Libertà di parola per Giovanna | Abolire la miseria della Calabria
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Libertà di parola per Giovanna

Sat, Feb 13, 2010

Attualità, Calabria, Diritti umani, Politica

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Sla, i malati si ribellano

Sla, i malati si ribellano - galileonet.it

Giovanna vuole parlare, chiede soltanto che le venga dato al più presto il comunicatore vocale che le darà la libertà di parola che una malattia come la SLA e l’inefficienza sanitaria non gli consentono più di avere autonomamente. Il diritto di manifestare, con ogni mezzo, il proprio pensiero è sancito dall’Art 21 della nostra Costituzione. E’ evidente che tale principio debba trovare la sua piena applicazione in qualsiasi momento della nostra vita. Anche e soprattutto, quando si è malati, affetti da una grave malattia che tende, ogni giorno che passa, ad immobilizzarti sempre di più e ad impedirti di svolgere una vita normale. Ma non è di “caso umano” che si tratta bensì di un caso politico.

Giovanna Fiumara è un medico chirurgo con quattro specializzazioni, affetta da sclerosi laterale amiotrofica (SLA) che sarà candidata alle prossime elezioni regionali in Calabria sempre che, la lista Bonino Pannella, la lista che vede numerosi militanti dell’associazione Luca Coscioni, riuscirà a raccogliere le firme prescritte mentre la partitocrazia calabrese cambia di continuo la sua legge elettorale, l’ultima modifica con blitz notturno, e ad un passo dal voto. Come tutti i malati di SLA, Giovanna, ci tiene a sottolinearlo nella sua e mail con cui ha contattato la prima volta l’associazione Luca Coscioni, è assolutamente capace di intendere e volere. “Vogliono risolvere la mia assistenza chiudendomi in una casa di riposo. Io ho 45 anni e sono ancora capace” ha scritto Giovanna nella sua mail. E su questo, sul diritto all’assistenza domiciliare di tutti i malati come lei, oltre che della lotta per avere un comunicatore vocale e poter dire la sua, vuole farne una battaglia politica. L’ho incontrata di persona, come responsabile per la lista Bonino Pannella in Calabria, giovedì 14 gennaio 2010 per la prima volta per chiederle la sua disponibilità a candidarsi e, appena l’ho vista, mi ha guardato negli occhi, ha capito chi ero, mi ha sorriso ed è scoppiata in lacrime dicendo che questa possibilità che le veniva offerta era “un segno del Signore”. Decidendo, anche lei, di usare i Radicali come strumento della sua lotta di civiltà. Tra le sue specializzazioni c’è anche quella di medico legale e, in passato, ha lavorato nel tribunale di Crotone come perito legale. Oggi Giovanna non è in grado di parlare poiché la malattia, che le lascia tutta la sua lucidità e il fervore intellettuale, le toglie però una libertà fondamentale, la libertà di parola. Fondamentale soprattutto in un momento in cui lei vorrebbe spiegare il perché della sua candidatura e non può farlo perché ci vorranno ancora una decina di giorni dicono dalla direzione sanitaria che si occupa del caso. Una libertà cui Giovanna, però, non intende rinunciare e per la quale è disposta a lottare. Giovanna è prigioniera del proprio corpo e non riesce, senza l’ausilio di uno speciale comunicatore sociale, ad esprimere le proprie volontà, le proprie idee, con la voce e, tanto meno, con i gesti. Non può chiedere ai suoi amici di sostenerla in questa battaglia andando a firmare la lista perché il comunicatore arriverà, ma troppo tardi.

Questi apparecchi non sono forniti gratuitamente dal Sistema Sanitario Nazionale poiché il nomenclatore relativo all’assistenza protesica risale agli anni ’90 ed è quindi obsoleto. La Calabria, come Regione, ha autorizzato autonomamente il sussidio che ancora, però, non arriva.

