Istituito nel 1923 chiude l’ufficio postale di San Costantino di Briatico | Abolire la miseria della Calabria
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Istituito nel 1923 chiude l’ufficio postale di San Costantino di Briatico

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Intervista all’assessore comunale alla cultura, Agostino Vallone, sulla chiusura dell’Ufficio Postale di San Costantino di Briatico

di Franco Vallone

Assessore Agostino Vallone, dopo quanto chiude la Posta di San Costantino…

Dopo ben 87 anni cala il sipario, anzi la serranda, su un altro ufficio postale storico della provincia di Vibo Valentia. L’ufficio di San Costantino di Briatico è stato uno dei più longevi della provincia di Vibo Valentia se non dell’intera Calabria. Istituito infatti nel 1923 serviva una utenza che apparteneva non solo alla più popolosa frazione di Briatico, ma anche a Potenzoni, a Mandaradoni e, anche se per un periodo di tempo limitato, perfino al Comune di Zungri: è ancora vivo tra la popolazione il ricordo del “postale” che si fermava a San Costantino per scaricare i sacchi della posta. Purtroppo, oggi, sotto i colpi della scure della legge del profitto e della speculazione economica, Poste Italiane ha abbattuto l’ultimo baluardo nella frazione di San Costantino. I “rami secchi” sono stati recisi con prevaricazione del relativismo e capitalismo estremo sull’aspetto sociale.

Possibile che non esista altro modo per risolvere determinati problemi se non quello economico? E poi, come si può considerare “ramo secco” una intera popolazione di pensionati?

Un anziano ormai di per sé stesso si sente un peso per la società, una nullità, un ente inutile e non autosufficiente, con questa azione gli è stata negata l’ultima possibilità di sentirsi ancora vivo: andare da solo a riscuotere la sua pensione, un momento di grande orgoglio personale quasi di rivalsa nei confronti di una società sempre meno solidale e più egoista. Egli non lo potrà più fare, anzi dovrà subire una ulteriore umiliazione: delegare qualcun altro a ritirare a posto suo il frutto di una vita di lavoro. Tutto relativamente facile per chi ha un familiare o comunque una persona amica disposta a recarsi a cinque, otto o dodici chilometri di distanza per fare ore ed ore di fila per giungere al cospetto dell’unico operatore dell’ufficio centrale che non è stato potenziato.

La logica quindi è: il fine giustifica i mezzi. Non importa se si procurano disagi logistici, fisici o psicologici a chicchessia.

Da più parti si predica, a mio avviso ipocritamente, che gli anziani sono una risorsa per la società e i custodi del ricco patrimonio di quella cultura locale che stenta a decollare ed essere recuperata. Gli anziani sono coloro che tengono vive le nostre tradizioni e mentre alcuni si impegnano per realizzare centri di aggregazione sociale come delle vere scuole per la trasmissione di valori umani, sociali e culturali alle future generazioni, altri considerano gli anziani “rami secchi” da tagliare a tutti i costi. Si vive così in una continua snervante conflittualità che alla fine porta alla resa di essi e alla completa emarginazione e all’isolamento degli anziani stessi. La logica dei “rami secchi” non riguarda soltanto Poste Italiane, ma anche ferrovie, stazioni ferroviarie, corse di pullman, ospedali, ambulatori medici, guardie mediche, forni, paninoteche, addirittura oratori e chiese…

I riflessi sociali di questi tagli sono devastanti nei piccoli centri….

È bastata la chiusura dell’unica paninoteca esistente a San Costantino di Briatico per creare panico e disorientare la popolazione giovanile rimasta in paese. La sera, ma soprattutto il sabato sera, questi giovani non hanno più un punto di riferimento per cui si recano in automobile nelle cittadine vicine con tutti i pericoli che questo comporta e le ore insonne dei genitori. La presenza dell’ufficio postale in paese era paradossalmente un punto di riferimento, una importante stazione di ritrovo sociale dove ci si incontrava per socializzare, per confrontare le proprie idee con quelle degli altri, per ricevere o dare informazioni, dove si faceva a gara per “coccolare” “l’Ufficiale Postale” offrendogli tazzine di caffè, uova fresche, o i frutti della terra di una popolazione di cultura contadina. Grazie a Poste Italiane questo non sarà più possibile, anzi è probabile che si assista ad un fenomeno di emigrazione degli anziani verso centri più popolosi con conseguente desertificazione dei paesi come se non bastasse l’enorme jatus generazionale dovuto alla emigrazione degli studenti e delle popolazioni giovanili in cerca di lavoro.

Vuole rivolgere un appello da queste pagine?

