I sepolcri imbiancati vogliono far tacere Radio Radicale | Abolire la miseria della Calabria
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I sepolcri imbiancati vogliono far tacere Radio Radicale

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Nel nome del Popolo Italiano o del diritto alla privacy?

a cura di Giuseppe Candido

Massimo Bordin, direttore di Radio Radicale

Massimo Bordin, il direttore di Radio Radicale, ad un congresso di Radicali Italiani

Mentre si discute sulle intercettazioni scopriamo che sono a rischio anche le registrazioni radio dei processi.

Scandaloso, tutto ciò è una vergogna. Ma il dibattimento in un processo è pubblico o no?

Non avevo mai sentito Massimo Bordin così evidentemente incazzato. Altro che intercettazioni e segreto istruttorio, questi sepolcri imbiancati vogliono far tacere Radio Radicale sui processi. La legge sulle intercettazioni vuole cancellare anche la pubblicità dei processi vietandone la trasmissione in radio del dibattimento. Contro questo particolare del provvedimento Radio Radicale ha indetto, per lunedì 31 maggio, una conferenza stampa e un appello. Massimo Bordin, appena si è saputo del provvedimento è intervenuto venerdì dai microfoni di Radio Radicale di cui è direttore: “Intervengo a quest’ora dopo una giornata nella quale ho cercato di farmi un’idea definitiva sulla così detta legge sulle intercettazioni. Perché in realtà c’è da lanciare un allarme forte che riguarda, attenti a quest’aspetto, non già le intercettazioni, o le telefonate carpite o i verbali istruttori. No, questi signori, continua il Direttore di Radio Radicale, nell’articolato della legge (sulle intercettazioni ndr) intendono sopprimere un articolo delle norme attuative del codice di procedura penale, riformato da Giuliano Vassalli, che teneva conto di un aspetto fondamentale che riguarda l’effettiva pubblicità dei dibattimenti nel XXI secolo”.

Ben 9773 processi registrati in anni di cronaca senza filtri, senza veline, integralmente per far conoscere e deliberare. Un’archivio, quello on line disponibile a chiunque, che fa invidia anche alla tv di Stato. L’ultima registrazione di un processo disponibile on line, sul sito di Radio Radicale, in ordine cronologico è quella relativa all’esame del maresciallo Brancaccio durante l’udienza del 28 maggio nel processo Parmalat/Parmatour. Tutto il processo su calciopoli e, scendendo indietro nel tempo e nell’archivio, il processo per la scalata della Banca Antonveneta, il processo Cusani, quello per l’omicidio Dalla Chiesa. L’ultimo della lista o il primo in ordine di tempo è il processo Margherito e risale al lontano 15 settembre del 1976. Il processo a Giulio Andreotti e tutto il resto dell’archivio rappresentano la storia di questo Paese. Sono oltre trent’anni che Radio Radicale ci ha consentito di conoscere e farci un’opinione più dettagliata di quella che altrimenti avremmo potuto farci con la sola televisione e la sola carta stampata. Radio Radicale, sin da quando fu fondata, è stata concepita nell’ottica di far conoscere integralmente i fatti: la radio dei processi e la radio del parlamento. Organo della lista Marco Pannella e proprio per questo la radio di tutti i partiti.