Oggi alla politica impegnata nelle elezioni regionali, con primarie che prima si fanno per statuto, poi si fanno per legge, poi non si fanno manco per niente, alla politica impegnata in alleanze, inciuci e in primarie farsa per conservare le poltrone, a questa politica, Giovanna fa una specifica richiesta: di consentirgli di esporre le ragioni della sua candidatura. Chiede di poter spiegare agli elettori come lei, da malato, vorrebbe rivoluzionare la sanità in Calabria, la gestione dell’ambiente e della cosa pubblica calabrese sempre più allo sbando. Ma non può farlo perché mantenuta “muta” per altri dieci giorni, che a noi potrebbero sembrare pochi, ma che, in quelle condizioni di silenzio forzato, sono un’eternità. Giovanna chiede che le sia garantita un’assistenza domiciliare mentre si tolgono in fondi all’assistenza domiciliare e chiede che le venga al più presto consegnato il comunicatore per poter avere libertà di parola e poter iniziare la sua battaglia di libertà.

Giuseppe Candido

www.almcalabria.org

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2 Responses to “Libertà di parola per Giovanna”

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***
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che audace passa alla morta gora
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nel nostro ospizio alfin ferma le piante.
Ch'altri l'appella antro di Polifemo,
palazzo altri d'Atlante, e chi di Creta
il laberinto, e chi l'Inferno estremo
(che qui non val favor, saper, né pietà),
io ti so dir; del resto, tutto tremo,
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E' Chiaro

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Vincenzo Franco alias Nipio
Strenna de L'Avvenire Vibonese
Anno 1886
**
Fermativi nu morzu pé piaciri / O aggenti chi passati di la via, / Trasiti nta sa casa pé vidiri / Si nc' é miseria mai comu la mia:
*
Non aju pani, non aju undi jiri / E mancu focu mu mi scarfaria / Mi viju avanzi li figghi periri / Di friddu e fami e di dissenteria!
*
Dati la carità pé st' innocenti, / Ca vi lu rendi a milli chiju Ddio!.../ Fici la carità ... Non aju nenti...
*
E ognunu passa e lu rimpaccia puru, / Ed iju disperatu: - oi Gesù mio, / Pari ca parru e parru cu nu muru! ...
*
Intra na staja allastricata e scura, / Subbra a nu jazzu, chi pari di cani, / Mori l'aggenti senza cuvertura / Cu cuscina di petri e mazzacani!
*
Morti di fama aspettamu a sta ura / Tri figghi muzzicandusi li mani / Lu patri, chi jiu fora mu procura
Nu vrasciu e ncunu tozzulu di pani!
*
E quandu infini cumpari lu tata / Si ribbejanu a coru tutti quanti, / Gridandu: - amminda a mia na muzzicata.
*
E lu povaru patri a chiji pianti / Si scippa li capiji a diricata, / Pigghiandu Patraterni, Cristi e Santi!...
*
E, la matina quandu ssi levaru, / Subbra a la pagghia mortu a Loigeju, / Mpisicchiatu di friddu lu trovaru
Cu l'occhi spanticati, povareju!
*
Lu patri ndi jettau chianti l'amaru, / Cà era di li figghi lu cchiù beju... / E, quandu nta la vara l'acconzaru,
Paria mortu daveru n'angiuleu!...
*
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*
Ed allu beccamortu nci dicia / Lu patri, nchi ebbi lu figghiu vasatu: / Passa sta sira, cà ti pigghi a mia

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Non tutto si risolve. Neppure la promessa società senza classi sarà indolore: “Anche dopo l'abolizione della miseria gli uomini restano disuguali, preda di falsi condizionamenti, ci saranno ancora caos, preoccupazioni, destino a sufficienza e nessun rimedio contro la morte”.

Porre fine alla miseria: “Per un tempo incredibilmente lungo ciò non suonò per nulla normale, al contrario era una favola; solo come sogno a occhi aperti è entrato nel campo visivo”.

Ernest Bloch,

Il Principio Speranza, 1938-1947

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