laberinto, e chi l'Inferno estremo
(che qui non val favor, saper, né pietà),
io ti so dir; del resto, tutto tremo,
ch'è rocca sacra a tirannia segreta.
E' Chiaro

La miseria!

Vincenzo Franco alias Nipio
Strenna de L'Avvenire Vibonese
Anno 1886
**
Fermativi nu morzu pé piaciri / O aggenti chi passati di la via, / Trasiti nta sa casa pé vidiri / Si nc' é miseria mai comu la mia:
*
Non aju pani, non aju undi jiri / E mancu focu mu mi scarfaria / Mi viju avanzi li figghi periri / Di friddu e fami e di dissenteria!
*
Dati la carità pé st' innocenti, / Ca vi lu rendi a milli chiju Ddio!.../ Fici la carità ... Non aju nenti...
*
E ognunu passa e lu rimpaccia puru, / Ed iju disperatu: - oi Gesù mio, / Pari ca parru e parru cu nu muru! ...
*
Intra na staja allastricata e scura, / Subbra a nu jazzu, chi pari di cani, / Mori l'aggenti senza cuvertura / Cu cuscina di petri e mazzacani!
*
Morti di fama aspettamu a sta ura / Tri figghi muzzicandusi li mani / Lu patri, chi jiu fora mu procura
Nu vrasciu e ncunu tozzulu di pani!
*
E quandu infini cumpari lu tata / Si ribbejanu a coru tutti quanti, / Gridandu: - amminda a mia na muzzicata.
*
E lu povaru patri a chiji pianti / Si scippa li capiji a diricata, / Pigghiandu Patraterni, Cristi e Santi!...
*
E, la matina quandu ssi levaru, / Subbra a la pagghia mortu a Loigeju, / Mpisicchiatu di friddu lu trovaru
Cu l'occhi spanticati, povareju!
*
Lu patri ndi jettau chianti l'amaru, / Cà era di li figghi lu cchiù beju... / E, quandu nta la vara l'acconzaru,
Paria mortu daveru n'angiuleu!...
*
Finisti di penari! di la porta / - Facia na vecchiareja: - o tia nbiatu, / L'avissi avutu jeu sta beja sorta!
*
Ed allu beccamortu nci dicia / Lu patri, nchi ebbi lu figghiu vasatu: / Passa sta sira, cà ti pigghi a mia

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Non tutto si risolve. Neppure la promessa società senza classi sarà indolore: “Anche dopo l'abolizione della miseria gli uomini restano disuguali, preda di falsi condizionamenti, ci saranno ancora caos, preoccupazioni, destino a sufficienza e nessun rimedio contro la morte”.

Porre fine alla miseria: “Per un tempo incredibilmente lungo ciò non suonò per nulla normale, al contrario era una favola; solo come sogno a occhi aperti è entrato nel campo visivo”.

Ernest Bloch,

Il Principio Speranza, 1938-1947

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