Il dibattimento non c’entra nulla con le intercettazioni telefoniche, né c’entra nulla con la fase istruttoria”. Tuona Bordin dalla radio che, da qualche giorno, ripete l’intervento. “Si può sicuramente discutere, ognuno può avere una propria opinione sul diritto alla privacy di una telefonata. Si può avere opinioni divergenti su quanto il segreto istruttorio, in questo Paese, serva o su quanto esso venga rispettato. Con questo provvedimento però, grazie al lavoro del Senatore Centaro relatore di questa legge, un ex magistrato di Siracusa parlamentare di Forza Italia da quattro legislature, si intende in realtà inibire la possibilità di registrare e trasmettere i processi di rilevanza sociale”. Attenzione perché, continua ancora Massimo Bordin, “questo provvedimento ha un’unico bersaglio: vogliono far tacere Radio Radicale. Vogliono impedirvi – rivolgendosi agli ascoltatori – di ascoltare i processi che un giurista come Giuliano Vassalli ebbe la finezza di distinguere fra quelli di rilevanza sociale e quelli che riguardano la privacy e sono sottoposte alle normali norme di pubblicità che riguardano l’aula di Giustizia”. Nessuno ancora, nell’Italia che rischia di assomigliare alla Russia di Putin, pretende di chiudere le aule di Giustizia al pubblico. “Però, impedire che si possano ascoltare, non le intercettazioni telefoniche, ma i processi, vuol dire effettivamente impedire alla gente di formarsi un’opinione su vicende assai importanti. Questo è quello che questa legge, nelle sue pieghe, si propone. E’ un attacco gravissimo a Radio Radicale, all’informazione e ai cittadini. Radio Radicale è riuscita, grazie naturalmente ai Radicali e al Partito Radicale, a Marco Pannella che ha costruito questo strumento assieme a Paolo Vigevano, grazie ai redattori della Radio che, magari con qualche sotterfugio, sono riusciti a far ascoltare la voce di Enzo Tortora che si confrontava con il pentito Melluso. Un’informazione, come sempre senza filtri, senza mediazione giornalistica, integrale che Radio Radicale vi ha proposto. E quante voci avete ascoltato, e come avete potuto ascoltare, in diretta, i maxi processi di Napoli, di Palermo. E quanto avete potuto farvi una vostra opinione rispetto a vicende che invece la carta stampata, o anche la televisione di stato e quella privata, vi proponevano. Radio Radicale è stato tutto questo per la Giustizia. Oggi, il relatore Centaro e i suoi “tanti causa” vogliono chiudere questo aspetto, questa possibilità d’informazione per i cittadini. Con grande ipocrisia, questi sepolcri imbiancati parlano di privacy, parlano del diritto dei cittadini a non vedere intercettate le loro telefonate perché la violazione del segreto istruttorio è cosa inammissibile da parte della stampa, vogliono far chiudere lo speciale giustizia di Radio Radicale. Non pensiamo si arrivi a tanto. Vorremmo fermare tutto questo. Però non possiamo non denunciare con forza un attacco gravissimo a Radio Radicale ma, se ci consentite, all’informazione e al diritto all’informazione. E, come tutti gli ascoltatori sanno, quelli di destra e quelli di sinistra, quelli di centro destra, quelli di centro sinistra e quelli di “centro centro”, questa radio non si è mai distinta per particolari elementi giustizialisti, ha sempre rispettato privacy delle persone. Una radio che è stata sempre rispettosa degli aspetti privati. Ma qui si vuole arrivare, addirittura a qualcosa che, ahi me continua Bordin, non può non far pensare a una volontà di chiudere le porte di quello che, in democrazia, è un aspetto centrale della vita politica e civile, cioè il processo. Un processo che si svolge nel silenzio, un processo che si svolge nella penombra, può consentire qualsiasi illecito. Siamo fieri di aver potuto proporre non solo la difesa orgogliosa e, alla fine, vittoriosa di Enzo Tortora, siamo fieri di aver potuto proporre anche l’auto difesa di Cesare Previti che, per due ore, in un memorabile processo difese la sua posizione. (…) Tutto questo oggi vuole essere chiuso con un disegno di legge che prevede la possibilità, richiesta da parte anche di uno solo degli imputati, di negare il diritto alla registrazione del processo. Intendiamoci bene: non c’entra nulla il diritto alla immagine, esso è già garantito dalle norme attuative del codice così come un giurista come Giuliano Vassalli aveva avuto l’accortezza di proporre. Non si tratta dell’immagine televisiva. Già oggi, con le norme vigenti, se un imputato, o un testimone o un avvocato, rifiuta di essere ripreso non può essere ripreso. Semplicemente quelle norme dicevano che, in processi penali di rilevanza sociale, e dunque processi che riguardano stragi e terrorismo, mafia e, ovviamente vicende politiche, in quei processi anche se un imputato nega il diritto alla registrazione (audio e la trasmissione per radio) il presidente poteva decidere prescindendo da quel parere. Oggi è proprio quell’articolo che si intende cassare”. Ad esempio, nel maxi processo di Palermo gli imputati erano tanti. Se anche uno di essi si fosse opposto alla registrazione audio non potremmo conoscere un’importante pagina della storia di questo Paese. “A tutto questo noi ci opporremo con tutte le forze possibili che saremo capaci di mettere in campo. Intanto vi diamo un appuntamento, conclude Bordin, che stiamo ancora costruendo e vorremmo costruirlo con il vostro aiuto, con l’aiuto degli ascoltatori. Vorremmo costruirlo con l’aiuto dei parlamentari che saranno disposti a firmare un appello”.

