La Costituzione di Florestano I del 1848  | Abolire la miseria della Calabria
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La Costituzione di Florestano I del 1848

Fri, Nov 20, 2009

Attualità, Cultura, Politica, Storia

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di Antonino G.E. Vecchio

Florestano I

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Il Principato di Monaco territorialmente era costituito oltre che dalla capitale Monaco anche dalla città minore di Roccabruna e da quella maggiore di Mentone.

Sin dal 10 febbraio 1848 si ebbe notizia della costituzione data a Torino da Sua Maestà Carlo Alberto Re di Sardegna, suscitandosi entusiasmo ed esibendosi la bandiera reale.

Una delegazione “mentonese” raggiunse la residenza di “Carnolese” dove soggiornava la famiglia principesca per reclamare analoga concessione.

Sua Altezza Serenissima il Principe Sovrano Florestano I ne fece la promessa e fece leggere due giorni più tardi da un console al popolo riunito davanti al Palazzo del Municipio, il progetto di costituzione da Lui stimato, poiché nel Principato, considerato da Principe non come uno Stato ma e come una grande famiglia, non era possibile applicare le leggi reggenti un ampio Stato quale la Sardegna.

L’ordinanza del Principe sanciva la garanzia delle libertà individuali,il riconoscimento del diritto di proprietà, la regolamentazione della forma di governo.

Il Sovrano rimaneva capo supremo, dotato del potere esecutivo e dell’iniziativa legislativa, ma tutte le Sue ordinanze amministrative generali dovevano essere deliberate da Consiglio di Stato composto di dodici membri, dei quali la metà doveva essere nominata dal Principe e l’altra metà- due per Monaco, tre per Mentone, uno per Roccabruna- doveva essere nominata da elettori scelti preventivamente da tutti i cittadini maggiorenni del Principato che fossero impiegati civili e militari o marinai e/o dai possessori d’una imbarcazione di cinque tonnellate almeno oppure industriali.

Al ristretto diritto di voto, si univa la preponderanza lasciata ai designati principeschi all’interno del Consiglio, la cui presidenza era assegnata a Sua Altezza Serenissima il Principe Ereditario maggiorenne, altrimenti al governatore generale scelto da Sua Altezza Serenissima il Principe Sovrano.

Il Console preposto dal Principe per la lettura dell’ordinanza, non poté portare a termine la lettura della stessa, per il clamore della folla, questo progetto costituzionale del 12 febbraio non piaque al popolo.

Florestano I, si trovò nella necessità di rivedere ulteriormente l’ordinanza e lungo la via delle concessioni: espresse in un successivo proclama il proprio dolore per avere visto le sue paterne intenzioni poco conosciute oppure poco apprezzate; desideroso di dissipare ogni ombra di dubbio sui Suoi sentimenti dichiarò di accettare per il Principato di Monaco la costituzione del Regno di Sardegna in tutta la sua integrità.

Tale accettazione e promulgazione da parte del Principe, non portò gioia e riconoscenza; essa fu al contrario accolta da silenzio; la suscettibilità popolare era stata urtata dalle asserzioni principesche sulla tendenza dei suddetti a cedere alle insinuazioni malevole e a sottovalutare le buone intenzioni.

La nuova costituzione, datata 25 febbraio al Principato, differiva da quella enunciata il giorno 12 dello stesso mese per via dell’istituzione d’una assemblea elettiva destinata a esercitare il potere legislativo congiuntamente con il Sovrano e con il Consiglio di Stato.

Quest’ultimo, eletto su base “censitaria”, doveva essere investito per primo dell’esame di ogni legge relativa alle imposizioni.

La libertà di stampa era garantita ma soggetta a repressione. Il Sovrano si riservava di formare una milizia comunale scelta fra i “censitari”.

La promulgazione dello statuto fondamentale del Principato di Monaco avvenne subito dopo l’emanazione di quello del Regno di Sardegna.

Lo Statuto Monegasco non ha mai seguito lo Statuto Albertino ed è conservato all’Archivio del Palazzo Principesco di Monaco. Vi è un testo, firmato dal Principe Florenzano I senza apposizione di data perciò non promulgato né entrato in vigore, che amplia la costituzione del 25 febbraio mediante nuovi articoli che, oltre a regolare la reggenza, indicano come illimitato il numero dei consiglieri di Stato e in ventuno quello del consiglio elettivo (diviso fra i paesi).

Le molte incertezze e i molti rinvii non permisero alla Carta Costituzionale monegasca del 25 febbraio 1848 di incidere sul corso degli avvenimenti.

Accolta favorevolmente dai partigiani del Principe e combattuta dagli avversari, essa restò lettera morta tanto più che il giorno precedente la rivoluzione di Parigi aveva provocato la caduta del governo di Sua Maestà Luigi Filippo re dei Francesi, sollecitato a intervenire da Sua Altezza Serenissima il Principe Ereditario Carlo.