Si, rivolgo un accorato appello a tutte le associazioni, a tutti i cittadini e a tutte quelle persone che sentono proprio questo problema: reagite, lottate e protestate civilmente con me contro Poste Italiane affinché sia ripristinato il servizio postale a San Costantino di Briatico; rivolgo un altrettanto accorato appello a Poste Italiane: ridateci il nostro ufficio postale, il nostro angolo di vita; i locali ci sono. Non lasciateci agonizzare lentamente: sarebbe meglio una deportazione di massa verso città del Nord o meglio verso le città fredde del Nord Europa anziché rimanere nell’ipocrisia; penso che non sia difficile trovare posto a meno di due milioni di persone, tanti sono gli abitanti della Calabria.


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Il libero gioco delle forze economiche, stimolate dal tornaconto privato, in un regime individualistico, caratterizzato dall'ordinamento giuridico che garantisce la proprietà privata su grande parte degli strumenti materiali di produzione ed il rispetto dei contratti liberamente conclusi, … , presenta nella società moderna, molti gravi inconvenienti, anche nei paesi più progrediti. La miseria di larghi strati di popolazione, in stridente contrasto con l'opulenza di pochi privilegiati, lo sperpero di tante energie umane e di tante risorse materiali per soddisfare la vanità ed i futili capricci di chi si presenta sul mercato con una maggiore capacità di acquisto, il parassitismo di chi vive senza lavorare, … La pecca maggiore dei regimi individualistici, quali si sono storicamente realizzati finora, è, a nostro parere, la miseria degli ultimi strati della popolazione. La condizione delle classi povere, anche nei paesi più progrediti economicamente, è talmente ripugnante alla nostra coscienza morale, ed è così contraria al nostro ideale di civiltà che, se ci trovassimo davanti all'alternativa di accettare tali regimi, così come sono, o di passare a regimi comunistici, in cui la regolamentazione dal centro di tutta la vita economica e il lavoro obbligatorio permettessero una distribuzione egualitaria del reddito sociale, saremmo molto incerti quale preferire, nonostante la nostra ferma convinzione che i regimi comunistici sarebbero necessariamente meno produttivi e potrebbero essere realizzati solo attraverso una tirannide burocratica.

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***
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così di gran scienza ognuno amante,
che audace passa alla morta gora
al mar del vero, di cui s'innamora,
nel nostro ospizio alfin ferma le piante.
Ch'altri l'appella antro di Polifemo,
palazzo altri d'Atlante, e chi di Creta
il laberinto, e chi l'Inferno estremo
(che qui non val favor, saper, né pietà),
io ti so dir; del resto, tutto tremo,
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Vincenzo Franco alias Nipio
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Anno 1886
**
Fermativi nu morzu pé piaciri / O aggenti chi passati di la via, / Trasiti nta sa casa pé vidiri / Si nc' é miseria mai comu la mia:
*
Non aju pani, non aju undi jiri / E mancu focu mu mi scarfaria / Mi viju avanzi li figghi periri / Di friddu e fami e di dissenteria!
*
Dati la carità pé st' innocenti, / Ca vi lu rendi a milli chiju Ddio!.../ Fici la carità ... Non aju nenti...
*
E ognunu passa e lu rimpaccia puru, / Ed iju disperatu: - oi Gesù mio, / Pari ca parru e parru cu nu muru! ...
*
Intra na staja allastricata e scura, / Subbra a nu jazzu, chi pari di cani, / Mori l'aggenti senza cuvertura / Cu cuscina di petri e mazzacani!
*
Morti di fama aspettamu a sta ura / Tri figghi muzzicandusi li mani / Lu patri, chi jiu fora mu procura
Nu vrasciu e ncunu tozzulu di pani!
*
E quandu infini cumpari lu tata / Si ribbejanu a coru tutti quanti, / Gridandu: - amminda a mia na muzzicata.
*
E lu povaru patri a chiji pianti / Si scippa li capiji a diricata, / Pigghiandu Patraterni, Cristi e Santi!...
*
E, la matina quandu ssi levaru, / Subbra a la pagghia mortu a Loigeju, / Mpisicchiatu di friddu lu trovaru
Cu l'occhi spanticati, povareju!
*
Lu patri ndi jettau chianti l'amaru, / Cà era di li figghi lu cchiù beju... / E, quandu nta la vara l'acconzaru,
Paria mortu daveru n'angiuleu!...
*
Finisti di penari! di la porta / - Facia na vecchiareja: - o tia nbiatu, / L'avissi avutu jeu sta beja sorta!
*
Ed allu beccamortu nci dicia / Lu patri, nchi ebbi lu figghiu vasatu: / Passa sta sira, cà ti pigghi a mia

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Non tutto si risolve. Neppure la promessa società senza classi sarà indolore: “Anche dopo l'abolizione della miseria gli uomini restano disuguali, preda di falsi condizionamenti, ci saranno ancora caos, preoccupazioni, destino a sufficienza e nessun rimedio contro la morte”.

Porre fine alla miseria: “Per un tempo incredibilmente lungo ciò non suonò per nulla normale, al contrario era una favola; solo come sogno a occhi aperti è entrato nel campo visivo”.

Ernest Bloch,

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