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  • La vignetta di Sergio Staino (L'Unità del 9.12.2009)

La vignetta di Staino

Per gentile concessione dell'autore

AL CARCERE

Poesia filosofica di Tommaso Campanella
***
Come va al centro ogni cosa pensante
dalla circonferenza, e come ancora
in bocca al mostro che poi la devora,
donnola incorre timente e scherzante;
così di gran scienza ognuno amante,
che audace passa alla morta gora
al mar del vero, di cui s'innamora,
nel nostro ospizio alfin ferma le piante.
Ch'altri l'appella antro di Polifemo,
palazzo altri d'Atlante, e chi di Creta
il laberinto, e chi l'Inferno estremo
(che qui non val favor, saper, né pietà),
io ti so dir; del resto, tutto tremo,
ch'è rocca sacra a tirannia segreta.
E' Chiaro

La miseria!

Vincenzo Franco alias Nipio
Strenna de L'Avvenire Vibonese
Anno 1886
**
Fermativi nu morzu pé piaciri / O aggenti chi passati di la via, / Trasiti nta sa casa pé vidiri / Si nc' é miseria mai comu la mia:
*
Non aju pani, non aju undi jiri / E mancu focu mu mi scarfaria / Mi viju avanzi li figghi periri / Di friddu e fami e di dissenteria!
*
Dati la carità pé st' innocenti, / Ca vi lu rendi a milli chiju Ddio!.../ Fici la carità ... Non aju nenti...
*
E ognunu passa e lu rimpaccia puru, / Ed iju disperatu: - oi Gesù mio, / Pari ca parru e parru cu nu muru! ...
*
Intra na staja allastricata e scura, / Subbra a nu jazzu, chi pari di cani, / Mori l'aggenti senza cuvertura / Cu cuscina di petri e mazzacani!
*
Morti di fama aspettamu a sta ura / Tri figghi muzzicandusi li mani / Lu patri, chi jiu fora mu procura
Nu vrasciu e ncunu tozzulu di pani!
*
E quandu infini cumpari lu tata / Si ribbejanu a coru tutti quanti, / Gridandu: - amminda a mia na muzzicata.
*
E lu povaru patri a chiji pianti / Si scippa li capiji a diricata, / Pigghiandu Patraterni, Cristi e Santi!...
*
E, la matina quandu ssi levaru, / Subbra a la pagghia mortu a Loigeju, / Mpisicchiatu di friddu lu trovaru
Cu l'occhi spanticati, povareju!
*
Lu patri ndi jettau chianti l'amaru, / Cà era di li figghi lu cchiù beju... / E, quandu nta la vara l'acconzaru,
Paria mortu daveru n'angiuleu!...
*
Finisti di penari! di la porta / - Facia na vecchiareja: - o tia nbiatu, / L'avissi avutu jeu sta beja sorta!
*
Ed allu beccamortu nci dicia / Lu patri, nchi ebbi lu figghiu vasatu: / Passa sta sira, cà ti pigghi a mia

Proverbi ed indovinelli

N’ura di iustizzia vala cent’anni di preghieri / Un ora di giustizia vale cent’anni di preghiere

La vignetta di Sergio Staino

 

  • La vignetta di Sergio Staino (L'Unità del 8.01.2010)

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Non tutto si risolve. Neppure la promessa società senza classi sarà indolore: “Anche dopo l'abolizione della miseria gli uomini restano disuguali, preda di falsi condizionamenti, ci saranno ancora caos, preoccupazioni, destino a sufficienza e nessun rimedio contro la morte”.

Porre fine alla miseria: “Per un tempo incredibilmente lungo ciò non suonò per nulla normale, al contrario era una favola; solo come sogno a occhi aperti è entrato nel campo visivo”.

Ernest Bloch,

Il Principio Speranza, 1938-1947

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