Dopo l’imminente proclamazione popolare di Mentone e Roccabruna città libere e la loro occupazione da parte delle truppe sarde destinata a protrarsi, il 2 febbraio 1861 Sua Altezza Serenissima Carlo III Principe Sovrano di Monaco, metteva termine al protettorato sardo cedendo i Suoi diritti a Sua Maestà Napoleone III Imperatore dei Francesi che procedeva all’annessione di entrambe.

Il successore, Sua Altezza Serenissima il Principe Alberto I, avrebbe dotato, mediante l’Atto del 1911, il Principato di una organizzazione costituzionale successivamente sostituita dalla Costituzione Monegasca del 1962 promulgata da Sua Altezza Serenissima il Principe Ranieri III ora deceduto.

Bibliografia:

*“Note e proposte di studio sulla Storia del Principato di Monaco in –Storia di Nobiltà-“-1969 del Prof.Leonardo Saviano, docente di Storia delle Dottrine Politiche presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università degli Studi “Federico II” di Napoli e della L.U.I.S.S. di Roma;

*Freu-Novella-Robert, Histoire de Monaco, Monaco 1987.

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Poesia filosofica di Tommaso Campanella
***
Come va al centro ogni cosa pensante
dalla circonferenza, e come ancora
in bocca al mostro che poi la devora,
donnola incorre timente e scherzante;
così di gran scienza ognuno amante,
che audace passa alla morta gora
al mar del vero, di cui s'innamora,
nel nostro ospizio alfin ferma le piante.
Ch'altri l'appella antro di Polifemo,
palazzo altri d'Atlante, e chi di Creta
il laberinto, e chi l'Inferno estremo
(che qui non val favor, saper, né pietà),
io ti so dir; del resto, tutto tremo,
ch'è rocca sacra a tirannia segreta.
E' Chiaro

La miseria!

Vincenzo Franco alias Nipio
Strenna de L'Avvenire Vibonese
Anno 1886
**
Fermativi nu morzu pé piaciri / O aggenti chi passati di la via, / Trasiti nta sa casa pé vidiri / Si nc' é miseria mai comu la mia:
*
Non aju pani, non aju undi jiri / E mancu focu mu mi scarfaria / Mi viju avanzi li figghi periri / Di friddu e fami e di dissenteria!
*
Dati la carità pé st' innocenti, / Ca vi lu rendi a milli chiju Ddio!.../ Fici la carità ... Non aju nenti...
*
E ognunu passa e lu rimpaccia puru, / Ed iju disperatu: - oi Gesù mio, / Pari ca parru e parru cu nu muru! ...
*
Intra na staja allastricata e scura, / Subbra a nu jazzu, chi pari di cani, / Mori l'aggenti senza cuvertura / Cu cuscina di petri e mazzacani!
*
Morti di fama aspettamu a sta ura / Tri figghi muzzicandusi li mani / Lu patri, chi jiu fora mu procura
Nu vrasciu e ncunu tozzulu di pani!
*
E quandu infini cumpari lu tata / Si ribbejanu a coru tutti quanti, / Gridandu: - amminda a mia na muzzicata.
*
E lu povaru patri a chiji pianti / Si scippa li capiji a diricata, / Pigghiandu Patraterni, Cristi e Santi!...
*
E, la matina quandu ssi levaru, / Subbra a la pagghia mortu a Loigeju, / Mpisicchiatu di friddu lu trovaru
Cu l'occhi spanticati, povareju!
*
Lu patri ndi jettau chianti l'amaru, / Cà era di li figghi lu cchiù beju... / E, quandu nta la vara l'acconzaru,
Paria mortu daveru n'angiuleu!...
*
Finisti di penari! di la porta / - Facia na vecchiareja: - o tia nbiatu, / L'avissi avutu jeu sta beja sorta!
*
Ed allu beccamortu nci dicia / Lu patri, nchi ebbi lu figghiu vasatu: / Passa sta sira, cà ti pigghi a mia

Proverbi ed indovinelli

Giurisprudenza: Iustizzia e sanità amaru cu’ ndi cerca. / Infelice chi cerca giustizia e sanità

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Non tutto si risolve. Neppure la promessa società senza classi sarà indolore: “Anche dopo l'abolizione della miseria gli uomini restano disuguali, preda di falsi condizionamenti, ci saranno ancora caos, preoccupazioni, destino a sufficienza e nessun rimedio contro la morte”.

Porre fine alla miseria: “Per un tempo incredibilmente lungo ciò non suonò per nulla normale, al contrario era una favola; solo come sogno a occhi aperti è entrato nel campo visivo”.

Ernest Bloch,

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